CATANIA – Corsi di abilitazione troppo costosi per i praticanti avvocati . Ieri, al culmine di un malcontento generale che dura da diversi mesi, è scattata la protesta dinnanzi al Palazzo di Giustizia.
Sarebbero circa 400 i praticanti che al termine dei 18 mesi di corso (fino a poco tempo fa 2 anni) punteranno all’iscrizione all’Albo. Il costo del corso però supera i 1000 euro e cala come una falce sugli sforzi e i sacrifici di quei giovani che non possono permetterselo. In molti puntano il dito direttamente contro l’Ordine, che eleggerà il nuovo consiglio dopo le elezioni dei giorni 25-26-27 di Febbraio.
Se queste sono le difficoltà odierne dei giovani aspiranti , per aver un quadro generale della situazione, è necessario ascoltare anche le opinioni di chi svolge la professione di avvocato da diversi anni e capire se questa presunta “casta” sia in crisi.
“La casta non c’è”, spiega l’avvocato Giuseppe Lipera, attivo nel settore da oltre 30 anni tra Catania, Roma e Milano.
Data la natura individuale ed estremamente poliedrica del lavoro di avvocato, quest’ultimo non può descriversi come facente parte di una casta. Non c’è uno stipendio fisso, un reddito regolare e garantito. Forse non c’è nemmeno una fetta stabile di clienti , dato l’esponenziale numero di iscritti all’albo degli avvocati. Inoltre il cliente ipotetico, al giorno d’oggi è fortemente scoraggiato da una burocrazia farraginosa di una giustizia che ha tempi sempre più lunghi. Molto spesso il risultato di un processo non è accolto con il favore dell’opinione pubblica e ancora più spesso il motivo non è da imputare al lavoro – buono o meno – degli avvocati.
Cambiando punto di vista è possibile che la “casta”, in ambito forense, sia quella della magistratura e non quella degli avvocati. Il magistrato ha caratteristiche opposte rispetto all’avvocato: ha una retribuzione fissa o parzialmente fissa; ha un potere determinante e spesso decisionale nell’economia di un intero settore. Il compito del magistrato è tanto nobile quanto oneroso e delicato.
“Giudice dovrebbe essere un esperto di umanità – continua l’Avv. Lipera – ed è doveroso analizzare l’esempio dell’Inghilterra, paese in cui un magistrato deve aver prima esercitato la professione di avvocato ed avere almeno 40 anni di età.”
La riflessione suggerita dall’avvocato Lipera è che sembra paradossale che troppo spesso non si tenga conto del fatto che il “Potere giudiziario” dovrebbe essere inteso anche, specialmente da chi lo esercita, come un “Servizio giudiziario”. Va inteso in questo senso il servizio reso ai cittadini affinché il diritto di aver giustizia sia garantito e trasparente. Va inteso con la stessa accezione del Servizio sanitario. L’Italia è un paese assolutamente moderno : tre gradi di giudizio garantiscono un iter meticoloso e predisposto per evitare ( o correggere) ogni tipo di errore. Errore,sì! Dato che anche i giudici sono essere umani, in grado di commettere errori.
E’ auspicabile un rinnovamento del sistema giudiziario sia per il cittadino che ne necessita sia per le professioni che vi sono strettamente correlate come quella dell’avvocato. “Non bisognerebbe fare una riforma copernicana – spiega ancora Lipera – ma semplicemente una correzione di alcune parti del Codice di Procedura Penale che ha creato difficoltà nell’impianto processuale”.
Per chi intende seriamente inserirsi nel mondo dell’avvocatura la scalata è dunque complicatissima.
I giureconsulti si laureano tardi, e cercano subito il profitto sicuro. La scommessa è quasi sempre persa se non con compromessi che sviliscono una carriera di studi e sacrifici. E ci vuole molta fortuna!! Un giovane avvocato che non riesce a provvedere da solo alle sue spese ha la necessità di associarsi. Molto spesso si associa ad altri giovani colleghi. Nascono così molti “studi associati” composti da elementi non perfettamente formati e dalla preparazione prettamente libresca e teorica. La mancanza di una figura esperta che possa seguire da vicino i nuovi praticanti e avvocati, temprarli e prepararli al vero lavoro della “strada” – così come in una metaforica bottega dell’artigiano – porta inevitabilmente ad un impoverimento del sistema . Ciò capita raramente: non tutti hanno la fortuna di poter fare pratica in studi legali consolidati e ben organizzati. In tal modo la professione diventa sempre di più un miraggio agli occhi dei giovani e rischia di portare l’intero apparato al collasso nell’arco dei prossimi anni.
In un scenario come questo, un ottimo strumento per gli avvocati è rappresentato proprio dalla carta stampata. Si fa affidamento su una figura leale ed onesta di avvocato che – lì dove messo alle strette dalle storture di un sistema a tratti iniquo e disordinato – possa immediatamente e serenamente rivolgersi ai Media per attirare l’opinione pubblica e sensibilizzarla. Il mondo dell’avvocatura catanese, come tante altre realtà nazionali – come ben si nota- denuncia una lunga serie di problematiche da analizzare e risolvere al più presto. A tal proposito, va ricordato che nei giorni 26-27-28 di Febbraio erano previste le votazioni per l’elezione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania. Elezioni sospese per accoglimento del ricorso presentato dall’Anai (Associazione nazionale avvocati italiani). Sarà interessante capire quali saranno – e se ci saranno – le modalità e le idee e le direttive di rilancio di questo settore professionale e sociale di innegabile importanza, a partire dal costo dei corsi di abilitazione per cui la questione sembra dover restare aperta.

Sergio Casabianca

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