L’esito delle elezioni regionali dimostra che il centrodestra unito può battere Renzi

 

Finalmente è giunto il tanto atteso responso delle elezioni regionali, test probante che ci dà il polso dell’attuale situazione politica nel nostro paese.

Lo smargiasso Renzi millantava una vittoria per 6 a 1, s’è poi ridimensionato,  su probabile consiglio dei suoi sondaggisti, a un 4 a 3. Né l’uno né l’altro, è stato un 5 a 2 per il Pd, ma al di là del mero dato numerico, tra le numerose interpretazioni che si possono dare, quella più importante è che  Renzi si può battere benissimo.

Se è vero che ha vinto nettamente in Toscana, Marche e Puglia, ha rischiato, però, in Umbria e Campania, perdendo dove il centrodestra s’è presentato unito.

La vittoria più eclatante del centrodestra, infatti, è quella di Giovanni Toti (Forza Italia), in Liguria, contro la più renziana dei candidati dem, ovvero Raffaella Paita. Certo Toti  è stato anche aiutato dai conflitti interni della sinistra che ha presentato un secondo candidato, il civatiano  Luca Pastorino, fuoriuscito del Pd e sostenuto da Cofferati. La sommma dei voti dei due candidati della sinistra in ogni caso non supera quello del forzista.

Testimone di ciò è la sonora sconfitta subita in Puglia dove, in virtù della frattura Berlusconi-Fitto il centrodestra s’è presentato diviso, favorendo la facile vittoria di Emiliano e un conseguente risultato  irrisorio di Poli Bortone e Schittulli.

L’altra vittoria il centrodestra l’ha ottenuta in Veneto, dove il leghista Luca Zaia si è confermato presidente con un rotondo 50% di preferenze, doppiando Alessandra Moretti.

Dando un sguardo al risultato conseguito dai partiti: il  Pd scende al di sotto del 41% delle europee del 2014, mentre la Lega supera Forza Italia al Centro-Nord e il M5S, primo partito in Liguria, Campania e Puglia, si conferma come secondo partito a livello nazionale.

Salvini si propone senza mezzi termini come leader del centrodestra: “Sono pronto a sfidare Renzi domani mattina, con compagni di viaggio attendibili”, dichiara, galvanizzato dalla vittoria, il leader del Carroccio subito dopo l’esito delle elezioni.

La mossa della Bindi di inserire De Luca tra gli “impresentabili” ha avuto una qualche incidenza sul voto? De Luca ha vinto lo stesso anche se a fatica, ma probabilmente l’effetto Bindi ha sortito delle conseguenze nell’elettorato in generale, piddino e non.

Il dato allarmante che i partiti politici continuano a sottovalutare è la disaffezione del popolo alla politica, l’astensionismo è ancora in crescita: l’affluenza è stata del 52%, nettamente inferiore alla tornata del 2010 quando era stata circa del 61%.

La strada per realizzare il partito della nazione e consegnare il paese nelle mani del premier è (fortunatamente) ancora lunga. Che il renzismo non sia diffuso in tutto il paese è confermato paradossalmente anche dalle due vittorie del Pd in Campania e in Puglia, dove i candidati non sono renziani ma godono di un carisma proprio e autonoma popolarità nel territorio che va oltre Renzi.

Un interessante responso venuto fuori da questa competizione elettorale, che interessa, in particolar modo, chi non vuole lasciarsi avviluppare dalla grande e omologante piovra renziana, è che con un centrodestra unito (impresa non scevra da ostacoli) Renzi può essere battuto

Si deve però voltare pagina, puntando a una politica diversa, più trasparente e più vicina alla gente, capace di attrarre l’attenzione del vasto elettorato degli astensionisti, ancora rimasto intonso ad aspettare qualcuno che gli dia speranza.

Vincenzo Adalberto 

 

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