CATANIA – Una scommessa e un’opportunità. Così il sindaco di Belpasso, Carlo Caputo, ha definito il prossimo Carnevale di Primavera, che si svolgerà lungo le vie del paese etneo i prossimi 18 e 19 aprile. A causa del maltempo che ha flagellato l’isola, lo scorso febbraio, tanti appuntamenti dedicati a Re burlone sono saltati e da qui è scaturita la scelta, originale, di far slittare la festa in un diverso periodo dell’anno.

– La sua amministrazione ha puntato, già dallo scorso anno, al ripristino di un evento molto atteso dalla cittadinanza: la festa di Carnevale. Un vecchio appuntamento fisso di fine inverno che, da molti anni, era pressoché scomparso dalla programmazione comunale.
“Da circa vent’anni non si organizzavano un certo tipo di sfilate. Abbiamo ripreso lo scorso anno, con poco sforzo, senza investire grosse somme di denaro e la gente ha risposto bene, con circa 700 partecipanti. Quindi, abbiamo pensato di riproporre la formula anche quest’anno”.

– Le avverse condizioni climatiche di febbraio, però, hanno impedito o costretto a posticipare i festeggiamenti del Carnevale in molti comuni. Lei si è spinto oltre, spostando la festa in primavera.
“Per non urtare la sensibilità dei cittadini di fede cattolica, sfilando in periodo di quaresima, abbiamo deciso di spostare la festa in primavera. È una scommessa e un’opportunità. Il Carnevale di Belpasso, per entrare in competizione con altre feste di Carnevale e realizzare un evento originale, appetibile, dovrebbe investire troppo denaro. Nella provincia di Catania le feste di Carnevale importanti sono pochissime, noi non potremmo concorrere perché le finanze, di questi tempi, non lo permettono. L’occasione delle condizioni meteo avverse ci ha dato questa opportunità, organizzare il Carnevale in un periodo atipico, generalmente povero di eventi”.

– In caso di successo, rimarrà solo un caso isolato o vi saranno conseguenze per il futuro di questa festa?
“Se l’evento sarà gradito in termini di partecipazione, ripeteremo ogni anno il Carnevale in primavera. Nelle giornate canoniche, come da calendario, organizzeremo delle manifestazioni per i bambini, al chiuso, e il Carnevale di Belpasso si svolgerà sempre in primavera. Faremo in modo che possa diventare un evento visibile, che permetta di far promozione alla città, in un periodo dell’anno altrimenti poco sfruttato”.

– Come è stata accolta questa decisione, tra gli operatori?
“I gruppi hanno risposto, ovviamente trovandosi in un periodo strano era complicato riorganizzarsi ma, da quello che so, non ci sono state defezioni. Saranno gli stessi già previsti per le sfilate di febbraio e, in più, sarà presente un nuovo gruppo in maschera. I carri allegorici sono stati tutti riconfermati. Dal punto di vista della partecipazione degli operatori è tutto confermato. Adesso bisogna aspettare la risposta della gente, ma credo che sarà positiva”.

– Nei cartelloni pubblicitari si fa riferimento a eventi collaterali.
“Ci sarà un omaggio alla pasta alla Norma. In pochi sanno che il termine “pasta alla Norma” fu coniato dal nostro illustre concittadino Nino Martoglio. Vorremmo far conoscere questa storia e sabato sera trasmetteremo un cortometraggio sul tema, all’interno di una serata che vedrà la partecipazione dei vincitori delle prime due edizioni del programma Masterchef Italia, impegnati in una personale rivisitazione del celebre piatto. Abbiamo unito questi due eventi, il Carnevale e l’omaggio alla Norma, utilizzando un unico canale comunicativo, un unico manifesto, ma dal prossimo anno saranno due appuntamenti autonomi”.

– Esiste un piano eventi per i prossimi mesi? A cosa aspira Belpasso?
“Lo scorso anno abbiamo lanciato la sagra del Ficodindia, con un tale successo che pochi immaginavano. Ripeteremo la sagra anche quest’anno, nel mese di ottobre, e la potenzieremo. La prima edizione ha avuto una presenza straordinaria di pubblico, con vari pullman e camperisti giunti appositamente. Questo è uno degli eventi su cui punteremo.
Un altro periodo in cui concentreremo gli sforzi è il mese di dicembre, con la festa di Santa Lucia e Dicembre in Festa. Grazie all’intuizione e alla collaborazione della Pro Loco si è già svolto all’interno del Palazzo Bufali un primo esperimento, con la creazione di un mercatino del Natale, la visita ai presepi e la casa di Babbo Natale, come momento di aggregazione e attrattiva per i bambini.
Se la situazione economica lo permetterà, sarà mia intenzione rilanciare la Torta da Guinness, un evento inventato qualche anno fa, al tempo in cui rivestivo la carica di assessore. Si realizzò, lungo la via Roma, una torta lunga 140 metri. Col tempo l’evento andò a scemare, per volontà degli assessori successivi che non vollero dare seguito alla manifestazione, che comunque garantiva un flusso di presenze importante.
È difficile andare oltre questi eventi, per quanto si possa essere creativi, perché c’è bisogno di soldi per realizzare altro”.

– Appare chiara, da parte di questa amministrazione, la volontà di puntare su aspetti della ricettività che esaltino la tradizione o su feste che aspirano a diventarlo, come il Carnevale. Un aspetto interessante, culturale, è la realtà che si muove dentro tali contesti. I carri di Santa Lucia, ad esempio, rappresentano forse il caso più importante di maestranze qualificate al servizio della tradizione. Stesse maestranze che lavorano ai carri allegorici del Carnevale. In quest’ottica, è prevista la possibilità di formazione per una nuova generazione di artigiani che possano garantire una continuità a tali funzioni?
“Partiamo da un presupposto: i carri allegorici di Santa Lucia sono una tradizione che esiste da un secolo, forse più. Attualmente ci sono due gruppi che hanno un laboratorio, uno spazio dove realizzare i loro carri, gli altri gruppi non ce l’hanno. Tra un mese appalterò i capannoni per i gruppi rimanenti. Avere un locale, al chiuso, dove poter lavorare e conservare le scenografie è già una garanzia di stabilità che permette alla tradizione di andare avanti. Il discorso relativo alla formazione lo considero un fatto naturale, da sempre. Io non vedo, oggi, un calo nel numero di giovani che possa compromettere il futuro dei carri di Santa Lucia. Se andassimo ogni sera alla realizzazione dei carri, troveremmo giovani. Quand’ero più giovane, una ventina di anni fa, ricordo che la fase di costruzione era in mano a gente più grande, un po’ avanti con gli anni. Adesso non è così, in tutti i gruppi vedo molti ragazzi, a partire dai quindici anni, che si avvicinano a questo mondo. Fortunatamente c’è un ricambio che non necessita un intervento dall’esterno.
Il Carnevale in primavera può essere un’ottima soluzione anche in quest’ottica. Utilizzando le stesse maestranze, essi avrebbero la possibilità di riposare, dopo la festa di Santa Lucia, e trovare il tempo (altrimenti insufficiente) per lavorare con i giusti ritmi e modi ai carri allegorici in primavera. Sinceramente, non saprei dire se la figura dell’artigiano del carro possa diventare un mestiere produttivo”.

Tony Falbo

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