Pina Mazzaglia

PALERMO – Esperienze personali, verifiche, essenze, sostanze che possano accomunare tecniche e linguaggi differenti nel tentativo di far convergere interessi estetici e temi condivisi in una univoca dimensione: questo è CAMERA DOPPIA #1 evento ideato e curato da Virginia Glorioso che vedrà come protagonisti Miriam Iervolino e Giuseppe Vassallo. L’evento prevede una prima bipersonale che sarà inaugurata oggi 16 gennaio alle ore 19:00 negli spazi della Galleria XXS/ aperto al contemporaneo di Palermo, visitabile fino al 31 gennaio 2016. “È presto per parlare di un fenomeno – scrive nel suo testo il critico Roberto Giambrone -, di una corrente, di una scuola. Ma non vi è dubbio che diversi artisti, siciliani per nascita o per scelta, di età compresa tra i venti e i trent’anni e cresciuti ai margini dell’arte ufficiale, offrano alcuni spunti di riflessione e non pochi intriganti indizi per scovare assonanze tematiche e linguistiche, desideri e preoccupazioni comuni o visionarie empatie”.
Il contenuto delle opere in mostra a Palermo, un contagio di idee che vuole mantenere e conservare la sua primigenia integrità, è un mondo che apre a sperimentazioMiriam Iervolino, Alveare II, Collage su carta, Luglio 2015ni e mitologie individuali, argomenti sviluppati che diventano linfa di un coro, in cui si dispiega una forza intuitiva che riesce a dar vita all’idea, all’utopia: nessuna differenza tra arte e vita, ciò che conta, è la palingenesi, il potenziale di energia che ne scaturisce, e che mira anche in questo caso a trasformare il mondo, a rifarne nuova l’immagine ormai atavica e superata. C’è una geografia visionaria, che porta il gruppo di artisti scelti dalla curatrice Glorioso per il progetto, progetto che ha visto nell’incipit una collettiva come prima tappa, dove gli autori operavano all’interno di uno stesso spazio. Allo stesso modo di come avviene condividendo una camera in un appartamento in affitto, spazi comuni dove instaurare relazioni, le contaminazioni che ne scaturiscono, condivisione di spazi e di idee, sono gli obiettivi che questo ciclo di mostre si propone di ottenere. Tutti gli artisti coinvolti lavoreranno in autonomia, ma il confronto che per mesi li “obbligherà” a condividere un piccolo ambiente, li porterà inevitabilmente a riflettere sul proprio lavoro e sul proprio modo di vivere lo spazio a loro concesso. In questa occasione come in molte altre, in questa comunanza dettata dalla necessità di riconoscere, in primis, l’entità del divino divenire nasce l’energia che circola nei vari “regni” affrontati, il fluido del fluire invade l’uomo, il fiore, il germe, in un processo evolutivo dove non è possibile voltare le spalle al prometeismo, al dominio dispotico del contemporaneo, al movimento, al desiderio di tentare.
Nella mostra il campo è lasciato alle espressioni artistiche di pittura e fotografia con i collage fotografici di Miriam Iervolino, che l’artista mette in relazione con reperti epistolari, incorniciando reliquie di vita vissuta, che dialogheranno con le “istantanee” pittoriche di Giuseppe Vassallo, sospese tra archeologia del contemporaneo e nostalgia dell’antico. Iervolino accosta scomposizioni di vecchie fotografie e collage di immagini a reperti diaristici per ricostruire microstorie, restituendo loro un dinamismo che le sottrae all’oblio. Anonime biografie che diventano pagine di un grande diario collettivo.42479-Giuseppe_Vassallo_Composizione_I_Olio_su_tavola_30_x_29_2015 Con procedimento analogo, Vassallo accosta studi su Velázquez e Francesco Laurana a ritratti di gusto contemporaneo e vagamente pop, con qualche audace intervento di combustione, delimitando o marchiando irrealisticamente la tela con fasce o quadrati di colore. Le azioni, gli interventi esercitati, i tanti disegni sono “residui”, “turbolenze” che servono ad esperire ciò che il linguaggio e l’astrazione del pensiero non consentono, rendono visibile una mutazione, l’embrione di una forma, di un progetto, di un’analogia: una tecnica di fisiologia del pensiero globale, un album iniziatico dove regnano austerità e colori di terra, dove l’artista suscita e annota le sue “illuminazioni” in un corpus leonardesco del nostro tempo.

 

 

 

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