Nella cornice suggestiva del Cortile dei Gesuiti di Noto, martedì 19 agosto  Stefano Bollani ha proposto il suo piano solo, luogo pirotecnico in cui il sapere e il sentire enciclopedico della musica si incontrano con l’assolutezza della tecnica.

Il risultato è indubbiamente di grande interesse e godimento ma può dar luogo a qualche perplessità.

L’interesse è naturalmente per la vastità di orizzonti culturali di riferimento del suo pianismo, mai pago delle postazioni raggiunte: Europa e America Latina, Cultura Bassa e Alta, Oriente, Africa, attraversate ad altissima velocità e risucchiate di tutte le nuances che riesce a intrappolare nel suo vocabolario sterminato.

Il godimento è per la divertita pantomima dei generi, che il simpatico gaglioffo trita e ritrita nel suo infernale macchinario strumentale: una sorta di post-moderno alla n-esima potenza!

La perplessità: quella è inevitabile! Tanta carne al fuoco, così eterogenea ed ecumenica, non può non destare il dubbio che Bollani non sia spinto da alcuna urgenza espressiva. Che non sia quella pura e semplice del fare musica, per il piacere di consumarla, divorarla, metabolizzarla e infine … espellerla. Il dubbio, cioè, che la sua operazione creativa sia tutta e soltanto un’operazione metalinguistica sulla musica del ’900.

Il Bollani jazzista, di cui Rava ebbe a dire che quando decide allora “non ce n’è per nessuno!”, quello cercatelo nei dischi della ECM, col suo meraviglioso trio danese.

In coda al concerto, il solito bis-giochino del taccuino, in cui segna le dieci canzoni proposte dal pubblico, che poi esegue in un medley totalmente estemporaneo. Tanti anni fa, in un duo con Rava, glielo sentii fare dentro un’improvvisazione su Besame Mucho. Allora riuscii a contare, nel ristretto tempo di 3 minuti, una decina di citazioni, tutte inanellate una dietro l’altra, con quel meraviglioso senso della possibilità armonica di mangiare mille cose e farne una!

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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