di Daniele Lo Porto

CATANIA – Di mattina a fare gli onori di casa al suo presidente Giorgio Squinzi, in visita pastorale nel capoluogo etneo. Nel pomeriggio impegnato in un lungo tête-à-tête con Pino Firrarello. Giornata intensa per l’alto confindustriale Ivan Lo Bello, che nell’arco di poche ore è passato dalla filosofia per volare alto degli imprenditori siciliani alla concretezza della cultura e coltura del pistacchio made in Bronte.

10425041_4521080040501_3332337584216946583_nIl sindaco della ridente cittadina etnea e l’artefice dell’operazione legalità avviata anni fa da Confindustria anche nella periferia dell’impero, avranno parlato di politica e di scenari futuri, argomento più in sintonia con le passioni dell’ex contadino siciliano arrivato sullo scranno di senatore della Repubblica. Ci pace pensare che il tema principale sia stato il domani del governo regionale, soprattutto dopo i richiami insistenti, l’ultimo di poche ore fa, che l’apparato di Confindustria ha rivolto al governatore non governante Rosario Crocetta. Regione imballata, quella siciliana, famosa più per mancanza di programmazione che per altro, col bilancio sostanzialmente bocciato dalla Corte dei Conti, con tanto di assessore al turismo biricchina che candidamente dichiara: “Non c’è un euro”. Peccato che lo dica dopo che gli enti locali si siano impegnati per centinaia di migliaia di euro. Ma prima la signorina Stancheris non poteva accorgersene, impegnata com’era in una campagna elettorale – quella europea – con le gambe corte e in debito d’ossigeno. Una campagna che ha sancito l’eccezionalità dei miracoli in politica.

Ma dicevamo dei richiami: Confindustria, ha sostanzialmente mostrato il cartellino giallo e poi quello arancione al gatto-tigre Crocetta. Poco ci manca che venga sventolato il rosso. Non ci vuole molto a prendere le distanze da un presidente della Regione buono a invocare legalità da mattina a sera, ma incapace di pronunciare le parole “ripresa”, “sviluppo”, “occupazione”. Ma gli adamantini confindustriali, prima di prendere le distanze da Crocetta, dovrebbero ricordarsi di averlo sostenuto e assecondato come già era stato fatto con il buon Lombardo, un condannato in primo grado per un reato non proprio da trascurare, che si era circondato di magistrati e rappresentanti della Sicilia onesta, alla prova dei fatti poco più che foglie di fico. Ivan Lo Bello dovrebbe chiedersi quali sono (perché ci sono) le responsabilità dell’associazione datoriale nella gestione politica e amministrava della Sicilia negli ultimi sei anni, durante i quali essa è stata azionista di maggioranza prima di un governatore che ha privatizzato secondo logiche e consuetudine padronali l’Istituzione; poi di un governatore che ha fatto di più e di peggio, avvolgendosi nel sudario della legalità proclamata e nella pratica di una divisione maniacale tra buoni e cattivi, dove questi ultimi sono tutti coloro che non rientrano tra gli amici fedeli e compiacenti.10436253_4521065440136_339508044013919044_n

Pino Firrarello, uomo furbo e pragmatico,  che con il fiuto del contadino avverte in anticipo i cambiamenti del clima politico, magari con Lo Bello avrà discusso (ci piace ipotizzarlo) di futuri riconoscimenti in una prossima giunta politica, indicata – o meglio imposta – dal Partito Democratico, partito con il quale il Nuovo Centrodestra è in perfetta sintonia, tradendo anche l’aspetto semantico della propria sigla. Non a caso qualche punzecchiatura di recente è partita proprio dal fronte firrarelliano, destinatario il presidente del Parco dell’Etna, Marisa Mazzaglia, fedelissima del governatore che l’ha ricompensata per l’impegno in campagna elettorale. Alla Mazzaglia è rimproverato il “presidenzialismo” e, per certi versi, l’immobilismo dell’Ente. Insomma, un pizzicotto indiretto a Crocetta, tanto per fargli ricordare che esiste uno schieramento politico che  meriterebbe un po’ di attenzione. E Lo Bello – da Squinzi, a Firrarello e Crocetta – si ritrova a fare l’ambasciatore, con un occhio anche al suo futuro.

Daniele Lo Porto

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