Nonostante il fatto che la Sicilia sia famosa in tutto il mondo per la sua arte e la sua archeologia, la nostra regione soffre per questa sua ricchezza e per le limitate risorse economiche per mantenerla e attrarre il pubblico. Non è però solo una questione di soldi, è una mancanza di rispetto per il nostro passato, a pensarci bene è una mancanza di autostima.

Lo stato di abbandono in cui versa il patrimonio culturale siciliano è testimonianza visibile e tangibile dell’incapacità della Regione di prendersene cura, nonostante le continue denunce da parte di esponenti del mondo della politica e della cultura.

Da SiciliAntica, associazione che da quasi vent’anni opera nel territorio siciliano per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale regionale, viene l’ennesima denuncia di immobilismo e indifferenza nei confronti dello stato di degrado e distruzione in cui versano i Beni Culturali siciliani, in una lettera, che viene in parte di seguito riportata, del presidente regionale dell’associazione Simona Modeo al presidente della Commissione della Comunità Europea, affinché si intervenga urgentemente per garantire la conservazione e la salvaguardia dei nostri tesori e consentire alle generazioni future di poterne fruire.

“Innumerevoli sono purtroppo i casi attestanti tale deprecabile situazione che si possono evidenziare e documentare, ma in questa sede ci limiteremo a elencarne soltanto alcuni, a titolo meramente esemplificativo: il Tempio di Segesta, il Castello Svevo di Augusta, il Duomo Normanno di Naro, il Castello di Lombardia di Enna, il Teatro Greco di Taormina, la Torre di Isola delle Femmine, il Castelluccio di Gela, i siti archeologici di Sofiana (Mazzarino), di Vassallaggi (San Cataldo), di Gibil Gabib (Caltanissetta), della Villa romana del Tellaro (Noto). È questa solamente una piccolissima parte del patrimonio siciliano a rischio sbriciolamento, un tesoro immenso completamente abbandonato a se stesso.

Ancora più allarmante al riguardo, è il quadro tratteggiato dalla Carta del rischio siciliana: da un ampio monitoraggio realizzato tra il 2007 e il 2009, è emersa l’esistenza di 10.178 Beni Culturali in stato di abbandono e circa 2.500 sono le schede di vulnerabilità realizzate. E la regione che fa? Nulla. Il nostro governatore in due anni ha cambiato quattro Assessori e il settore dei Beni Culturali è alla paralisi tra un cambio di Assessore e un altro per non parlare del valzer dei Dirigenti Regionali e dei Soprintendenti, ma nessuno ha trovato il tempo in questi anni di gestire l’ordinaria amministrazione e di progettare il futuro utilizzando a pieno i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea. Intanto proprio gli stessi Dirigenti incapaci di far fruttare tali fondi, lamentano la mancanza di risorse per la gestione ordinaria e per la pulizia, non riescono a garantire una piena fruizione e vigilanza dei siti archeologici e dei musei a causa della totale carenza di pianificazione nell’impiego del personale regionale per poi attribuire le responsabilità della chiusura dei musei e delle aree archeologiche nei giorni festivi alla presunta carenza e/o indisponibilità dei dipendenti stessi.

A rendere ancora più fosco tale scenario è un altro fatto eclatante: i siti UNESCO siciliani (la Valle dei Templi di Agrigento, la Villa romana del Casale di Piazza Armerina, Pantalica, Siracusa, il Val di Noto e le isole Eolie) corrono seriamente il rischio di essere estromessi dall’elenco del patrimonio dell’umanità per disinteresse, incuria e cattiva amministrazione, qualcuno per assenza del piano di gestione, causando probabilmente anche la perdita di finanziamenti”.

 

Scrivi