PALERMO – Una vicenda che definire paradossale è dir poco, quella che vede coinvolto un bambino di cinque anni che passeggiava per le strade del suo paese in compagnia della madre sul far della sera, intorno alle 18:30. Il piccolo, che camminava su di un marciapiede regolarmente provvisto di parapetto e corrimano è purtroppo caduto nell’unico tratto sprovvisto di tali infrastrutture, finendo col cadere per circa un metro al disotto della strada, procurandosi la frattura del braccio destro oltre a numerose escoriazioni ed ematomi, per una prognosi di trenta giorni. Belmonte_incincidente_bambino_transenneNaturalmente, come quasi sempre accade in questi casi, la zona è stata successivamente transennata per evitare altri incidenti.

I genitori della giovane vittima si sono quindi rivolti all’agenzia Studio 3A, composta da un team di specialisti nei risarcimenti nel tentativo di avere giustizia per il loro figlio. Sconcertante la risposta del Comune, riportata in una nota diramata da Studio 3A: “L’Amministrazione comunale” che va detto ad onor del vero, non ha negato le proprie responsabilità “non è assicurata. Non è stato quindi possibile sottoporre il piccolo, come si fa in genere in questi casi, alla visita medico legale di controparte e l’unica via che rimane per ottenere il risarcimento dei danni è quella della causa. Non solo, anche dopo una sentenza favorevole per i familiari del bimbo, bisognerebbe lottare non poco per avere quanto dovuto perché la somma andrebbe inserita tra i debiti fuori bilancio del Comune e occorrerebbe procedere con l’attività esecutiva, come hanno chiarito gli stessi organi comunali”.

Ipotesi che non viene affatto scartata, anzi: “Ma il Comune di Belmonte di una cosa può stare certo: noi andremo fino in fondo per tutelare i diritti di questo bambino e della sua famiglia e, se servirà, arriveremo al pignoramento dei beni comunali” continua la nota a firma dello studio legale che lascia trasparire, neanche troppo tra le righe, un inquietante interrogativo: “Non è concepibile che un Ente pubblico, tanto più un Comune, sia sprovvisto di assicurazione. Nello specifico, per fortuna l’evento non è di gravissima entità, ma se capitasse un incidente mortale o con lesioni importanti? Chi risarcirà i danneggiati? Ed è inaccettabile che si costringano i cittadini per avere giustizia a intraprendere lunghe ed estenuanti azioni legali e perfino un’esecuzione. Sorge a questo punto spontaneo il sospetto che quella di non stipulare una polizza assicurativa non sia una costrizione dettata da problemi di bilancio ma una scelta mirata proprio a dissuadere le persone dall’intentare cause dai tempi biblici e dagli esiti incerti”. 

Qualcuno una volta disse che a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Speriamo non sia questo il caso.

Teresa Fabiola Calabria

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi