CATANIA – Nei giorni scorsi, dopo la protesta dei praticanti avvocati presso il Tribunale di Catania, è emersa la spiacevole questione degli alti costi  della  Scuola forense. In un primo momento, fino a pochi anni fa, la scelta di frequentare la scuola forense era assolutamente facoltativa. Il taglio prettamente teorico offerto da questo percorso di studi, inoltre, si addiceva maggiormente a chi decideva di continuare gli studi specializzandosi come notaio o magistrato. Durante l’anno 2014, l’Ordine degli Avvocati di Catania ha decretato con diverse delibere che la scuola forense è divenuta obbligatoria per i praticanti etnei. Soltanto pochi altri ordini in Italia stanno utilizzando lo stesso trattamento verso chi cerca di inserirsi in questo momento nel mondo dell’avvocatura. Il corso prima di 24 e poi- soltanto in seguito – portato a 18 mesi aveva inizialmente un costo di 1200 euro circa – pagabili in tre “comode rate” . Successivamente, in seguito a proteste ed assemblee dei praticanti è stata abbassata la soglia intorno agli 800 euro, eliminando così la terza rata.Tra le lamentale dell’utenza si segnala anche che la tassa è fissa e non subisce variazioni in base alla fascia di reddito.  Abbiamo intervistato Paolo Salice, giovane praticante avvocato che sta per ultimare gli studi  per  l’ abilitazione: “Il percorso  è molto complicato ed un giovane ha necessariamente bisogno del sostegno economico di una famiglia. Un praticante, che poi – si spera- diventerà avvocato, non ha la possibilità economica di mettersi in proprio prima dei 35 anni !”.

Inoltre, Salice ci confida quanto sia importante trovare la giusta guida, il giusto studio in cui fare tirocinio – cosa che assolutamente non capita a tutti i praticanti-  e quanto sia faticosa la routine giornaliera: studio, tribunale, assistenza ai clienti. “ E’ quasi impossibile fare un’altro lavoro, qualcosa per pagarti gli studi da solo. Non c’è materialmente il tempo; devi rimanere concentrato ed  immerso nella studio 24 ore su 24.”

Nel frattempo l’opinione pubblica ed il mondo della politica sembrano iniziare a porre i riflettore sulla questione.  E’ di iniziativa dell’on. Giambattista Coltraro, segretario della Commissione Attività Produttive, una proposta di legge che mira a fornire tutela e sostegno alle professioni intellettuali, dunque anche quella dell’avvocato,  con particolare riferimento ai giovani che si avviano a questa carriera e, ad oggi, non godono delle risorse economiche adeguate. Ecco la dichiarazione dell’on. Coltraro:

“Ritengo che la categoria dei liberi professionisti costituisca un perno fondamentale del sistema economico, dato il potenziale culturale, tecnico e scientifico che possiede. Questa legge – continua l’on. Coltraro – si propone di instaurare un dialogo tra le istituzioni e i professionisti, coinvolgendo quest’ultimi nei processi decisionali della politica, posto che il risultato di questa compartecipazione può contribuire anche a ottenere importanti ricadute occupazionali. Ritengo che il Paese debba investire sui giovani emergenti, ma la crisi rappresenta troppo spesso un forte ostacolo per quanti vogliono intraprendere questa carriera o proseguirla adeguatamente, con strumenti innovativi. A tal proposito, nel progetto di mia iniziativa, ho ritenuto di dover prevedere anche un supporto finanziario per i giovani professionisti, attraverso un fondo regionale di rotazione. A mio parere – conclude il deputato regionale – garantire una diffusa presenza sul territorio delle professioni intellettuali significa garantire una pluralità di offerta che svolta nel rispetto dei dettati costituzionali, risponde alle esigenze di sicurezza ed eticità che manifestano sia le imprese sia i cittadini che si avvalgono delle prestazioni professionali”.

E questa è la speranza di molti giovani che in questi anni hanno posto le basi di un futuro incerto ma senza dubbio coraggioso e nobilitante.

Sergio Casabianca

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