di Agnese Maugeri

CATANIA – Un viaggio indietro nel tempo è quello che Armando Rotoletti compie attraverso la sua mostra fotografica “Barbieri di Sicilia” esposta fino al 27 aprile presso il Palazzo della Cultura – Cortile Platamone di Catania, sponsorizzata dall’impresa Romana Ambiente e patrocinata dal Comune.
I quaranta scatti in bianco e nero raffigurano un mondo cristallizzato fatto di dopobarba, forbici e pennelli, ormai quasi del tutto scomparso, un universo prettamente maschile che rispecchia la società arcaica con i suoi concetti e i suoi valori a volte messi, senza volerlo, in forte contrasto.

BARBERS OF SICILY
Una sorta di amarcord siciliano tra le vecchie barberie che fino al ventennio scorso, come testimoniano le foto di Rotoletti, costellavano la nostra isola dalle grandi città fino alle province più piccole e lontane.
La figura del barbiere, non era legata solo alla cura estetica e ai capelli, erano sociologi, paramedici, intrattenitori, farmacisti, informatori, psicologi e all’occorrenza anche giudici di pace, coprivano numerosi ruoli all’interno della società locale; i loro saloni erano luogo d’incontro tra le diverse classi sociali, lì si potevano commentare i fatti politici e sportivi, i pettegolezzi e i drammi della comunità, si combinavano matrimoni, e ci si accordava sulla compravendita di terreni e case.
L’idea è nata al fotoreporter Armando Rotoletti, fotografo e ritrattista di personaggi noti del mondo della cultura e dell’economia, nella primavera del 1991 quando, trovandosi nella piazza di Corleone, entrò in una barberia per chiedere un’indicazione, e oltre ad ottenere l’informazione ebbe anche una rivelazione illuminante, si trovava esattamente nel luogo più autentico della società siciliana, bisognava immortalare con la pellicola quel “distillato di sicilianità” prima che il tempo non ne lasciasse traccia.
Una collezione di foto scattate tra il ’92 e il ’93, un percorso random dall’entroterra alle coste siciliane tra le barberie di città e piccoli paesi, uno squarcio nel tempo che parla di una Sicilia immutabile, le istantanee catturano momenti di routine dei barbieri e dei loro clienti, sono immagini gravide di carattere, storie e abitudini, tra una spuntatine ai capelli e una rasatura alla barba, tra gli strumenti, il più delle volte ereditati da padre in figlio, le mitiche sedie di pelle, e le pareti con appesi i santi e le foto osé di soubrette, fino ai famosi calendarietti profumati che ritraevano le donnine nude e che erano un regalo atteso dai ragazzini.
Questo è il mondo che Armando Rotoletti ha voluto rappresentare e c’è riuscito tanto bene da ammaliare il noto giornalista Igor Man e lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo che hanno ampliato la mostra e il catalogo fotografico con racconti, ricordi e aneddoti sulla loro giovinezza e sulla figura dei barbieri siciliani.

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Elio Sofia, curatore della rassegna, mentre cercava del materiale per un documentario cinematografico sui barbieri, è rimasto colpito dalla carica espressiva di queste foto, tanto da restarne immediatamente affascinato.
È proprio questa valenza antropologica che rende gli scatti di Rotoletti autentici, la narrazione che scaturisce da essi è di forte impatto umano e in modo spontaneo racconta il fascino di un mestiere a rischio d’estinzione, un mondo popolare, interclassista, fatto di persone comuni, di musiche e suoni di strada.
Un’intensità comunicativa che riesce a trasmettere agli attenti osservatori la ricerca accurata fatta dal fotografo tra storie e suggestioni, dov’è facile abbandonarsi alla nostalgia e alla riflessione di un tempo, dove i gesti semplici e le piccole cose rendevano più genuina la società.

Agnese Maugeri

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