Marco Iacona –

 

«Papà è un mito dello sport italiano, vero dottor Rosario?». Sabato 16, cinque e mezzo del pomeriggio, palazzo della cultura. C’è aria di rimpatriata per la presentazione catanese di “Concetto Lo Bello. Un uomo di rigore” di Enzo Pennone, Gaetano Sconzo e Umberto Teghini, a cura di Rosario Lo Bello e con prefazione di Gianni Minà. Morrone editore. Secondo Orazio Licandro che avvia i commenti, un pezzo di storia italiana e di politica, cultura e costume.

«Lo dicono gli altri, per me è solo un padre». «All’interno della classe arbitrale Concetto è ancora punto di riferimento?». «Non lo so: in questa nuova classe non mi riconosco. Ho dato le dimissioni. Non so nemmeno cosa dicono, mi creda, né se ci sono valori di un certo tipo». «E ai suoi tempi?». «Noi abbiamo imparato da loro, dai grandi del passato, da quelli che hanno lasciato una traccia profonda». «Due o tre fischietti da ricordare insieme a Concetto?». «Casarin che per motivi di salute non è presente qui, Dattilo, Barlassina e Jonni che è il secondo arbitro per numero di partite arbitrate».

Lapidario Rosario Lo Bello, figlio dell’arbitro più famoso di tutti i tempi. Lo sport ha dato tanto a loro e loro hanno “restituito il favore”. Come dire «un rapporto paritario». Ma c’è anche amarezza. I tempi sono cambiati  Concetto ha offerto ai giovani la cittadella dello sport di Siracusa. E a lui «ha lasciato in eredità il rigore morale».

Sala “Concetto Marchesi” (non “Marchese” come sta scritto sulle locandine), Gino Astorina prim’attore in una terra che rimpiange il divertimento senza eccessi, legge brani tratti dai quotidiani del tempo. Un modo per ricordare l’onorevole democristiano. Firme da tremarella, massima attenzione: Indro Montanelli, Gianni Brera, Luigi Gianoli, Gian Paolo Ormezzano, Enzo Tortora e Candido Cannavò. Cosa c’è più in là del mito? Concetto è un duce, anzi il “duce” è Concetto. Il simbolo di Siracusa lì dove passeggiano gli dei. Una leggenda, un esempio di “sicilianità” (e non poteva mancare, la sicilianità).

«Gino, ricordi il film l’“Arbitro” con Lando Buzzanca?». «Come no? [ride] E tu ricordi quando gli misero le gocce di Guttalax e non poté arbitrare bene quella finale…». «Lo Bello, quello vero, l’hai mai visto in campo?». «Non solo l’ho visto ma ricordo benissimo l’aneddoto della “Domenica sportiva” quando ammise in modo candido: “Ebbene sì, ho commesso un errore!”. La cosa stupenda è che se fosse ancora qui inaugurerebbe un percorso. Un rapporto non filtrato dalla Federazione o dall’Associazione, in un contesto nel quale l’arbitro possa dire candidamente: “Ho sbagliato”. Una cosa del genere renderebbe la classe arbitrale più umana e simpatica». «Hai mai lavorato su Lo Bello?». «Su mastro Concetto no, ma sul calcio sì». «Senti, ma gli arbitri sono davvero cornuti?». «Secondo me no. Ognuno di noi li vuole vedere così perché avere in pugno ventidue signori e decidere in un decimo di secondo il destino di una squadra significa essere invidiati da tutti. Per le donne c’è l’invidia del pene… noi invece abbiamo l’invidia del fischietto vorremmo averlo noi il fischietto…».

Invitati a prendere parola da Teghini sfilano uno ad uno come in un volume di Giovanni Papini gli oratori. Chi vuole semplicemente ringraziare, chi ha un ricordo personale, chi vuole lanciare una, due, massimo tre frecciatine. Bianco ha talento per il dono. Annuncia: vorrei dedicare una strada o una piazza a Concetto Lo Bello. O come si diceva una volta Lo-Bello-da-Siracusa (unica parola). In effetti non è che la sua città, cioè Siracusa, lo abbia trattato bene. Almeno così dice chi è stato indirettamente protagonista di vicende relative all’intitolazione di strade o altre opere. Gli amministratori locali non lo hanno ricordato a sufficienza, lo dice anche Luciano uno dei cinque fratelli di Concetto, che narra episodi risalenti al periodo dell’ultima guerra. «Sotto casa nostra c’era il campo sportivo, lui giocava a pallacanestro e faceva atletica leggera: lancio del giavellotto e del disco». Nel 1943 prima dello sbarco alleato inizia ad arbitrare – Concetto era del ’24 – prima con la “Lega sicula” poi in campo nazionale. «A Siracusa non si posero il problema di intestare una via a Concetto perché sennò i residenti avrebbero dovuto cambiare carta d’identità».

Istituzionale Santino Lo Presti presidente regionale Figc: «i calciatori devono sapere che va accettata anche la non vittoria e non se la devono prendere con l’arbitro». Un fischietto dev’essere credibile e Lo Bello lo era. Autorevole Marcello Cardona, questore di Catania ed ex arbitro: «il mondo di Lo Bello non esiste più. I valori sono cambiati. Nel calcio purtroppo c’è corruzione. Lo Bello era un arbitro dotato di carisma, interpretava il ruolo del giudice. Oggi avrebbe diretto trentacinque finali mondiali, sarebbe presidente della Federazione internazionale». I meridionali devono andare fieri di Concetto Lo Bello che non era un semplice arbitro ma, appunto, Concetto Lo Bello.

Per il resto, ricordi lieti. Come quelli di Pietro Nicolosi, guardalinee, che fu vicino a Lo Bello nella campagna elettorale del 1972, che narra di uno Scelba geloso del picciotto di Siracusa e di un capitano dei Carabinieri che non lo mollò durante una partita. Aveva ordini ministeriali di fargli da scorta, essendo l’arbitro parlamentare della repubblica. Come quelli di Bianco che accenna alle domeniche pomeriggio a casa ad ascoltare le partire per radio. Allora si tifava per i radiocronisti e per gli arbitri. Lo Bello era protagonista più degli stessi calciatori pur essendogli «amico», dice Franco Di Gaetano anch’egli collaboratore di Lo Bello. Guardalinee come lo stesso Rosario che – mai accaduto né prima né dopo – affiancò papà nell’ultima partita da direttore di gara.

Con la giusta dose di spirito Ignazio Fonzo procuratore aggiunto di Agrigento e l’avvocato Napoli rivelano un paio di aneddoti: Concetto Lo Bello “giudice” involontario delle loro qualità calcistiche e arbitrali. A Concetto dice Giuseppe Raciti, presidente regionale Aia, è stato pure dedicato un premio internazionale. Ricordo anche quello di Candido Cannavò per i nostalgici del tempo che fu. Astorina fa rivivere l’incontro tra Concetto e Candido su un vagone della Littorina, negli anni Quaranta.

Due ore che passano velocemente – che dondolano il tempo – in una sala che si va riempiendo. Prima della chiusa che spetta per “diritto di eredità” a Rosario Lo Bello c’è tempo per una polemica. Carlo Morone ringrazia Bianco e Garozzo, sindaco di Siracusa, per essersi premurati di allestire presso il Salone del libro di Torino uno stand degli editori locali. La Regione siciliana «ha abbandonato il salone del libro». Click. Criticare Crocetta è oramai sparare sulla Croce Rossa. Rosario si lascia andare in coda. Rivolge un pensiero al padre, mito dei fischietti italiani. Autore della frase citata: Salvatore Cannata di Video Regione. Più o meno fa così: fino a quando un pallone rotolerà su un campo in erba si parlerà di lui.

Indimenticabile Lo Bello: Sinatra era la “voce”, lui l’“arbitro”. Così vien da pensare.

 

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