PALERMO – A seguito del blitz effettuato ieri dai Carabinieri di Bagheria che hanno messo le manette a numerosi esponenti del racket bagherese dopo le denunce partite da alcuni imprenditori del luogo, da alcuni giornali definiti eroi – tranne questa testata o almeno, non chi scrive – una voce fuori dal coro prorompe, quella di Claudio RisicatoClaudio Risicato presidente dell’associazione Antiracket ed antiusura Rocco Chinnici di Catania:”Molti organi di stampa e diversi esponenti del governo hanno esaltato il coraggio di questi imprenditori definendoli quasi degli eroi. Ma in verità come stanno esattamente le cose? Per quanto di mia conoscenza le ultime indagini sul racket a Bagheria sono scaturite dalle dichiarazioni di un mafioso oggi collaboratore di giustizia. Le stesse dichiarazioni, opportunamente riscontrate, hanno portato le vittime del racket di fronte ad un bivio: o denunciare i mafiosi o essere accusati di complicità e favoreggiamento. Non sono quindi, state denunce spontanee, presentate con coraggioso senso civico di contrasto alla mafia, ma denunce quasi obbligate per evitare sicure incriminazioni”.

Non chiamateli eroi dunque, anche perchè gli eroi, sempre a detta di Risicato sono ben altri: “Molti degli imprenditori di Bagheria hanno per anni foraggiato la mafia, hanno contribuito a renderla più forte militarmente ed economicamente e non hanno mai denunciato. Evitiamo, quindi, di definirli in maniera impropria e vederli magari fra qualche mese premiati con onorificenze dello Stato, come purtroppo già accaduto. Il coraggio e l’eroismo sono altre cose. Libero Grassi docet”.

“Ristabilire la verità dei fatti, a mio avviso, è doveroso nei confronti delle tante vittime di racket ed usura, spesso lasciati soli, che trovano il coraggio della denuncia camminando sempre a testa alta lontani dai clamori mediatici. Fare chiarezza in Sicilia sul fronte del contrasto alla mafia, specialmente in questi tempi è un dovere, non solo per rendere onore a chi facendo impresa si oppone al cancro mafioso, ma sopratutto per marcare la distanza nei confronti di diversi “paladini dell’antimafia” più o meno inquisiti e condannati che sulla lotta a cosa nostra hanno tratto vantaggi e lucrosi benefici. Infine, -conclude Risicato- nonostante la contraddittoria politica antimafia dei governi degli ultimi 25 anni e la mancata certezza della pena, confidando nell’operatività di forze dell’ordine e magistratura, ribadisco che la denuncia all’oppressione mafiosa è l’unica arma a disposizione degli imprenditori onesti per dare un futuro alle loro imprese ed all’economia della Sicilia”.

Posto dunque che denunciare il racket è cosa buona e giusta e che certamente gli atti degni di entrare sotto la nomenclatura di “eroico” sono altri, resta da capire come classificare il comportamento di tutti gli altri imprenditori che invece, sono rimasti in silenzio e continuano tuttora a tacere. 

Teresa Fabiola Calabria

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