MESSINA – I beni culturali costituiscono una risorsa poco valorizzata, nonostante la notevole consistenza e l’elevata attrattività dal punto di vista turistico; si tratta di un patrimonio che può diventare volano di sviluppo economico locale nella misura in cui si integrino risorse e servizi all’interno di aree connotate da una forte identità territoriale e culturale. Le strategie e le politiche d’intervento nel settore culturale messe in atto finora in Italia non sono state in grado di garantire una ricaduta economica secondo modalità compatibili alle particolarità e alla tutela delle risorse rispetto al contesto territoriale di riferimento. È indispensabile, pertanto una progettualitàche metta a sistema competenze e forze istituzionali. Questo quanto è emerso dal convegno di studi su “Patrimonio culturale, modelli organizzativi e sviluppo territoriale”, tenutosi  nei locali del Rettorato, che s’inquadra nell’ambito delle attività del Master di I livello in Management turistico-culturale, diretto dal professor Francesco Astone. Un’idea nata dalla collaborazione dei dipartimenti universitari di Giuriprudenza, diretto dal professor Giancarlo De Vero e di Scienze politiche e giuridiche, diretto dal professor Giovanni Moschella, il quale ha precisato che la normativa esistente in materia di beni culturali potrebbe essere oggetto di revisione costituzionale a seguito dell’esito referendario.

In apertura di convegno  sono intervenuti l’onorevole Giovanni Ardizzone, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana e l’avvocato Carlo Vermiglio, assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana. Sulla scia di quanto realizzato con la fondazione Federico, braccio culturale dell’ARS, Ardizzone ha richiamato l’esigenza primaria che la Sicilia ha di intercettare il flusso turistico, creando una rete che includa tutti gli elementi patrimoniali territoriali e culturali che la regione possiede. “Abbiamo uno statuto che fornisce direttive precise in materia di beni culturali, ma serve anche il buon senso: i cinque milioni di abitanti della Sicilia potrebbero incrementare l’indotto turistico se unissero le loro forze”, ha detto. Per quanto riguarda Messina, nonostante alcune peculiarità culturali come i due dipinti di Caravaggio al Museo Regionale, ha sottolineato la mancanza di un attrattore turistico primario che, in un futuro prossimo, potrebbe essere rappresentato dal polo eco-culturale d’eccellenza della penisola di S. Raineri e dalla Cittadella della cultura che sorgerà nel sito dell’ex Ospedale Margherita. In sintonia d’intenti,l’assessore Vermiglioha definito la Sicilia “porto sicuro per i turisti”, rimarcando l’unicità del territorio siciliano per la posizione geografica e gli aspetti climatici, ma soprattutto per il patrimonio culturale invidiato in tutto il mondo.Il processo d’industrializzazione culturale in Italia ha avuto una dinamica diversa rispetto al resto del mondo. La percezione delle nuove forme di consumo di tipo esperienziale, rimanda al concetto di un mercato legato alla fruizione del singolo bene più che alla sua essenza. In Sicilia, infatti, c’è un’offerta frammentata e autoreferenziale: manca un modello di governance di sistema che leghi gli eventi ai territori, ha detto Filippo Grasso, delegato  dell’assessore  regionale al turismo, il quale ha precisato che tra i punti prioritari del Piano strategico nazionale soggetto a prossima approvazione, pone il superamento dell’obsolescenza delle competenze, quale freno allo sviluppo territoriale.

Rachele Gerace

 


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