di Daniele Lo Porto

Catania nella bufera dopo la focosa conferenza stampa di Pulvirenti.

Infatti alcuni esponenti del tifo organizzato avrebbero minacciato gravemente il presidente per la brutta stagione della squadra, che attualmente occupa la penultima posizione della classifica di serie B. Una situazione ritenuta non solo deludente, ma addirittura intollerabile per i tifosi, dopo gli sbandierati propositi di immediata risalita in serie A annunciati dal club etneo a inizio stagione e ribaditi, dallo stesso presidente rossazzurro, nel corso della conferenza stampa.

Nino Pulvirenti è stato sentito ieri dagli investigatori della Digos, che ha una sezione che segue costantemente la società sportiva,  monitora la situazione intorno alla squadra, anche per prevenire eventuali disordini e scontri con le tifoserie avversarie.

Nel mirino degli ultrà anche l’amministratore delegato Pablo Cosentino, che viene ritenuto il principale responsabile non solo della retrocessione dello scorso campionato, ma anche della situazione attuale per tutta una serie di scelte organizzative e sportive che avrebbero portato a questa situazione, come l’inadeguatezza dell’organico messo a disposizione del tecnico, prima Maurizio Pellegrino e successivamente Peppe Sannino.

Pulvirenti, comunque, nella conferenza stampa si era addossato tutte le responsabilità, difendendo a spada tratta il resto della componente dirigenziale del club etneo. Con Pulvirenti e Cosentino sul banco degli imputati anche alcuni calciatori ritenuti “indegni di vestire la maglia”, atleti per altro puntualmente e rumorosamente fischiati in occasione delle loro prestazioni tutt’altro che soddisfacenti e, in un caso, anche di mancanza di rispetto nei confronti dell’allenatore.

Nonostante la riconfermata fiducia di Pulvirenti (”Il nostro progetto è e resta l’immediata promozione in serie A”), resta, quindi, teso il clima intorno alla società rossazzurra, anche per fatti extracalcistico. Proprio nei giorni scorsi un tifoso colpevole di aver lanciato un fumogeno sul campo durante l’incontro Catania-Pescara è stato sottoposto a un daspo di cinque anni e la prima sezione penale del Tribunale di Catania ha condannato 10 persone per i famosi fatti del 2 febbraio 2007 per resistenza, violenza, lancio di materiale esplodente in occasione del derby col Palermo, quando morì l’ispettore di polizia, Filippo Raciti.

(foto da ilcalciocatania.it)

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