di Salvo Reitano

Un convegno organizzato dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare e  dalla Coldiretti siciliana

CALTANISSETTA – Lo sanno anche i bambini, la mafia  affonda le sue origini nella terra, nelle campagne. Da sempre la terra è stata il possedimento, la tenuta, la materializzazione geografica del potere mafioso. Dalla terra è partita per conquistare le città, per imporre il pizzo e per trasformare il territorio in mercato di stupefacenti e di morte e alla terra e ai suoi prodotti ritorna per incrementare il suo business.
L’agricoltura e l’alimentare sono considerate dalla mafia comparti prioritari e strategici di investimento, soprattutto in tempi di crisi, perché del cibo, comunque, nessuno potrà fare a meno, ma soprattutto perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella parte sana della società e condizionarne la vita, in termini economici e salutistici. Così il moderno crimine organizzato estende il proprio controllo dell’economia invadendo i settori che si dimostrano fortemente redditizi,come l’agroalimentare.
Di questo e altro si parlerà oggi, 29 novembre, a Caltanissetta, in un convegno: “La contraffazione alimentare, il made in ItInvito 29.11 - Caltanissettaaly e la lotta all’agromafia”, organizzato dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare e  dalla Coldiretti siciliana.
L’appuntamento è per le ore 10,00 nella sala conferenze del centro culturale polivalente “Michele Abbate” in via Ernesto Vassallo.
Il convegno è patrocinato della Camera di Commercio e sarà il presidente, Antonello Montante, a porgere i saluti insieme al presidente regionale della Coldiretti, Alessandro Chiarelli.
I lavori,  moderati dalla giornalista Ansa,  Lara Sirignano, saranno introdotti da Giuseppe Campione, direttore regionale della Coldiretti. Seguiranno gli interventi del procuratore generale di Caltanissetta, Santi Consolo, di Leonardo Agueci, procuratore facente funzioni della Procura di Palermo, dal Commissario Federconsorzi, Andrea Baldanza e dal magistrato Alfonso Sabella. Parteciperanno anche l’Assessore regionale dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea, Nino Caleca e il presidente della Commissione Antimafia all’Ars, Nello Musumeci.
Negli ultimi trent’anni la mafia, con un vero e proprio piano industriale, ha diversificato e potenziato gli investimenti in ogni settore, soprattutto quello agricolo, mettendo in piedi una vera e propria economia parallela, appropriandosi di imprese e forze economiche che, in momenti di crisi  trovano sempre maggiori difficoltà a costruire un futuro nel rispetto della legalità. La mafia avanza e si espande e finisce col compriemere il mercato e la libera concorrenza.
Le cifre parlano chiaro: il volume d’affari complessivo dell’agromafia è salito a circa 14 miliardi di euro nel 2013, con un aumento record del 12% rispetto a due anni fa, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi. Lo afferma la Coldiretti sottolineando che l’impegno per la legalità contro le agromafie significa difendere una parte importante del lavoro, dell’economia e del Made in Italy, ma anche la salute dei cittadini.
Dal made in Italy taroccato agli alimenti adulterati serviti nei ristoranti, l’agroalimentare per la criminalità  non conosce la crisi, dato che dal 2008 al 2014 è aumentato del 277% il numero di sequestri di alimenti illegali da parte delle forze dell’ordine. Sono alcuni dati resi pubblici da Coldiretti nell’ambito del 14° Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione.
L’agromafia è l’appropriazione di vasti comparti dell’agroalimentare da parte della criminalità organizzata che, in molti territori, controlla la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, dello zucchero, dell’acqua minerale, della farina, del pane clandestino, del burro e della frutta e della verdura. Un business che distrugge la concorrenza e il libero mercato legale, soffoca l’imprenditoria onesta e compromette in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti made in Italy.
Gli ultimi dati dicono che agro pirateria e agromafia in Sicilia provocano danni economici per oltre 5 miliardi di euro. In pratica ogni anno le aziende agricole isolane non possono far fruttare investimenti e lavoro, perchè soffocati e portati al collasso dal sistema malavitoso.
Il modo principale per contrastare questa vera calamità sociale sono i controlli delle autorità che stanno smascherando decine e decine di azioni criminali che non solo costituiscono un pericolo per la salute dei consumatori ma ingannano i cittadini e chi vuole acquistare prodotti isolani.
Occorre non abbassare la guardia e i controlli devono riguardare tutte le produzioni, anche quelle provenienti dall’estero e spacciate per siciliane che, è dimostrato, spesso sono anche dannose.

S.R.

Scrivi