Salvo Reitano

Devono aver tirato un sospiro di sollievo Crocetta, i vertici del Pd e tutti i “cespugli” che da tre anni “sgovernano” la Sicilia nell’apprendere il ritorno, ai vertici di Forza Italia, di Gianfranco Miccichè, l’uomo che ha permesso la disfatta del centro destra alle ultime regionali. Di fatto Silvio Berlusconi, che sembra aver perso definitivamente la trebisonda, commissaria il commissario del commissario del partito commissariato dando il ben servito a Gibiino, ufficialmente “chiamato  a una collaborazione diretta”, e rimette in campo Gianfranco Miccichè.
Quello che lascia stupiti è il comunicato degli azzurri che recita: “Forza Italia in Sicilia sarà il partito anti Crocetta per eccellenza per poter risarcire alla Regione il prezzo che ha pagato in questi anni”. Schermata 2015-11-23 alle 11.43.35
Insomma, si torna al passato per immaginare il futuro e dare una svolta al partito. Così Berlusconi si affida all’uomo che alle Regionali del 2012 ha combinato il grande pasticcio di favorire la vittoria dello “sceriffo” di Gela.
Certo ne è passato di tempo da quel  2001 quando da coordinatore di FI nell’isola fece vincere al suo partito tutti i collegi uninominali e che gli valsero il soprannome di “mister 61 a 0”. Cosa furono capaci di fare quei 61 parlamentari per la Sicilia è consegnato alla storia. Nulla.
A incassare la dote di quel successo fu soprattutto Miccichè che lo portò a essere nominato vice ministro dall’allora premier Berlusconi. Da allora vari incarichi da deputato e di componente del governo fino alla mancata elezione alle scorse consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo, nella circoscrizione Italia insulare, nonostante i 51 mila voti ottenuti. E poi la disfatta alle Regionali.
Perché se qualcuno lo avesse dimenticato e rimosso dal cervello,  fu proprio Miccichè, nel 2012, a dividere il centrodestra siciliano, candidandosi in alternativa a Nello Musumeci. Tutti sappiamo come andata. Con l’uomo di Palermo che confida nell’appoggio di Raffaele Lombardo (suo  alleato nei governi regionali dal 2008 al 2012) il quale, invece, nel collegio di Catania, forniva candidati e spostava voti verso la Lista Crocetta.
Micciché ha fatto di tutto, in questi quattro anni, per distruggere il centrodestra in Sicilia, inventandosi approssimative formazioni politiche tutte alternative al Pdl di Berlusconi.
E non va dimenticato che ha governato quattro anni al fianco di Raffaele Lombardo e il PD di Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia.
Il fatto che oggi Berlusconi si affidi di nuovo a Miccichè ci sembra davvero una boutade.
A questo punto, per completare l’opera, si può imbarcare nel progetto anche quell’Angelino Alfano che dice sempre di essere all’opposizione del governo Crocetta e poi litiga per gli strapuntini.
Poco importa se con Miccichè non corre buon sangue. C’è da raggiungere il 5 per cento che il Ncd in Sicilia non agguanterà mai. Per questo Alfano e i suoi sodali, fra tutti il senatore Pino Firrarello e il sottosegretario Giuseppe Castiglione, quelli per intenderci che “incappucciati” fecero votare Crocetta contro Musumeci, a una proposta di Berlusconi potrebbero farci un pensierino. Del resto il trasformismo e il tradimento è nel loro dna e cosa non si fa per qualche poltrona.
Crediamo che nessun cittadino siciliano, nemmeno il più sfegatato nemico dell’attuale governo regionale e della sua eterogenea maggioranza e soprattutto del suo capo, possa sentirsi gratificato dal ritorno di Miccichè come leader anti Crocetta.
Un’ultima annotazione. Oltre vent’anni fa, in tempi non sospetti, in un articolo  pubblicato su La Stampa, Sergio Romano scrisse  che “se la destra s’ identifica con quella di Berlusconi, caduto lui, per cinquant’anni saremo condannati alla sinistra”. Ecco, per chi non lo abbia capito, il vero significato del nostro argomentare.

S.R.

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