CATANIA – Pietro Lo Monaco ha consumato la sua vendetta, maturata sotto la pioggia e in mezzo al fango del “Franco Scoglio” di Messina, ma annunciata, con inusuale messaggio subliminale, da lui stesso nell’incontro con la stampa venerdì mattina. “Da calciatore giocavo da regista. Non segnavo mai, ma contro le mie ex squadre, non so perchè, facevo sempre gol…”. E che il Messina sia una sua ex squadra, seppur non da calciatore ma da dirigente, non c’è alcun dubbio alcuno, con tanto di due promozioni all’attivo. E il gol – virtuale – Lo Monaco l’ha fatto, anzi due: prima con Pozzebon, voluto fortemente in rossazzurro, già all’indomani di averlo visto all’opera al Massimino nella partita d’andata, e poi con Barisic, un ragazzone al quale l’a.d. etneo crede, forse più di quanto creda in se stesso Barisic che per convincersi è portato a strafare.

Ma al di là della rivalsa personale, che nel calcio conta poco se c’è da riconquistare una soffertissima serie B, Lo Monaco, come tutti i tifosi rossazzurri e gli addetti ai lavori, vuole vedere se quella contro il Messina, giocata con il macigno dell’inferiorità numerica fin dall’8′ e poi vinta in crescendo – con tanto di rigore sbagliato -, sia veramente la partita della svolta. Una svolta che, a questo punto, non si può che accreditare a mister Mario Petrone che ha dato coraggio e autostima alla squadra, anche nel momento peggiore. Nove allenatori su dieci avrebbero tolto subito un attaccante e schierato un difensore dopo l’espulsione sciagurata di Gil, modificando di fatto l’impostazione psicologica e tecnica dell’incontro, Petrone invece ha confermato la voglia di giocarsi la partita ed ha “semplicemente” chiesto a Russotto di logorarsi correndo per due fin quanto avrebbe potuto. Consegna rigorosamente ed eroicamente rispettata dal ragazzo, con generosità e concretezza esemplari.

Una mossa determinante più sul piano mentale che su quello pratico perchè i rossazzurri hanno capito che potevano farcela anche in dieci, anzi che dovevano farcela- I miracoli di San Pisseri, l’eroismo di Bucolo, l’energia di Biagianti, la precisione di Marchese sono poi tutti elementi consequenziali. Adesso la classifica torna a sorridere: il Catania ha riconquistato il sesto posto, anche se a pari merito con Fondi, Casertana e Cosenza e con appena un punto in più del Siracusa, ma già da domenica potrà farsi spazio sgomitando. Al Massimino scende il Melfi, ultima in classifica, una squadra che in trasferta ha ottenuto solo tre punti e appare inverosimili che proprio all’ombra dell’Etna innevata riesca a compiere un’altra impresa. Anche perchè – e facile prevederlo – al Massimino si registrerà il nuovo record di presenza per questo campionato. La prestazione di Messina è stata vincente e convincente, sul piano tattico e su quello caratteriale. La maglia, alla fine, era inzuppata di acqua piovane e sudore, proprio come piace ai tifosi. Insomma, la filosofia pallonara di mister Petrone comincia a dare risultati concreti. Con il Taranto è andata com’è andata, c’era da superare lo choc per l’esonero di Pino Rigoli e quattro giorni erano oggettivamente troppo pochi per capire i malesseri dello spogliatoio e i limiti in campo.

E proprio per rinsaldare il rapporto con la tifoseria, che ha subito tante, troppe, docce fredde da un paio d’anni a questa parte, è stato deciso che dopo il meritato giorno di riposo, la squadra tornerà ad allenarsi aggi, alle 15, a Torre del grifo a porte aperte, per consentire l’abraccio dei fedelissimi. Non ci saranno folle oceaniche, questo è facile da immaginare, sia per la giornata lavorativa che per le non ideali condizioni atmosferiche, ma la presenza dei tifosi sarà senz’altro rumorosa e calorosa, indipendentemente dal numero.

E contro il Melfi ci sarà spazio anche per i piedi buoni, campo di gioco permettendo, dopo aver privilegiato domenica scorsa i tuttagrinta.

Dal Giornale di Sicilia

 

 

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