Addormentatomi a Brobdingnag, una mattina mi sono svegliato e mi sono trovato a Lilliput.

A Brobdingnag, terra di mostruosi esseri di gigantesca tracotanza, governava lo psiconano, con la collaborazione di un fanfa-nano. Erano dei nani gigantosi, a loro insaputa e, a loro insaputa, si facevano gli affari loro. Il capo dei nani gigantosi una volta lo trovarono su un autobus affollato con la mano lascivamente morta sulle chiappe di una prostituta (a Brobdingnang, paese di nani che sono giganti, le prostitute sono tutte maggiorenni indipendentemente dall’anagrafe).

Ne scaturì un putiferio che svelò il bordello che era divenuta Brobdingnag. Per riacquisire il suo stato mitico e religioso di città delle Vergini e Madri, si mise al bando il capo della mano morta con la bandana. Insomma, fu uno sprigionamento da un ossimoro, da una gabbia di libertà, dalla casa o casino della libertà.

Si fuoriuscì da Brobdingnag per entrare a Lilliput, governato da giovani invecchiati, giovani vintage. Succedono  costoro ai nani-giganti come giganti-nani e giganteggiano nelle banalità, condividendo dei predecessori nani-giganti l’estraneità antropologica per le figure della complessità. Basta sentirli parlare per sentirsi prigionieri di un asilo nido. Dovrebbero continuare con il lecca lecca e sono ministri di un paese – per quanto male in arnese – dove le Boschi, le Madia, i Renzi erano tenuti nascosti come quel pappagallo che durante la guerra civile spagnola divertiva la famiglia di appartenenza, messa in pericolo se fosse stato esibito in pubblico, il pennuto pronto a dire come stavano le cose (la famiglia era repubblicana invisa ai Falangisti che periodicamente si facevano vedere).

Qual è lo stato delle cose a Lilliput? Questo: è lo stato di un paese decaduto da alcuni secoli, servo di altri paesi sin dalla sua costituzione a formazione nazionale, la cui capitale è San Remo, i cui politici, sottrattisi all’asservimento secolare che ha prodotto una  antropologia ortiva, quella della mulinciana, hanno liberato la loro vera natura, quella comica. E sono i comici a Lilliput capitale San Remo (cantare oh, oh, oh, oh!) i politici più intelligenti. Ma non è l’intelligenza di un comico o di una cooperativa di comici che può trovare la terapia per un malato secolare.

Al quale non resta che ridere, di sé e dei suoi medici. A rivederci fra cento anni!

A proposito dell'autore

Docente di Storia e Ispettore Ministeriali Beni Archivistici

Tino Vittorio insegna Storia Contemporanea all'università di Catania ed è Ispettore Ministeriale dei Beni Archivistici. Ha lavorato sulla questione agraria italiana e, in particolare, siciliana tra Ottocento e Novecento, sulla risorsa-mare nella storia dell’Occidente, su storiografia e letteratura (Sciascia, Manzoni). Ha tra l'altro pubblicato: Il lungo attacco al latifondo, Catania 1985; Michele Amari. Memorie sugli zolfi, Palermo 1990; Sciascia, la storia ed altro, Messina 1991; L'ordine e la moralitànegli affari a Catania, Catania 1993; Ristampa anastatica ed introduzione del Piano Regolatore per il risanamento e per l'ampliamento della città di Catania, di Bernardo Gentile Cusa, Catania 1995; La mafia di carta, Rimini 1999; Il parco Letterario di Brancati, Catania 1997; Catania a Pezzi, Ed. Greco 2003; Storia del Mare,  ried. Selene 2005.
 

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