Pina Mazzaglia

SANTA VENERINA (CT) – Nell’antica tenuta San Michele, la viticoltura è una tradizione che si conserva e si tramanda da secoli. Arrampicata su uno dei costoni dell’Etna che ad est guarda il mare, e a nord ovest il cratere del vulcano più alto d’Europa, circondata da un’ampia fascia di macchia mediterranea, nasce nel 1860 ad opera del senatore Gravina. La tenuta vinicola dei Baroni Scammacca del Murgo, oggi è fiore all’occhiello per la produzione vitivinicola coi suoi vini pregiati, tanto apprezzati sia in Italia che all’estero. Rispettando le caratteristiche del suolo, secondo una rigorosa tradizione locale, i grandi terrazzamenti di vigneti coltivati a “spalliera” garantiscono la migliore qualità delle uve: uve autoctone del territorio etneo, valorizzate dalle sapienti coltivazioni e resi nobili dalla lavorazione e dalla costanza. Sono il simbolo e nello stesso tempo la prova tangibile di una civiltà, quella siciliana, che si tramanda di generazione in generazione, in nome della genuinità che racchiude radici storiche e culturali di un modo di vivere e di essere. La Sicilia annovera nei secoli testimonianze legate alla cultura del vino e alla coltivazione della vite, ne sono testimonianza le ricche decorazioni sui vasi vinari, le coppe, i crateri ritrovati nelle diverse aree archeologiche che la nostra regione vanta, col suo immenso patrimonio ricco di storia e tradizioni. Proprio per la viticoltura la Sicilia è denominata l’Isola del Vino, per le potenzialità che offre il suo territorio legato oggi al settore dell’enologia. Negli ultimi anni in particolare, si sono aperte vere e proprie prospettive economiche fondate sul turismo enologico. Ne abbiamo parlato col Barone Michele Scammacca del Murgo, in occasione dell’evento “kyklops” ospitato nella galleria d’arte della Tenuta di San Michele a Santa Venerina.

locandina-kyklops-P.M.: Quando e come nasce la vostra Azienda?

M.S.M.: Nasce nel lontano 1860. Era di proprietà del senatore Gravina, mitico personaggio del Risorgimento siciliano, poi in seguito è passata alla mia bisnonna. Mio nonno, successivamente ha creato i terrazzamenti ed è stato l’artefice della prima coltivazione a “spalliera” sul territorio etneo: eravamo alla fine degli anni sessanta, ed è stata un’impresa innovativa per quei tempi. C’era la volontà di rinnovare insieme a una forte mentalità imprenditoriale. Tra l’altro sia mio nonno che mio padre erano impegnati anche nell’attività diplomatica che li portava in giro per il mondo. Posso dire che i primi imbottigliamenti iniziarono dieci anni più tardi, negli anni ‘80 un po’ con la mia epoca.

P.M.: Cosa offre l’agriturismo?

M.S.M.: L’agriturismo è soprattutto una attività promozionale, concepito più per promuovere i prodotti aziendali, il vino per prima cosa, poiché si lega al territorio. L’agriturismo dà modo di espandere il mercato, di conoscere nuovi importatori e di svolgere attività turistica: nel senso che la nostra azienda dà modo a tante persone che operano nel settore turistico di lavorare e confrontarsi anche con l’ambiente.

P.M.: Che uve coltivate e che vini producete?

M.S.M.: Prevalentemente uve dell’Etna. Il nerello mascalese come prima uva che viene impiegata in diversi vini. Si va dai vini classici Etna Doc, Rosso e Rosato, allo spumante che realizziamo sempre col nerello mascalese.

P.M.: Naturale, biologico, biodinamico, artigianale… Le definizioni sui vini si sprecano. Come definireste il vostro vino?

M.S.M.: C’è una strategia che è legata all’uva, all’annata e al territorio come primo elemento. Riteniamo importante avere dei vini con personalità, con caratteristiche proprie, che non diventino globalizzati o uguali a tanti altri. Per questo teniamo conto del “territoire” dell’Etna che è straordinario, perché solo qui si può trovare una mineralità e una finezza unica. I nostri non sono vini facili per il mercato: sono vini per specialisti, per gente che ama le cose sottili e che possiede una sensibilità maggiore. Chi invece ama vini opulenti, grassi, pieni di struttura e di colore deve orientarsi per altri vini, altre tipologie di gusto.

 P.M.: Se dovesse mandare del vino sulla stazione spaziale quale sceglierebbe?

M.S.M.: E’ una domanda difficile… Beh…, ovviamente non sceglierei uno solo dei miei vini: voglio bene a tutti i miei vini come fossero dei figli. Per cui sceglierei in base al piatto, alla pietanza: ogni vino ha un suo destino.12729226_1234276943268988_556409100867947433_n

 P.M.: La vostra azienda ospita “Klyklops”, una rassegna culturale. Come nasce il connubio arte e vino?

M.S.M.: Esistono nell’arte dei parallelismi. Penso che tutte le cose fatte bene possono diventare una forma di arte. Come il vino! Credo che sia importante avere originalità e un’impostazione propria, come importante è avere delle idee innovative, ed elementi creativi. Un esempio è fare spumante. Questo lo considero una forma di creatività: nessuno in Sicilia prima di noi ci aveva provato. In un certo modo con la creazione di questo prodotto abbiamo rivoluzionato la viticoltura dell’Etna.

 P.M.: Qual è la sua filosofia…?

M.S.M.: La mia filosofia è legata al vino: non mi piacciono i vini noiosi…! Amo i vini che hanno molti aromi, che non abbiano sempre lo stesso gusto e che presentino caratteristiche diverse dall’inizio alla fine. Amo i vini che mi trasmettono emozioni, senza che siano necessariamente dei vini concentrati: mi piace trovare nel vino la complessità, la vita che vive nel bicchiere, quei vini che, ossigenandosi, cambiano gusto ed esprimono bouquet e caratteristiche accattivanti.

 P.M.: Qual è il file Rouge della mostra?

M.S.M.: L’obiettivo principale è quello di legare il vino all’arte e farne polo di attrazione per un turismo che ama accostarsi a entrambe le cose. È un’iniziativa interessante che non era mai stata fatta prima: siamo lieti di aver preso parte di questo progetto che vede nell’arte e nel vino un connubio di elementi caratterizzanti il territorio.

P.M.: Ci parli dei progetti futuri…

M.S.M.: Il prossimo futuro è caratterizzato da questo programma che durerà un anno e che ha nel suo percorso una serie di mostre avvicendarsi mensilmente. Sarà un ulteriore modo per fare promozione, sia per quanto riguarda l’azienda che per i singoli artisti che operano nel settore dell’arte contemporanea e che saranno nostri ospiti durante gli eventi.

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