CATANIA − La banca risponde dei prelievi illegittimi effettuati con la carte di credito dell’ignaro correntista, quando non si sia attenuta a standart di comportamento particolarmente qualificato richiesto dalla peculiare attività svolta, tesi ad eliminare gli eventuali rischi connessi al servizio prestato. A stabilirlo è la Corte d’Appello di Catania in relazione ad una vicenda occorsa ad un correntista catanese. Questi, quale servizio accessorio al conto corrente, aveva richiesto ed ottenuto il rilascio di una carta di credito in virtù del rapporto di conto corrente intrattenuto con la allora Banca Popolare S. Venera. A seguito della operazione di fusione per incorporazione della suddetta banca in altro istituito bancario, la Banca eseguiva una campagna di richiamo delle carte di credito in precedenza rilasciate per la loro sostituzione con quelle di nuova emissione, prevedendone in ogni caso la disattivazione per il 30.11.2002. Il cliente si recava in banca il 30.11.2002 per la consegna della vecchia carta, ma contestualmente non gli veniva rilasciata la nuova, che successivamente gli veniva consegnata con ritardo, quasi alla fine del mese di gennaio del 2003, a causa di un errore nella intestazione del destinatario della busta contenente la carta. A distanza di tempo il correntista si accorgeva che erano stati prelevati nel mese di dicembre 2002 tramite la sua carta di credito attraverso il cash dispenser circa € 7.000,00, che la banca gli aveva addebitato.

A questo punto dopo diverse denunce cadute nel vuoto, egli si rivolgeva al CODACONS e assistitito dall’avv. Dario Di Bella dell’Ufficio Legale Regionale chiedeva l’azzeramento del debito poiché il prelevamento risultava essere fatto nel periodo in cui lo stesso era sprovvisto della carta e oltre il limite di utilizzo della carta medesima. Il Tribunale di Catania con sentenza n° 3969/09 rigettava la domanda del consumatore condannandolo al pagamento della somma addebitata oltre interessi e spese nel frattempo maturate. Tuttavia il CODACONS non si dava per vinto e sempre l’avv. Dario Di Bella proponeva appello. Con sentenza n° 129 del 21.01.2016 la Corte D’Appello di Catania, Presidente- relatore dott. Francesco Cardile ha ribaltato la situazione azzerando il debito e stabilendo che la banca nello svolgimento delle propria attività non aveva adempiuto a tutte le obbligazioni assunte nei confronti del proprio cliente con la diligenza particolarmente qualificata dell’accorto banchiere, in quanto non aveva posto in essere tutte le garanzie necessarie in relazione al tipo di servizio prestato consentendo prelevamenti oltre il limite di utilizzo e non garantendo la disattivazione della carta richiamata. Francesco Tanasi Segretario Nazionale del CODACONS ha espresso soddisfazione per questa ulteriore vittoria dei consumatori nella battaglia impari nei riguardi delle banche che spesso usufruiscono di una legislazione di favore. L’indagine – prosegue Tanasi – circa l’effettiva condotta tenuta dalla banca nei singoli casi concreti va espletata anche di fronte ad un comportamento eventualmente negligente del cliente che comunque di per sè non può escludere la colpa della banca, quando la stessa non abbia sufficientemente garantito i rischi connessi alla propria attività. Resta l’amarezza – conclude Tanasi – di dover constatare come ancora nel nostro paese i tempi della giustizia civile siano troppo lunghi. In questo caso specifico il consumatore ha visto riconosciuti i propri diritti dopo circa dodici anni dall’inizio del processo.

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