PALERMO – Un pacchetto di misure per salvaguardare imprese e lavoratori delle aziende sequestrate alla mafia. La proposta è stata presentata alla Biennale dell’Economia cooperativa in corso a Palermo, alla presenza del ministro al Lavoro Giuliano Poletti da Legacoop Sicilia. “Oggi – ha detto il responsabile legalità e beni confiscati Filippo Parrino – assistiamo alla difficoltà di tenere in vita le aziende sequestrate e il risultato è estremamente dannoso perché paradossalmente quando arriva lo Stato a volte diminuiscono le commesse e l’impresa rischia di fallire”. Da qui una proposta messa nero su bianco dal consulente giuridico di Legacoop, l’avvocato Nino Caleca: assegnare il rating della legalità alle imprese sequestrate nello stesso istante in cui è nominato l’amministratore giudiziario. “Questo – ha spiegato Caleca – consentirebbe di sostenere l’impresa sul mercato, aprendo un canale privilegiato con gli istituti di credito”. La proposta prevede inoltre l’attivazione immediata del tavolo sindacale per la salvaguardia dei lavoratori. “In questo modo – dice ancora Caleca – anche le aziende in amministrazione giudiziaria potrebbero usufruire dei finanziamenti europei per le imprese in crisi, ripartendo con una marcia in più”. Una proposta rivolta al governo nazionale ma anche al governo regionale, presente in sala con l’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici. “Un tempo a Corleone – ha detto Parrino – nessuno voleva lavorare nelle cooperative sui terreni confiscati, oggi c’è la fila e questo significa che lo Stato e l’impresa onesta sono riusciti a diventare interlocutori forti e credibili. Bisogna innescare lo stesso meccanismo per le aziende tolte alla mafia”.

Tra sviluppo e legalità, dirimente diventa la questione del “lavoro e della dignità dello stesso”, ha detto il ministro Giuliano Poletti. “Anche grazie alle associazioni è cambiato l’assioma che contro la mafia non si può fare nulla. Ora occorre rafforzare la rete e dare risposte”. Per l’occupazione al Sud il governo nazionale ha messo a disposizione per il 2017 (con varie misure tra cui Garanzia Giovani), 700 milioni di euro per incentivi all’assunzione di giovani fino a 25 anni e disoccupati di lungo periodo.

Sviluppo e legalità è stato il binomio al centro di tutta la mattinata, aperta dal responsabile di Legacoop per il Mezzogiorno Carmelo Rollo, con una doppia prospettiva: mercato e mondo della cooperazione. Attorno al tavolo, tra gli altri, il direttore nazionale di Legacoop, Giancarlo Ferrariche ha ricordato “il ddl di iniziativa popolare voluto da Legacoop contro le false cooperative e il meccanismo di azzeramento dei cda per le coop coinvolte in vicende corruttive o episodi di illegalità”; e il sostituto procuratore Dino Petralia che ha chiesto “maggiori controlli interni anche alle cooperative”. Tra le voci, quella di grosse cooperative come la CMC di Ravenna, 9000 dipendenti in tutto di cui 1000 siciliani e un fatturato sull’Isola di circa 350 milioni. “Quello che possiamo dire è che operare nella trasparenza e nella legalità sta alla base della nostra affermazione”, ha detto il presidente Massimo Matteucci. Sulla stessa linea Giovanni Salsetta, presidente della cooperativa Edil Ponti: “Abbiamo avuto pressioni, minacce intimidazioni ma abbiamo avuto fiducia nella Lega delle cooperative, nell’antiracket, nello Stato e siamo ancora in campo”. “L’idea di prevenzione della corruzione – ha detto Ida Angela Nicotra, componente del Consiglio Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) – è ormai entrata nel modo di affrontare il tema dell’economia. Il nuovo codice degli appalti, vede il rating di legalità come un fatto premiale per le imprese. Noi dal nuovo codice abbiamo avuto la competenza di individuare un albo delle imprese e ora stiamo chiedendo anche alle amministrazione la qualificazione come stazioni appaltanti”. Il cambiamento riguarda anche il mondo dell’agricoltura con la legge nazionale contro il caporalato e con i provvedimenti avviati sull’Isola. “Per la prima volta – ha ricordato l’assessore all’Agricoltura,Antonello Cracolici – i terreni al pascolo sono stati assegnati con una gara pubblica, interrompendo rinnovi che andavano avanti da decenni e che a fronte di poche migliaia di euro pagati per la concessione fruttavano decine di milioni di contributi l’anno”.

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