CATANIA. Nella giornata della legalità, quella del camper con gli slogan che portano speranza , si affrontano con più tenacia e a muso duro le questioni che ormai da mesi attanagliano le sorti dei lavoratori di due grosse aziende di Catania. Due aziende con storie diverse ma accomunate dallo stesso destino: il licenziamento, secondo i sindacati ingiusto, di un centinaio di lavoratori.

E così oggi, a manifestare accanto al camper della legalità, c’erano loro, gli ormai ex dipendenti del Bingo Family di Misterbianco, e i lavoratori della LA.RA, azienda confiscata alla mafia.
Continua infatti la protesta ad oltranza dei 15 lavoratori del Bingo, dopo il confronto in Prefettura, coordinato dal viceprefetto Antonina Latino con le parti sociali, durante il quale è arrivato il no alla risoluzione della vertenza. I sindacati avevano proposto una forma di contratto di solidarietà interna attraverso un taglio di retribuzione a fronte di un taglio ore per tutti. Esito ingiusto, secondo sindacati e lavoratori, avvenuto ricordiamo successivamente al passaggio di proprietà della sala giochi. “ Noi continueremo a manifestare, i nostri sit-in davanti all’azienda e alla Prefettura non si fermeranno, chiediamo l’apertura di nuovi tavoli e risposte positive” tuona uno degli ex dipendenti.
E situazione dalle prospettive non migliori quella dei lavoratori LA.RA. Azienda che si occupa di progettazione,messa in opera, manutenzione, e assistenza tecnica agli impianti, è stata posta sotto sequestro nel 1998, confiscata nel 2000 e affidata all’Agenzia nazionale per i beni confiscati alla criminalità organizzata nello stesso anno. Nei 16 anni intercorsi a partire dal sequestro l’azienda ha continuato a lavorare mantenendo in attivo i propri bilanci, contribuendo a sostenere un’altra società che gestiva i beni confiscati, la Ulivi srl, assumendone il personale, fronteggiando così i lavori di un appalto vinto a Sigonella. Oggi però l’azienda rischia il tracollo.
I dipendenti da 75 sono diventati 49, nel 2014 12 sono stai messi in cassa integrazione e 20 rischiano ancora il licenziamento. L’azienda nel giro di qualche mese rischia la chiusura totale, a causa dell’imminente esaurimento degli appalti di Sigonella, e soprattutto come conseguenza del fatto che non si prospettano nuovi progetti all’orizzonte. Una situazione devastante procurata dal passato di questa società risorta dalle ceneri.
Anche in questo caso i sindacati propongono innanzitutto l’adozione di un contratto sociale per tutelare i dipendenti, e un intervento istituzionale che salvaguardi le aziende che hanno subito la morsa della criminalità organizzata.

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