BRONTE – Il sindaco Graziano Calanna ha incontrato stamane a Catania il Presidente del Tribunale etneo, Bruno Di Marco. Al centro dell’incontro la questione relativa alla probabilità che il locale Ufficio del Giudice di Pace venga soppresso. Una possibilità concreta che di certo non rende felice nessuno in città, come nessuno ha reso felice la notizia di qualche giorno fa, impossibile da osteggiare, della chiusura del punto nascita dell’ospedale “Castigliane Prestianni”. L’ Ufficio in questione era riuscito a salvarsi dalla riforma delle circoscrizioni giudiziarie poiché il Comune si era allora, nel 2014, impegnato a mantenerlo a propria cura e spese. Il pericolo di chiusura non viene oggi da una riforma ma dal fatto che in città l’Ufficio sia mal funzionante (situazione che come ci ha spiegato lo stesso Calanna avrebbe spinto il Giudice di Pace coordinatore, Antonino Meli, a darne comunicazione allo stesso Presidente del Tribunale etneo che avrebbe di conseguenza inoltrato la richiesta di soppressione al Ministero della Giustizia). Insomma il destino del locale Ufficio giudiziario (nonostante l’impegno) rischia di essere uguale a quello di tanti altri Comuni dove la chiusura è stata inevitabile (o voluta). La situazione è appesa al filo del rasoio ma faremo di tutto per scongiurarla ha affermato il primo cittadino che ha inoltre dichiarato di voler chiedere audizione al Ministro della Sanità per l’altro tema scottante di questi giorni, ovvero l’annuncio della chiusura del punto nascita dell’ospedale:
“L’ufficio ha numerosi problemi di funzionamento in questo periodo storico e ho voluto rappresentare al Presidente del Tribunale di Catania la ferma volontà di questa amministrazione di contribuire per tutto ciò che, di competenza del Comune, potrà essere fatto per il buon funzionamento dell’ufficio”
-Cosa è uscito fuori da quest’incontro, si possono trovare soluzioni per evitare la chiusura?
“La competenza del Presidente del Tribunale è limitata ad alcuni adempimenti burocratici perché gli oneri finanziari e di organizzazione li assume il Comune per cui alla fine se l’Ente e gli altri Comuni, Maletto, Randazzo e non solo, sapranno organizzarsi per il Presidente del Tribunale non sarà sicuramente un problema. Il problema diventa solo in mantenimento di un ufficio che non funziona”
-Al momento è già stata presentata al Ministero competente richiesta di chiusura, quindi quale strada si deve intraprendere per mantenere gli uffici in questione?
“È stata la continua segnalazione di malfunzionamenti a indurre il Presidente del Tribunale a inoltrare apposita richiesta al Ministro affinché l’ufficio potesse essere soppresso, o meglio credo abbia dato il suo nullaosta per la chiusura; io ho rappresentato la volontà di quest’amministrazione di mantenerlo ed ora dovrò inviargli una nota nella quale rappresento per iscritto la volontà del Comune di mantenere l’Ufficio e come noi crediamo di poter risolvere i problemi di funzionamento che si sono creati. Mi ha garantito che inoltrerà la nostra istanza al Ministero competente con il suo parere”.
-Per il momento quindi la sorte dell’ufficio rimane appesa ad un filo?
“Noi faremo il possibile affinché non chiuda, diciamo la stiamo prendendo per i capelli”.
-Cosa potrebbe significare per la città?
“Un ulteriore danno per il territorio; un ulteriore scippo per il territorio e sicuramente un ulteriore disagio e danno economico per gli utenti, senza contare che le competenze del Giudice di Pace si prevede che saranno aumentate. Ma al di là di questo è chiaro che la causa che l’avvocato deve fare a Bronte ha un costo, quella che deve andare a fare a Catania ne ha un altro, è chiaro che il costo maggiore finale alla fine poi verrà riversato sul cliente quindi il danno non è tanto per gli avvocati ma per gli utenti”.
-Parlava di ulteriore scippo per il territorio e chiaramente si riferisce ad un altro danno subito che è quello della chiusura già disposta del punto nascita dell’ospedale brontese. Ci sono novità?
“La situazione è immutata se non per il fatto che mi sono attivato per chiedere un’audizione alla Commissione sanità ed al Ministro competente per presentare la condizione orografica del territorio e non solo, insomma è giusto che il nostro Comune (in rappresentanza anche degli altri Enti vicini che dell’ospedale di Bronte si avvolgono) la propria su un atto così importante come la chiusura di un punto nascita”.
-Però ormai sulla chiusura del reparto si è ormai sulla via del non ritorno.
“Si ma noi dobbiamo dire la nostra ed esporre le nostre ragioni, in maniera civile e pacata come abbiamo sempre fatto; ma qualcuno deve ascoltarci”.
-Come vede questi “scippi” come lei stesso li ha chiamati?
“Come degli atti contro i quali reagire fermamente perché mi rendo conto che la politica degli anni passati ha creato dei buchi di bilancio nella pubblica amministrazione, nell’amministrazione dello stato, che oggi in qualche modo vanno sanati; però è anche vero che non si può parlare di spending review e iniziare a tagliare in materia di sanità, istruzione, sicurezza delle città o politiche giovanili, ovvero in quelle materie che sono fondamentali per lo sviluppo ordinato di una società. I tagli vanno sicuramente fatti ma vanno fatti con un certo criterio e non certamente prendendo una mappa e andando a tagliare in base a ragionamenti che francamente ad oggi, per quanto riguarda l’ospedale, io non ho compreso”.
-È stato eletto da poco e già sta dovendo affrontare questi temi caldi. Non crede che tutto ciò sia discriminatorio nei confronti di quei cittadini che versano in gravi difficoltà economiche, tanto gravi da non poter ad esempio sostenere le spese per spostarsi in altri ospedali per partorire?
“È sicuramente discriminatorio e lo è per i cittadini di Bronte così come lo è per tutti i cittadini degli altri territori colpiti. Su 100 ipotetici tagli individuati per esigenze di spending review sicuramente 10 saranno azzeccati, perché in effetti fonte di spreco, ma degli altri 90 come è stato per Bronte sicuramente non si sarà tenuto conto di una serie di condizioni che invece forse ne giustificavano la permanenza. È un danno per i cittadini e la loro uguaglianza perché così la sanità comincia, o meglio prosegue, ad essere roba per ricchi. È un danno che si può evitare solo se ci si ferma un attimo a fare un ragionamento un po’ più serio e meno superficiale”.

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