MESSINA – Ventiquattro anni dopo la strage di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino egli uomini della scorta, la memoria diventa impegno concreto: l’Università degli Studi di Messina, in sinergia con altre istituzioni territoriali, ha realizzato un Master di II livello in Amministrazione e gestione dei patrimoni confiscati alla mafia, conclusosi martedì 19 luglio, nella sala dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti, con la cerimonia di consegna degli attestati ai partecipanti. “Un’iniziativa ideata il 19 luglio di due anni fa quasi come scommessa sotto il profilo concettuale e formativo, con l’intento di suscitare nelle nuove generazioni il senso della legalità attraverso un impulso culturale e la formazione professionale” ha detto il professore Giovanni Moschella, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche il quale, insieme al prof. Luigi Chiara coordinatore del master, si è dichiarato soddisfatto per la specificità del progetto e per l’impegno partecipato da parte dei vari Enti promotori. Università, Tribunale, Procura della Repubblica, Ordine degli Avvocati e dei Dottori commercialisti insieme con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata insieme per un percorso didattico e applicativo ripartito in quattrocento ore, che offre la possibilità di operare concretamente all’interno di un’ampia progettualità anti corruzione e che, come hanno sottolineato sia il rettore che il direttore generale, proseguirà nel prossimo anno accademico con la seconda edizione del master e con un corso di alta formazione finalizzato alla prevenzione della corruzione e del fenomeno mafioso nella pubblica amministrazione.

Erano presenti alla cerimonia – insiemea i professori Moschella e Chiara, al rettore e al direttore generale – i presidenti degli Ordini professionali degli Avvocati e dei Dottori commercialisti, il dott. Giovanni D’Angelo Procuratore generale presso la Corte d’appello di Messina e il dott. Antonio Balsamo sostituto Procuratore generale presso la Corte suprema di Cassazione, che ha tenuto una lectio magistralis su “Il contrasto al potere economico della criminalità organizzata: dall’esperienza del pool antimafia alle politiche dell’Unione Europea”.

La memoria del passato è il punto di partenza per qualsiasi rivoluzione culturale, soprattutto in un momento in cui la criminalità e il terrorismo stanno lanciando grosse sfide. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con il loro impegno strategico, sono stati i pionieri della nuova lotta alla mafia, dopo l’arretratezza degli anni ottanta, quando questo fenomeno veniva spesso relegato entro confini topografici quasi folkloristici e raccontato attraverso una compartimentazione delle informazioni. “I fenomeni criminali e terroristici odierni – ha detto Balsamo – hanno una duplice dimensione religiosa e politico-economica legata al collegamento che c’è fra il controllo del territorio e le relazioni internazionali con reti criminali apparentemente lecite”. A ragione, dunque, Falcone aveva scelto di seguire la traccia lasciata dai grandi movimenti di denaro, istituendo delle misure di prevenzione patrimoniale; secondo il Sostituto Procuratore,però, è necessario operare un ammodernamento delle strutture (in particolare una ristrutturazione dell’agenzia per i beni confiscati divenuta un punto di riferimento a livello internazionale), una revisione della legislazione (è in cantiere al Senato un disegno di legge per la riforma del codice antimafia) e la costruzione di realtà territoriali socialmente condivise. Compiaciuto per l’iniziativa anche il procuratore D’Angelo il quale, nel ricordare questi colleghi divenuti eroi loro malgrado perché simbolo della volontà di tutelare la legalità contro il predominio del fenomeno mafioso, ha ricordato che trentaquattro anni dopo l’istituzione della legge Rognoni – La Torre che introdusse per la prima volta nel codice penale la previsione del reato di “associazione di tipo mafioso” con conseguente previsione di misure patrimoniali applicabili all’accumulazione illecita di capitali, è fondamentale agire strategicamente contro le nuove forme di criminalità, mirando all’aggressione dei patrimoni che non si inabissano insieme ai soggetti che li posseggono”.

Rachele Gerace

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