CATANIA – Ci sta una correzione, un’osservazione, una divergenze di veduta. Ci sta tutto, ci mancherebbe. Sono telecronisti, non caporali, parafrasando Totò. Ma già da tempo, sicuramente dall’inizio di questa stagione in modo più evidente, La Lega pro logora chi la deve commentare, è stato un susseguirsi di scintille e battibecchi. “E’ cartellino giallo, increedibileeeeeeee”, grida uno, “No, guarda: è solo fallo laterale”, corregge l’altro. “Incredibileeeeeeeeeeeeeeeeee, spreca una clamorosa occasione a tu per tu col portiere”, “No, era in fuorigioco di 15 metri, fischiato già da qualche secondo….”, aggiunge l’altro mal dissimulando un certo disappunto.

Insomma, la coppia del pallone, Angelo Micale e Angelo Patanè, è diventata la coppia nel pallone. Un pallone che oggi è scoppiato dai teleschermi di tele color in modo fragoroso e imbarazzante. Se non è stato un litigio vero e proprio poco c’è mancato, scaturito dal giudizio sulla vittoria del Messina e la prestazione del Catania. Critico con gli etnei l’avvocato Patanè che stavolta, smentendo la sua professione abituale, ha indossato le vesti di pubblico ministero  contro il Catania; più prudente, quasi con la toga di difensore d’ufficio, Micale, che di solito dispensa giudizi affilati, ha giustificato i “soli” due errori degli etnei che non avrebbero meritato la sconfitta.

Ma, oggi la coppia è scoppiata di brutto, ben oltre il fisiologico termine dei sette anni: sono molti di più, forse diciassette. E ora? Faranno pace, sbolliranno la rivalità? Rivedranno i loro giudizi? Certo è che è stato molto più vivace il derby televisivo Micale-Patanè che quello calcistico Messina-Catania.

Vincenzo Adalberto

 


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