Eduardo Reitano

Il senatore Francesco Molinari (Gruppo Misto) chiede chiarimenti al Ministero Infrastrutture e Trasporti per la nomina del Commissario dell’Autorità portuale di Catania.

ROMA – Il senatore Francesco Molinari (Gruppo misto) ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministero Infrastrutture e Trasporti per fare luce sulla nomina del Commissario dell’Autorità Portuale Cosimo Indaco. L’interrogazione del senatore Molinari prende spunto da un articolo pubblicato sul PostViola sull’Audizione del Sindaco Enzo Bianco convocato dalla Commissione Nazionale Antimafia  lo scorso 14 gennaio.
Molinari chiede al Ministero Infrastrutture e Trasporti di “far luce sulla nomina del Commissario dell’Autorità Portuale Cosimo Indaco e quali motivazioni possono aver militato per la sua riconferma”.
“Il sistema portuale – scrive il senatore del Gruppo Misto – subirà prossimamente diversi assestamenti che, nel nostro Mezzogiorno, dovranno essere più che meditati al fine di impedire che si trasformino in pericolosi stravolgimenti degli assetti regionali in favore di macro-aggregati territoriali le cui conseguenze sono lontane dall’essere valutate. In questa prospettiva, mi sembra doveroso incominciare a guardare le logiche che sovrintendono le scelte necessariamente manageriali sulle persone che verranno chiamate a dirigere queste nuove entità”.Schermata 2016-01-21 alle 17.46.09
“In questa prospettiva –  prosegue Molinari – mi sembra doveroso incominciare a guardare le logiche che sovrintendono le scelte necessariamente manageriali sulle persone che verranno chiamate a dirigere queste nuove entità”.
“È per questo che ho voluto chiedere chiarimenti in merito alle motivazioni che hanno militato a favore dell’opportunità di rinnovare la designazione di Cosimo Indaco a commissario straordinario del porto di Catania: ciò in seguito alle notizie di stampa  sulla posizione del commissario straordinario ed ai collegamenti tra il sindaco Enzo Bianco e l’editore Mario Ciancio Sanfilippo, ipotizzati sulla scorta di considerazioni sull’audizione che si è svolta lo scorso 14 gennaio in Commissione Nazionale Antimafia”.
“Nel 1994 Cosimo Indaco, su designazione del sindaco Enzo Bianco, venne nominato, dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Presidente dell’Autorità portuale di Catania. Subito dopo l’insediamento nell’incarico ha continuato oggettivamente a svolgere l’attività, incompatibile, di spedizioniere doganale marittimo con la società Sogese Srl, partecipando, su mandato fiduciario del figlio, Mario Francesco, alle assemblee societarie, violando gli articoli 6, comma 6, 8 e 16, comma 3, della legge n. 84 del 1994, come accertato dalla Procura della Repubblica di Catania nel corso del proc. 3340/99 N.R., senza contraccolpi sino alla cessazione dalla carica, nel 2004.
Il 2 ottobre 2014 Cosimo Indaco torna all’autorità portuale in veste di Commissario dell’Ente (da quello che risulta nel sito ufficiale dell’Autorità portuale di Catania, dal 3 ottobre al 31 dicembre 2014, avrebbe percepito un’indennità lorda totale di euro 36.213,54), stesso designatore, ruolo che avrebbe potuto ricoprire solo per un anno, vista la normativa in vigore. E invece, con il Decreto 13 ottobre 2015, n.341 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha riconfermato la carica di Commissario dell’Autorità Portuale di Catania a Cosimo Indaco”.
catania-porto“Considerando il divieto di incarichi dirigenziali a cui sono soggetti i lavoratori in quiescenza le cui collaborazioni sono consentite a titolo gratuito (con rimborso delle spese documentate) e per una durata non superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile, e un conflitto di interessi già accertato in passato (dato il contemporaneo svolgimento della sua attività di spedizioniere doganale marittimo) ho inteso chiedere lumi, depositando l’interrogazione n. 4-05099 (alla quale hanno aderito i senatori Campanella, Bocchino, Fucksia, Vacciano, Romani e Bencini) al Ministro Graziano Delrio”
“E’ importante capire – conclude Molinari – quali motivi possano aver portato a scelte che non sembrano certamente ispirate a motivi di correttezza e opportunità. Sempre che si abbia in comune con il Governo lo stesso concetto di politica”.
La chiamata tra il sindaco Enzo Bianco e l’editore Mario Ciancio, avvenuta il giorno dell’apertura della campagna elettorale per le amministrative del capoluogo etneo, è stata al centro dell’audizione in Commissione Nazionale Antimafia del primo cittadino chiamato a rispondere sul contenuto della conversazione in riferimento agli interessi dell’editore catanese sul PUA (Piano Urbanistico Attuativo)  e le presunte infiltrazioni riportate dalla relazione della Commissione Regionale Antimafia nel Consiglio Comunale.
Nel corso dell’audizione sono stati chiesti maggiori dettagli e chiarimenti, anche in termini di trasparenza, sulla natura dei rapporti tra l’amministrazione e Mario Ciancio che in sede di dibattimento si sono limitati all’acquisto degli spazi sul giornale La Sicilia.
La testata online Viola Post solleva un’altra possibile ipotesi sugli interessi dell’editore e le importazioni dall’estero delle rotative di carta al Porto di Catania, controllate dallo spedizioniere doganale e contestualmente Commissario dell’Autorità Portuale Cosimo Indaco su designazione del Sindaco Enzo Bianco.
La pertinenza dell’interrogazione parlamentare e la richiesta di conoscere i motivi che possano aver portato ad “una scelta non certo ispirata a motivi di correttezza e opportunità politica”, presentata dal senatore Molinari, trova un riscontro motivazionale che non va sottovalutato. Su Indaco, già designato nel 1994 dal Sindaco Enzo Bianco, la Procura della Repubblica riscontrò un insanabile conflitto di interessi per la sua attività di spedizioniere doganale con la Sogese S.r.l. e nonostante fosse in pensione, gli è stato concesso un anno in veste di Commissario con un’ulteriore proroga siglata dal Ministero dei Trasporti il 13 ottobre 2015.

E.R.

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