Certo. Un uomo ottantasettenne che lascia questo mondo non fa scalpore. Ha vissuto i suoi giorni, avrà trascorso momenti più o meno interessanti, avrà percorso il suo cammino nella buona e non buona sorte. Ma se chi ci lascia è Gabriel Garcia Marquez è un altro discorso. E lo è per tutti. Per chi ama leggere, insomma.

Il suo modo di scrivere è incantevole, ti strappa dalla realtà e ti catapulta nel mondo che il narratore, spesso distante e veggente, decide per te, che stabilisce di farti conoscere con sfumature meravigliose o tetre che ti avvolgono e stravolgono.

In “Cent’anni di solitudine” ha raccontato di una famiglia, di sette generazioni, di patriarchi e matriarche, di una città fatta di specchi, utopicamente concepita (i Buendía nella città di Macondo, fondata da José Arcadio). A vari livelli miti e leggende s’incastrano, narrando la routine di una tipica cittadina colombiana, vissuta contemporaneamente in maniera travolgente e coinvolgente, dove però la solitudine è la condizione di ogni uomo all’interno del proprio mondo: i vivi si agitano senza in realtà muoversi.

Nasce il 6 Marzo del 1927 ed aveva 15 fratelli. Nasce ad Aracataca (Colombia) ed era il primogenito di 16 figli.

In “L’amore al tempo del colera”narra di un uomo che per 51 anni ama una sola donna, che a cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese scopre di poter placare il suo cuore, perchè, dice, “io ho scoperto con mia grande gioia che è la vita e non la morte a non avere confini”.

Nel 1982, viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura e il suo Cent’anni di solitudine viene riconosciuto come il secondo libro più importante della letteratura spagnola, secondo solo a Don Chiscotte della Mancia.

Un uomo che nel suo sorriso esprimeva molto, che con la sua penna e le sue parole ha accompagnato generazioni, lasciando patrimoni di parole e donando emozioni senza tempo, che hanno arricchito gli animi dei suoi lettori che citando aforismi dai suoi scritti, si specchiano in essi, con dolore o memorie, con sorrisi o sospiri.

Ma, mi chiedo, non è forse questo il segreto che rende uno scrittore immortale nel tempo?

Credo di sì e Gabo, così veniva soprannominato, vive e vivrà nelle sue virgole, nei suoi punti, nei suoi periodi scorrevoli e magici, che alla fine conducono il lettore a pensare, sognare e vivere, in un mondo freddo e romantico, emozionante e feroce. Senza se e senza ma.

Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un casino. (Gabriel García Márquez).

Buon viaje Gabo.

R.L.M.

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