di Flora Bonaccorso

CATANIA – La ricusazione sancita ieri dal Tribunale di Catania evoca lo spettro della prescrizione sul procedimento che vede rinviati a giudizio la rosa di uomini che dal 2006 al 2008 mise mano ai bilanci comunali: l’ex sindaco Umberto Scapagnini, deceduto, ; gli ex assessori al Bilancio Francesco Caruso e Gaetano Tafuri; l’ex commissario straordinario che al Comune sostituì il dimissionario Scapagnini nel 2008, Vincenzo Emanuele; gli ex ragionieri generali Vincenzo Castorina e Francesco Bruno; i dirigenti del Comune Mario D’Antoni, Carmelo Pricoco, Santo Cimellaro e Luigi Asero. L’accusa, formulata nel novembre del 2012 dal sostituto procuratore Alessandra Chiavegatti, è di aver redatto “piani di rientro con cifre gonfiate per garantire gli equilibri dei bilanci di previsione del Comune di Catania fra il 2006 e il 2008”. Precisamente, “si prevedevano otto milioni di euro di entrate per il 2006, a fronte di un incasso reale di appena un milione e 700mila euro; 50 milioni di introiti previsti con il condono edilizio del 2007, a fronte di entrate di appena due milioni e 200mila euro; per il 2008, anno di insediamento del commissario Emanuele, gli introiti previsti con il solo condono edilizio erano di circa 40 milioni di euro, a fronte di due milioni e mezzo effettivamente incassati”.
Per capire cosa è accaduto all’udienza di ieri, immaginiamo il processo come se fosse un gioco in cui affrontare un percorso entro un tempo stabilito; ad un certo punto è apparso il segno che ci costringe a tornare indietro e ricominciare più o meno daccapo. Fuori dalla metafora, la ricusazione – di cui il presidente e il PM hanno ravvisato l’estensibilità a tutti gli imputati, benché la facoltà di ricusare fosse stata esercitata soltanto da Vincenzo Emanuele – ha portato il processo indietro sino alla fase d dell’Udienza Preliminare; ma il tempo disponibile, entro il quale celebrare il processo, resta lo stesso e scorre inesorabilmente. Il GUP (Giudice per l’Udienza Preliminare) Alba Sammartino ha commesso un errore – l’errore, si sa, è sempre in agguato -, che è valso la ricusazione ovvero la sostituzione con il GUP Fabio Sebastiano Di Giacomo Barbagallo.
Il processo ha le sue regole e la legge è uguale per tutti. Ma la vicenda inclina a fare una riflessione: quale potrebbe essere la portata di una eventuale prescrizione, in termini di credibilità dell’ambaradan politico? Considerato che la prescrizione non equivale ad un’assoluzione con formula piena, anche se gli effetti per l’imputato possono sembrare identici.
“Non è detto che debba esserci la risposta dalla prescrizione e non ci possa essere una risposta nel merito”, ricorda il professore avvocato Guido Ziccone, che all’udienza di ieri aveva espresso la volontà del suo assistito, Vincenzo Castorina, di non ritornare innanzi al GUP ma di proseguire il processo. Alla nostra perplessità, il professore Ziccone incalza: “anche a volermi spogliare della veste di avvocato, io ritengo che il comportamento dei funzionari in relazione a quella vicenda non debba dar luogo ad alcuna responsabilità. La prescrizione può verificarsi e in tal caso non sarebbe altro che un inconveniente dal punto di vista processuale”.

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