Riceviamo e pubblichiamo.

ROMA – L’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia ha constatato come negli ultimi giorni siano circolate sui mezzi di informazione italiani ed internazionali notizie false su una presunta presenza di infiltrazioni irregolari nell’esercito della Repubblica dell’Azerbaigian e sul fatto che il conflitto del Nagorno Karabakh abbia fondamento religioso, caratterizzandolo come guerra tra la cristiana Armenia e il musulmano Azerbaigian. Questa campagna di disinformazione, guidata personalmente dall’ambasciatore dell’Armenia in Italia Sargis Ghazaryan, purtroppo ha trovato anche il sostegno di alcuni esponenti di mezzi di comunicazione noti per la loro posizione filo armena.

L’ambasciatore armeno non trova più argomenti per camuffare l’aggressione militare del suo paese contro l’Azerbaigian, ha perso il senso della serietà che dovrebbe confarsi alla sua carica e per coprire i crimini della dittatura militare dell’Armenia ricorre a ogni tipo di provocazione per screditare l’Azerbaigian. E’ chiaro che alla base delle dichiarazioni dell’ambasciatore armeno ci sia il fatto che egli rappresenta una dittatura militare, i cui leader hanno commesso crimini non solo contro i civili azerbaigiani ma anche contro gli stessi cittadini dell’Armenia. L’Armenia ha di fatto costretto alla fuga tutte le minoranze etnico-religiose presenti nel paese, e oggi è uno stato monoetnico.

Difficile confrontarsi con l’Azerbaigian, che invece ha fatto del suo multiculturalismo un modello per la comunità internazionale, dove è sufficiente passeggiare per le strade per osservare luoghi di culto dei più diversi credi, incluse chiese e sinagoghe. Ricordiamo in questo contesto che l’Azerbaigian ospiterà il Forum Globale dell’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite nei prossimi 25-27 aprile, un indicatore dell’apprezzamento della comunità internazionale del modello di multiculturalismo dell’Azerbaigian.

Rammentiamo anche che papa Francesco è atteso in Azerbaigian in autunno, le numerose visite presso la Santa Sede del Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e della First Lady Mehriban Aliyeva, oltre all’impegno della Fondazione Heydar Aliyev per il restauro di beni del patrimonio artistico cristiano. Probabilmente sono proprio questi successi dell’Azerbaigian ad irritare l’ambasciatore armeno e a costringerlo alla menzogna.

Invece di inventare bugie sull’esercito dell’Azerbaigian, che ha sempre agito nel rispetto del diritto internazionale umanitario, l’ambasciatore armeno dovrebbe rendere conto della presenza provata del gruppo terroristico armeno ASALA nell’esercito dell’Armenia e di come questi territoristi armeni abbiano commesso atti terroristici in vari paesi ed anche abbiano ucciso con particolare brutalità e crudeltà dei civili azerbigiani compiendo contro di loro indescrivibili sevizie corporali durante l’aggressione militare.

Ci appelliamo ai mezzi di informazione italiani perchè non diano spazio a tali provocazioni della parte armena e prima di diffondere notizie, le verifichino in modo professionale ed attento.

Ricordiamo, che da oltre 20 anni l’Armenia ha occupato il Nagorno Karabakh, territorio azerbaigiano, così riconosciuto dalla comunità internazionale, insieme a 7 distretti adiacenti, e ha espuslo tutti gli azerbaigiani da questi territori, e che esistono 4 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, insieme ad altri numerosi documenti internazionali, che impongono all’Armenia il ritiro delle sue forze armate dai territori azerbaigiani sotto occupazione.

 

Rettifica a “Azerbaijan, guerra mediatica con l’Armenia”

Egr. Direttore Daniele Lo Porto,

in riferimento all’articolo dal titolo ​ “Azerbaijan, guerra mediatica con l’Armenia”, pubblicato da Sicilia Journal il 18 aprile 2016, a norma della Legge 416/1981, l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia con la presente chiede cortesemente la pubblicazione della seguente rettifica.

Il testo non è un articolo di politica estera, né tantomeno un articolo. È una fedele riproduzione, errori grammaticali inclusi, di un comunicato stampa dell’ambasciata azera a Roma diffuso il 18 aprile 2016.

In più, oltre a essere fazioso,  il testo da voi pubblicato, è palesemente ingiurioso e calunnioso contro la persona dell’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia. Ci sono, certo, sedi più consone per chiedere conto di certe affermazioni.
Lasciamo ai vostri lettori – che hanno tutti i mezzi per consultare la stampa non allineata sul tema – commentare i contenuti dei documenti propagandistici dell’ambasciatore azero. “Prima di parlare, taci!” era la regola aurea che la Serenissima imponeva ai suoi diplomatici. Ecco, l’ambasciatore azero ha perso un’occasione per tacere. Vi è, in aggiunta, un problema ben più grave, di deontologia del giornalismo. L’Azerbaijan è governato da uno dei regimi più liberticidi al mondo secondo Freedom House, Reporters Without Borders, Amnesty International ecc., particolarmente feroce con quei giornalisti che si discostano dalle verità di Stato. Costoro hanno un indirizzo: le carceri azere. In buona sostanza, esimio Direttore, mascherando il comunicato stampa dell’ambasciata di un regime autoritario sotto le vesti di un articolo firmato da un vostro giornalista, Sicilia Journal ha agito da cassa di risonanza per la propaganda di tale regime.

Su tutto però, Sicilia Journal non ha verificato “in modo professionale ed attento” le notizie prima di diffonderle, come suggerito da Emanuele Strano il 18 aprile scorso.
Cosa penseranno i vostri lettori di una tale politica editoriale? Non si offende così la memoria di tanti giornalisti siciliani che hanno pagato a caro prezzo, con la loro vita, la liberta di stampa in Sicilia?

Ufficio stampa

Ambasciata delle Repubblica d’Armenia in Italia

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