“Un pensiero originale vale mille citazioni insensate”, avrebbe detto Diogene. Citazioni insensate e non citazioni. Chi è che stabilisce l’insensatezza delle citazioni, considerata l’indisponibilità di Diogene?

Di Diogene – che pare sia stato uno scrittore prolifico e dai modi comportamentali ispirati alla selvatichezza – nulla ci rimane che abbia la qualità della scrittura originaria dell’autore. La tradizione o i biografi,  sopravvenuti in seguito, ci tramandano di molti pensatori antichi lacerti, brandelli ossificati, scarnificati dei loro pensieri  Quello che sappiamo del Nostro filosofo non è stato scritto e firmato da Diogene di Sinope, il cinico, ma da Diogene Laerzio. E, comunque, questo uomo-cane – filosofo originale, anzi “Socrate pazzo”, secondo Platone – non ha mai scritto in inglese come, invece, si evince dall’illustrazione della pagina internetica dell’Università di Catania.

Bansky UnictUn’illustrazione che è una citazione di una citazione (di Bansky – pseudonimo di un “artista di strada”) ossimoricamente anticitazionista. Mindless, questa sì, orientata – in baldanza (θράσος) – all’esaltazione dell’ignoranza … geniale. Tucidide trascrive di Pericle: «Αμαθία μέν θράσος,λογισμόσ δέ όκνον φέρει». L’αμαθία è quel che rende baldanzoso, temerario (θρασύς) lo studente che ritiene – ritenendosi di inarginabile intelligenza, di esondante genialità –  di avere qualcosa di geniale da dire indipendentemente dal proprio assetto informativo, incontaminato dalle letture, dalle citazioni che presuppongono studi e culo di pietra, ore passate al tavolo di lavoro.

Inutilmente gli si raccomandano la diligenza e la diffidenza della propria intelligenza che cerca scorciatoie quando dovrebbe faticare nella palestra dei libri. Inutilmente si cerca di disciplinare e forzare alla fatica dell’informazione (delle citazioni tratte dalle proprie informazioni) l’originalità e l’intelligenza dello studente al quale i libri sembrano medicinali ributtanti, emetici, e la frequentazione dell’Università – con il suo carico di seminari, lezioni ed esami – una sorta di malattia esantematica da contrarre necessariamente e di malavoglia per liberarsene il più presto possibile. Come il ginn fuoriuscito dalla lampada magica di Aladino! Insomma, Bansky è uno che cita Diogene contro le citazioni. A nostra insaputa!

P.S. Era usuale tra i glossatori medievali del Corpus iuris non trovare la strada (the street) e annotare: Graecum est: non legitur. Ma per Bansky la strada è la sua tela. Tutto il mondo è la sua tela, usato come una citazione da glossare con i suoi disegni. Bansky dimostra che la citazione è un’arte di suprema originalità.

A proposito dell'autore

Docente di Storia e Ispettore Ministeriali Beni Archivistici

Tino Vittorio insegna Storia Contemporanea all'università di Catania ed è Ispettore Ministeriale dei Beni Archivistici. Ha lavorato sulla questione agraria italiana e, in particolare, siciliana tra Ottocento e Novecento, sulla risorsa-mare nella storia dell’Occidente, su storiografia e letteratura (Sciascia, Manzoni). Ha tra l'altro pubblicato: Il lungo attacco al latifondo, Catania 1985; Michele Amari. Memorie sugli zolfi, Palermo 1990; Sciascia, la storia ed altro, Messina 1991; L'ordine e la moralitànegli affari a Catania, Catania 1993; Ristampa anastatica ed introduzione del Piano Regolatore per il risanamento e per l'ampliamento della città di Catania, di Bernardo Gentile Cusa, Catania 1995; La mafia di carta, Rimini 1999; Il parco Letterario di Brancati, Catania 1997; Catania a Pezzi, Ed. Greco 2003; Storia del Mare,  ried. Selene 2005.
 

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