La foto di Aylan Kurdi, il bambino siriano morto sulla spiaggia, ha già fatto il giro del mondo suscitando una profonda impressione e facendo versare molte lacrime di coccodrillo: di chi ha sostenuto quelle guerre “umanitarie” che sono all’origine di questa immane tragedia; di chi ha giustificato in nome della democrazia le guerre civili e le stragi di innocenti; di chi ha destabilizzato il Medio Oriente con dissennate guerre in Afghanistan e in Iraq e ora ci prova ancora con la Siria, dopo il pasticcio causato in Libia; di chi è stato complice di costoro per viltà, codismo, subordinazione da maggiordomi. A tutti costoro auguriamo con tutto il nostro cuore di non aver più sogni tranquilli e di rigirarsi insonni e tormentati nei loro letti sempre, sino alla morte, angosciati dalle immagini che oggi stiamo vedendo, visto che a costoro non si applica giustizia umana che punisca i crimini da essi compiuti.

Ma quella foto indica molto di più: segna il confine invalicabile della decenza umana, contro cui si spezza e nebulizza come chiacchiere al vento la retorica di chi ha sinora sostenuto il “respingimento”, il “non accoglimento”, lo “aiutamoli a casa loro”, il pattugliamento delle coste libiche, il ricovero dei migranti sulle piattaforme petrolifere e via folleggiando nella sagra dell’insensatezza, avendo solo lo scopo di raccattare voti e consensi. Quel corpicino riverso sulla spiaggia sta ad indicare l’inevitabile conseguenza di ogni politica dal muso duro,  ciò a cui si andrebbe prima o poi inevitabilmente incontro, con altri bimbi morti sulle spiagge e cadaveri in mare. Cosa che ha ben capito il governo di Macedonia quando, di fronte ai migranti che varcavano con la forza il filo spinato, non poteva far null’altro se non sparargli addosso; e così ha dovuto accettare l’inevitabile.

bla bla blaAllo stesso modo i Salvini nazionali e quelli in sedicesimo delle nostre contrade prima o poi – con le politiche che propugnano – si troverebbero a fronteggiare situazioni simili. Che faranno allora? Si esporranno alla condanna e all’esecrazione internazionale, e con loro farebbero condannare l’intero popolo italiano che li ha collocati in posti di responsabilità? Può anche essere giusto cercare di individuare le responsabilità di questa tragedia umana – non solo su quella siriana, ma anche il dramma della miseria e della povertà – che sempre più segnerà il futuro del mondo. Ma il problema è il che fare qui ed ora, di fronte alla concretezza impietosa di un volto implorante e di mani che chiedono aiuto; di fronte al cadaverino di un essere innocente che grida alle nostre coscienze anestetizzate da parole in libertà e propaganda tossica. Ci giriamo dall’altra parte? Li lasciamo affogare? Li prendiamo a colpi di mitra?

L’incapacità a rispondere in modo credibile a queste domande consegna i fanatici salviniani nostrani all’impotenza e al cinismo di una politica che ha smarrito ogni confine di umanità e civiltà.

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