Successo della gastronomia siciliana a Roma e in Italia tra le squisitezze del palato si afferma anche la cultura.

Profumi e sapori di Sicilia trionfano a Roma. Aumentano bar, tavole calde, ristoranti, specializzati in gastronomia siciliana. Catania conquista uno spazio tutto suo a «Eatitaly», grande fiera permanente delle unicità gastronomiche italiane, dove l’intera Sicilia spadroneggia tra prodotti al pistacchio, mandorla ma anche confetture e vini.
L’’’arancino’’, croccante, saporito, nutriente, le ‘’cipolline’’, ‘’cartocciate’’ e altre varietà della gastronomia siciliana, soprattutto etnea, incontrano sempre maggior favore per spuntini in tarda mattinata e, soprattutto, per ‘mordi e fuggi’ nella  pausa pranzo. Arancino batte pizza? Presto per dirlo, anche se il trend siculo gastronomico è in continua ascesa, trainando nella corsa la cultura che sposa la gastronomia con il risultato di offrire a italiani e stranieri sapori dolci e piccanti arricchiti dal ricordo di miti, leggende e pagine di storia. Il quadro è completato dai vini. Quelli prodotti da grandi marche isolane troneggiano negli scaffali dei grandi centri commerciali e vengono proposti dai ristoranti in abbinamento a piatti non solo legati alla tradizione gastronomica siciliana. Così l’’Inzolia’ è sinonimo di delicata carezza al palato, il ‘Rosso dell’Etna’ è il vino che Ulisse utilizzò per ubriacare il ciclope Polifemo.  10534424_4640005613566_1121972600_n
Sono più di cinquanta, almeno quelli noti, i locali dedicati alla cucina ed alla gastronomia isolana. Marchi gastronomici ’Mondo arancina’, ‘Ciuri ciuri’, ‘Ndo zu Turi’, ‘Sicilia in bocca’ e altri, sono presenti, con più punti vendita, nelle zone centrali della Capitale, soprattutto quelle molto frequentate, nelle vicinanze dei teatri, ma anche in rioni come Trastevere e Termini, principale stazione ferroviaria della Capitale e al Lido di Ostia, affollatissima chilometrica spiaggia collegata al centro cittadino da una linea metropolitana. Ristoranti siciliani anche fuori porta, come ‘Così è se vi pare’, a Ciampino, alle falde dei Castelli romani, gettonate mete domenicali. Anche a Milano, trionfa la gastronomia, unita alla cultura isolana. C’è un locale che offre delizie sicule davanti alla stazione centrale, altri disseminati nei quartieri più popolosi. Piace, dunque, la Sicilia a tavola ma anche a casa, in poltrona, con un libro in mano. La letteratura siciliana, intrisa di miti, misteri, passioni, anche quella espressa da moderni autori, è sempre più richiesta, come confermano librai di Roma e Milano.
Al Lido di Ostia, presso la pasticceria e rosticceria catanese Ndo’ zu Turi già, dallo scorso anno, è nato un convivio culturale e gastronomico siciliano frequentato anche a romani e forestieri. Incontri estivi, davanti a gelati, granite, cannoli e cassate, arancini, scacciate con la tuma oppure broccoli per raccontare le origini di queste squisitezze e antiche storie della presenza siciliana nel Lazio. E già! l’estensore di questo articolo, giornalista e scrittore, in alcuni libri (presenti anche all’estero) ha rivendicato la primogenitura sicula nella storia della civiltà nel Lazio. Alle porte di Roma, sulla strada che conduce alla spiaggia, ci sono i resti di una città dell’anno 1000 a.C. fondata da Siculi come le fonti storiche documentano. Nell’antico porto della Roma dei Cesari, conosciuto come Ostia, c’è un elegante impianto termale interamente decorato con il simbolo della trinacria. Un mosaico che la raffigura è stato scoperto  recentemente in occasione di uno scavo, purtroppo ancora transennato. Risale al 1° secolo dopo Cristo e riporta anche il ringraziamento del popolo romano ai marinai che portavano il grano dalla Sicilia. La ventata gastronomica siciliana, dunque, non è una novità. Anche nel passato ha svolto l’importante ruolo di introdurre nuove mode nel cibo. A quei tempi i romani erano legati alla tradizione del farro. Il grano siciliano ebbe l’effetto di scardinarla, aiutato da un decreto imperiale dell’imperatore Claudio (1° sec. d.C.) che vietava gli assembramenti di plebei,  proibiva di servire carne nelle bettole dove questi ultimi erano soliti incontrarsi. Gli osti, per non perdere la clientela, sostituirono la carne con pani, insaporiti da erbe e altri condimenti,  usati dai marinai siculi. Furono gli antesignani della pizza?
Le radici storiche della gastronomia siciliana così tornano prepotentemente in superficie.

Salvatore Spoto

 

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