Salvatore Borsellino commuove e si commuove parlando del fratello Paolo al Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzu’”,

di Rachele Mesiti

BERGAMO – Sono le 11 del mattino quando Salvatore Borsellino parla agli studenti che hanno marciato da scuola  fino al Polaresco. La voce rauca di chi non è solo provato da un viaggio faticoso : “Non sono venuto per insegnarvi qualcosa , ma per parlarvi dei miei errori ..”.
Inizia così il suo intervento intriso di immagini e ricordi vivissimi, dove l’intreccio continuo tra l’uomo di Stato e l’intimistico ritratto del fratello Paolo, rendono perfettamente il senso di ciò che si intende per “ineluttabilità”. Racconta del suoi  errori  più grandi Salvatore: la propria indifferenza sociale  di quegli anni in cui le coscienze sembravano sopite, e la sua “fuga” da Palermo, devastata dalla malavita  ufficializzata dalla politica del tempo. Descrive uno spaccato di storia con la forza emotiva della testimonianza di un dolore che è  personale e universale. Mi sono chiesta all’improvviso quanti anni fossero passati dalle stragi di Capaci e via d’Amelio; il richiamo di emozioni così forti ti fa perdere il senso del tempo , tutto sembra essere accaduto pochi giorni fa…Ma parla anche di altre stragi, di altri attacchi allo Stato e di quell’ illusorio “ profumo di libertà” rivelatosi preludio agli scenari nefasti dell’ultima politica. La voce si rompe più volte quando il discorso cade sulle ultime parole di Paolo Borsellino ,consapevole che l’esplosivo a lui destinato era già arrivato a Palermo :” Sono ottimista “. E’ il messaggio della speranza che arriva dritto nel cuore di quegli  studenti che oggi dopo 22 anni  a Bergamo applaudono accanto ai loro striscioni antimafia. I nomi degli uomini della scorta, l’esortazione ai giovani affinchè rimangano nel loro Paese a  difendere il valore della legalità per costruire un futuro sostenibile, riecheggeranno negli animi  di tutti i presenti  lungamente.
E’ Scuola vera. Grazie Salvatore Borsellino Grazie ragazzi che avete voluto fortemente questa testimonianza.

Rachele Mesiti.

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