Il Catania perde con il minimo scarto contro il Milan. Il nuo tecnico rossazzurro ha saputo motivare e disporre bene la squadra, ma sono emersi i limiti di sempre.

di Gianluca Virigillito

CATANIA – Balotelli batte un calcio di punizione, passa palla a Montolivo che scaglia da lontano una botta che sorprende Andujar. Quest’azione è la fotografia della stagione del Catania: nulla gira per il verso giusto. Sfortuna, ma anche errori di valutazione. Quella col Milan era una partita interessante non tanto per il risultato, infatti era assai preventivabile la vittoria Dei rossoneri, quanto per la prestazione che avrebbe offerto la squadra dopo aver lavorato per una settimana con il nuovo mister Maurizio Pellegrino. Il neoallenatore rossazzurro, chiamato a sostituire Maran dopo la sconfitta della scorsa settimana contro il Torino, aveva promesso in conferenza stampa “un Catania combattivo che avrebbe lottato su ogni pallone con orgoglio”. La promessa è stata mantenuta. Effettivamente la compagine etnea seppur disordinatamente, specialmente prima del vantaggio milanista realizzato al ventitreesimo del primo tempo, ha giocato la sua partita, creando più di un problema ai rossoneri di Seedorf. A fine gara ci dovremmo chiedere: ma il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Bisogna accontentarsi della prestazione o rammaricarsi per il risultato? Le possibilità di mantenere la categoria del Catania sono ormai nulle, anche se la matematica, al momento, non condanna la squadra. L’arrivo di Pellegrino, in questo senso, è stato difficile da spiegare. Sembra quasi che anche la società abbia mollato, affidando la squadra ad un traghettatore che possa condurre l’ambiente e lo spogliatoio nel modo migliore possibile alla retrocessione in B. In quest’ottica la partita di Milano è da considerarsi positiva: il mister è stato bravo a dare ai giocatori la grinta necessaria per non fare una figuraccia. Ma vista da un altro punto di vista, la sconfitta al Meazza non fa altro che rievocare il leitmotiv della stagione in corso: una squadra sterile in attacco, che arranca in difesa, in cui spesso i giocatori non sanno cosa fare con la palla e un portiere che volentieri fa la frittata. Il problema di fondo sembra essere nella testa dei giocatori, che hanno perso fiducia nei loro e sono demoralizzati. Non rimane che archiviare in fretta questa stagione e fare tesoro di questa esperienza. “Melior de cinere surgo”, una delle frasi più sentite dai tifosi catanesi deve essere il punto di partenza per la programmazione della prossima stagione. Bisogna risorgere dalle ceneri di una stagione programmata male, in cui tutte le componenti non hanno funzionato come dovevano, ritrovando nell’entusiasmo e nella passione dei tifosi l’arma in più per costruire un futuro dove Catania possa occupare il palcoscenico che gli compete.

Gianluca Virgillito

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