BIANCAVILLA – Sono stati tre i colpi inflitti alla testa e che hanno causato la morte del 66enne Alfio Longo nella villetta di contrada Crocifisso per mano della stessa moglie Enza Ingrassia . Questi i primi risultati in seguito all’esame autoptico eseguito sulla salma della vittima lo scorso lunedì. Bisogna ancora attendere per ulteriori esiti dell’autopsia che faranno chiarezza su un altro importante dettaglio, ovvero se nel corpo del 66enne siano presenti, ed eventualmente in quali quantità, tracce di sedativi che la moglie avrebbe potuto somministrare al marito prima che andasse a dormire (e che sarebbero rilevanti al fine di stabilire la premeditazione del delitto stesso). I sedativi avrebbero potuto facilitare l’azione di Enza Ingrassia che avrebbe colpito il marito mentre dormiva lasciandolo immerso in una pozza di sangue, inscenando poi – come è oramai tristemente noto – una rapina finita in tragedia e confessando il delitto, maturato dopo “Quarant’anni di violenze di ogni tipo subite”, solo dopo diverse ore. “Disteso sul letto e tanto sangue, con una tovaglia a coprire parzialmente il volto massacrato” Così uno dei vicini accorsi sul posto allertato dalla stessa Enza Ingrassia aveva descritto la scena saltata agli occhi all’interno della villetta degli orrori.
Insomma un giallo su cui gli inquirenti cercano di far luce, una scena del crimine che si tenta di ricostruire tassello per tassello e per questo il Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Messina ritorneranno sul posto tra qualche giorno alla ricerca di ulteriori tracce.
Enza Ingrassia intanto rimane rinchiusa nella casa circondariale di Piazza Lanza a Catania, così ha deciso il Gip lo scorso lunedì rigettando la richesta del legale difensore della donna, Luigi, Cuscunà, che per la sua assistita chiedeva gli arresti domiciliari in una struttura protetta. Un rifiuto che ha spinto l’avvocato Cuscunà a presentare istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame; l’udienza è stata fissata per giovedì prossimo.

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