Il Mondiale dei Mondiali, come è stato definito da più parti, più che mondiale sembra una succursale della Coppa America: agli ottavi di finale sono approdate 7 squadre centro-sudamericane su 16: Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Messico, Uruguay, ai quarti se ne contano già tre con la Costa Rica squadra più sorprendente per la doppia storica promozione visto che non aveva mai nemmeno superato il girone eliminatorio (vinto nettamente contro la nostra povera Italia e composto dalle più quotate Uruguay ed Inghilterra). Le altre due sono Brasile e Colombia che giocheranno una sorta di derby, ma potrebbe qualificarsi anche l’Argentina in un incontro non impossibile contro la Svizzera. Come mai questi tutti questi exploit sudamericani?

Storicamente, le squadre europee hanno fatto fatica e non hanno mai vinto un campionato del mondo disputato dagli Stati Uniti in giù. Le condizioni climatiche stanno influenzando ed indirizzando il mondiale a favore delle nazionali più abituate a giocare con alti tassi di umidità ed in orari non “europei”, ma non si può additare tutta la colpa al clima. Ci sono almeno altre due ragioni – verità: la prima è che la maggior parte dei calciatori sudamericani gioca nei campionati europei che ha consentito loro di colmare il gap tecnico che avevano fino ad alcuni anni fa quando erano meno frequenti i trasferimenti oltre oceano. Si vedano i costaricensi, molti dei quali impegnati in campionati non proprio di altissimo livello come norvegesi, danesi e svedesi, ma tanto è bastato per essersi “europeizzati”. Si veda il Messico, sconfitto immeritatamente dall’Olanda al 92′ con un calcio di rigore e raggiunto soltanto dopo 88 minuti di vantaggio e bel gioco. Non esistono più, quindi, le squadre materasso, contro le quali i tre punti arrivavano in modo quasi automatico indirizzando per bene il girone eliminatorio. C’è stato un netto livellamento del calcio mondiale, le squadre che partecipano alla fase finale dei mondiali sono sicuramente molto più preparate di quelle che tentavano la fortuna negli anni del dopoguerra.

La seconda ragione è di natura fisica: molti giocatori europei sono arrivati al mondiale spompati, e non necessariamente per colpa del clima o della preparazione atletica, ma a causa di una stagione lunga e logorante conclusasi solo qualche settimana prima del Mondiale. Come a dire, non c’è tempo di rifiatare e si vede. La Spagna dei fenomeni, campione del mondo in carica, è uscita mestamente dal proprio girone non mostrando condizione atletica, oltre che mentale. Non è un caso se la maggior parte di loro proviene da Real Madrid e Barcellona arrivate a giocarsi fino alla fine la Liga e con il Real che ha disputato anche la finale di Champions.

Ormai orfani della nostra nazionale ma anche di squadre dalla tradizione e dal blasone di Spagna, Inghilterra e Portogallo, ieri si sono qualificate, seppur a fatica, Francia e Germania, che si contenderanno un quarto di finale fratricida. L’Olanda, tra le migliori come gioco, se la vedrà contro la sorpresissima Costa Rica, ed oggi, le ultime due europee rimaste, Svizzera e Belgio, avranno dei non agevoli incontri rispettivamente contro l’Argentina di un ritrovato Leo Messi e la ben organizzata squadra degli USA. E’ più realistico il passaggio dei fiamminghi che non quello degli svizzeri. Se così fosse, porteremmo quattro squadre ai quarti di finale e la speranza di alzare la prima Coppa del Mondo ‘europea’ in Sudamerica sarebbe ancora concreta.

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