Ingressi Surface BookFin dalla sua fondazione, il 4 aprile 1975, l’azienda di Bill Gates ha avuto una chiara filosofia: separare hardware e software in modo tale che più macchine, composte da diverse componenti, potessero ospitare lo stesso sistema operativo.  Così è stato da allora fino al settembre 2013, quando il colosso di Redmond ha acquistato la divisione Devices & Services di Nokia per circa 7,2 miliardi di dollari; lo scopo? Produrre cellulari su cui installare il proprio OS, nella fattispecie Windows Phone, con il solo obiettivo di non restare fuori dal mercato degli smartphone e fare concorrenza all’iPhone. Sebbene questo sia stato un tentativo di occuparsi di hardware e software allo stesso tempo, la prima vera esperienza di questo tipo è costituita in realtà dal tablet della bandiera quadricromata, cioè Surface, giunto sul mercato soltanto nel 2012, a due anni di distanza dal lancio del primissimo iPad. Oggi arriva Surface Book, il primo notebook targato Microsoft in ogni suo aspetto. Si tratta di un cambio del paradigma, di una mutazione genetica dell’azienda più ricca al mondo che, forse sulla falsariga dei competitor, dopo quarant’anni ha capito, in fondo, che sviluppare hardware e software insieme permette grossi vantaggi.

BenchmarkÈ bene dire fin da subito che è stato creato un ultrabook, cioè un computer di fascia alta, adatto a soddisfare le richieste degli utenti più esigenti. Motori potenti ma silenziosi sono i nuovi processori Intel i5 e i7 di sesta generazione, detti anche Skylake. Si tratta di CPU con architettura x86 a 10 nanometri basati sul concetto di più sottosistemi (dual core, quad core, octa core, ecc.) situati all’interno di un unico microprocessore. Per quanto riguarda il comparto grafico, in base al modello scelto, il computer monta una scheda video Intel HD Graphics o una NVIDIA da 1 GB con memoria GDDR5, veloce sì, ma forse unica pecca della macchina, considerando che deve gestire, oltre alle applicazioni 3D, uno schermo IPS 13,5 pollici con risoluzione 3000×2000, vale a dire 6 milioni di pixel a densità 267 ppi. Capienti gli SSD da 512 GB per potere archiviare e montare in tutta tranquillità video in 4K o installare videogiochi next gen. Neppure la dotazione RAM scherza, corrispondente a 16 GB nel modello top di gamma. A completare il quadro due ingressi USB 3.0, jack per le cuffie, Wi-Fi 802.11ac, Mini DisplayPort, Surface Connect, Surface Pen, lettore MicroSD, Bluetooth 4.0, sensore di luminosità, accelerometro, giroscopio e magnetometro. Interessante, poi, l’autonomia della batteria, spinta oltre le 12 ore. Il design, com’è possibile vedere dalle immagini, è sobrio e minimalista. Lo chassis, realizzato in fibra di magnesio, presenta una caratteristica innovativa per un ultrabook: la possibilità di rimuovere dalla base, cioè di staccare dalla tastiera, lo schermo e utilizzarlo come tablet touchscreen.

Le ragioni che hanno spinto Microsoft verso questa scelta epocale sono da ricercare, probabilmente, nell’abbandono di Bill Gates come Chief Software Architect nel lontano 27 giugno 2008; da quando il fondatore dell’OS più diffuso al mondo se n’è andato, si è sviluppata sempre di più l’idea di dover creare un ecosistema unico, compatto e integrato, sebbene questo sia già il modus operandi di un’altra grande azienda della Silicon Valley, ma quella è tutta un’altra storia.

Alberto Molino

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