BIANCAVILLA – “Sono stata io ad ucciderlo perché da anni subivo violenze di ogni genere, non ne potevo più”. Una svolta clamorosa ad appena 24 ore di distanza dall’avvio delle indagini sul caso che ieri ha sconvolto Biancavilla e non solo: l’omicidio del 66enne, elettricista in pensione, Alfio Longo, avvenuto nel villino in zona vigne ed esattamente in contrada Crocifisso.
A confessare (provando vergogna ma nessun rimorso) è la moglie della vittima, la 64enne Enza Ingrassia che, sin dall’arrivo sul posto dei Carabinieri (ieri mattina intorno alle 5), aveva sostenuto la tesi della rapina finita in tragedia. Dichiarazioni che sin da subito non hanno soddisfatto gli inquirenti, troppe le contraddizioni tra quanto sostenuto dalla 64enne e la verità che invece le prove raccolte raccontano. Così dopo il lungo e drammatico interrogatorio, condotto dal sostituto procuratore Raffaella Vinciguerra, Enza Ingrassia ha ammesso tutto, ha ammesso la sua colpa alle 5 di stamane in presenza del proprio avvocato difensore. I Carabinieri del Comando provinciale di Catania collaborati da quelli delle articolazioni Anticrimine di Palermo e Catania, dal Reparto Crimini Violenti del R.O.S e dal R.I.S di Messina l’hanno quindi sottoposta a fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura Distrettuale di Catania, per il reato di omicidio.
Violenze di ogni genere, e senza escludere quindi quelle di natura sessuale, avrebbero portato la donna a compiere il gesto. Maltrattamenti che vanno ancora verificati in quanto Enza Ingrassia non ha mai presentato nessuna denuncia.
Il sopralluogo effettuato ieri dal R.I.S ha messo in evidenza tutte le incongruenze rispetto al racconto fatto dalla donna. Lo studio dei dati tecnici effettuato dai militari del Reparto Operativo unitamente a quelli del Reparto Crimini Violenti ha poi confermato i sospetti. La 64enne sosteneva ad esempio che si trovava a letto con il marito nel momento in cui i rapinatori avevano fatto irruzione in casa e che il marito fosse poi uscito fuori in veranda diretto nella legnaia. Fuori avrebbe reagito ai malviventi ricevendo il primo colpo con un ceppo di legno, ma nessuna traccia di sangue era presente in quel luogo. Le uniche tracce di sangue impregnavano solo il letto dove il corpo di Alfio Longo è stato trovato disteso. Enza Ingrassia ha colpito il marito nel sonno, ripetutamente e con violenza.
Una vicenda che supera la fantasia e prende spunto da un film, guardato dai coniugi la sera precedente al delitto, un film in cui una moglie uccideva il marito; una scena che in quel villino degli orrori è divenuta realtà. Il film era stato visto da vittima e carnefice dopo la riappacificazione in seguito all’ennesima lite che stando al racconto della donna aveva visto il marito colpirla con quello stesso ceppo di legno con cui lei l’ha poi ucciso.
Questo l’inquietante racconto che diventa ancor più oscuro per via del fatto che ieri in casa sono state fatte dai militari dell’Arma altre scoperte: un fucile calibro 12 ed una pistola Beretta 92 Sb, di quelle in dotazione alle Forze dell’Ordine e risultata essere stata rubata nel 1996 (detenuti illegalmente). Ma non solo, nella vigna sono state rinvenute circa venti piante di marijuana e nella mansarda di casa un locale adibito ad essiccatoio per la droga.
Enza Ingrassia è stata accompagnata presso il carcere di Piazza Lanza a Catania in attesa dell’udienza di convalida che si terrà nei prossimi giorni.
Oltre alle prove scientifiche i dubbi ieri riguardavano anche altri aspetti della vicenda, ad esempio ci si chiedeva come mai i vicini di casa avessero sentito nella notte le urla di aiuto della donna ma non i cani abbaiare? (cani di grossa taglia che nel villino venivano accuditi e che erano soliti abbaiare in presenza di estranei).
Le indagini naturalmente proseguono, bisogna ancora fare luce su diversi aspetti della vicenda, legati ai maltrattamenti della donna, alle armi e droga rinvenuti in casa, i movimenti finanziari della coppia, nonché su tutti i rapporti intrattenuti con terzi. Insomma c’è ancora da passare sotto la lente d’ingrandimento tutta la vita dei due coniugi.
Soddisfazione hanno poi espresso stamane a Catania, tra gli altri, il Comandante provinciale dei Carabinieri, il Colonnello Alessandro Casarsa, ed il procuratore Michelangelo Patanè, per la rapidità ed efficienza delle indagini (Patanè ha inoltre colto l’occasione per mandare un messaggio e ricordare alle vittime di violenza in generale quanto sia importante denunciare prima che accada il peggio).
Puntuale arriva poi una nota da parte del sindaco di Biancavilla, Giuseppe Glorioso:” “Desidero esprimere il mio plauso alle Forze dell’Ordine per il loro minuzioso lavoro svolto nelle ultime ore per la risoluzione di un delitto che ha sconvolto l’intera comunità. Mi preme sottolineare come sia stata riportata maggiore serenità nei cittadini ed in particolare tra quanti si trovano in villeggiatura alle Vigne. Rimane lo choc per il drammatico epilogo di un dramma familiare”.

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