Marco Iacona  –

 

Mai fidarsi dei chiacchieroni. Di quelli un po’ “Figaro qua Figaro là” e un po’ “un giorno m’imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana”. Ce lo insegna la storia dei coniugi Keane. Lei artista californiana dal talento adamantino, lui agente immobiliare e gran furbacchione. A portarla sullo schermo Tin Burton che almeno per il momento abbandona lo scettro da re dell’inverosimile.

Sposare nei Cinquanta un marpione, anche un po’ violento, equivale a subirne gli umori. Un giorno Margaret Ulbrich Keane smette di essere complice insoddisfatta e impara la libertà a spese del marito: «Io non sono mai stata libera: ho fatto la figlia, poi la moglie, poi la madre». Il talento le dà ragione, i tribunali pure. Il fatto è che i suoi quadri – bambini dagli occhi grandi grandi: da qui il titolo “Big Eyes” – in anni di espressionismo astratto non se li fila nessuno. A meno che qualcuno, il marito appunto, non li sappia vendere e li spacci per propri. Tutto bene fino a un certo punto. Arrivano i primi insuccessi e la coppia scoppia.

Benvenuto a questo Tim Burton minore, sognatore pedante e giustiziere del gentil sesso. Lei Amy Adams è bionda, bella e pare che guadagni un tanto a mossettina. Lui Christoph Waltz sembra Gene Kelly ma preferirebbe Marlon Brando, potete scommetterci. La sceneggiatura di Scott Alexander e Larry Karaszewski (“Ed Wood”) è da sbadigli, sconsigliate le ore piccole; il processo che stabilisce la paternità dei quadri verrebbe evitato perfino da Vincenzo Gambini/Joe Pesci. Tim Burton stecca il do di petto, ma due tre note le suona a meraviglia. Spalma colori a volontà, ha stile malgrado l’ovvio, tira dritto non appesantendo la storia. Apparizione fulminate per Dino Olivetti fratello di Adriano.

Non fai in tempo ad amare i Cinquanta, poveri e belli, che qualcuno ti tira le orecchie. Non si stava meglio quando si stava peggio?

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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