CATANIA – Ce li immaginiamo mentre trascorrono ore intense sulle  “sudate carte”. Sudate perché c’è caldo ed è necessario concentrarsi per capire bene i principi, i concetti e gli effetti in esse contenute. Ce li immaginiamo, nei loro studi spartani, senza aria condizionata né alcun confort o generi di prima necessità: granite, brioche, the freddo, gelati, caffè. FOTO SIMONA VICARICe li immaginiamo mentre il sottosegretario Simona Vicari (Ncd) rinuncia al week end tra le amate acque di Cefalù e il sottosegretario Giuseppe Castiglione (Ncd, coincidenza)  tralascia i personali interessi dell’imminente raccolta dell’oro verde, il pistacchio della sua Bronte caput mundi, per studiare accuratamente una riforma che è  nota a tutti da almeno sei mesi, facile da trovare sui siti, oltre che nei fascicoli della Regione e del Ministero dove la stessa Vicari esercita la sua attività di sottosegretario.

FOTO CASTIGLIONE PISTACCHIOI nostri eroi, a quanto pare, l’altro giorno hanno stoppato la delibera ministeriale che sanciva l’accorpamento delle Camere di commercio di Catania, Siracusa e Ragusa. Unico, incomprensibile e tardivo stop imposto dai due governativi senza una plausibile ragione. Pare che abbia espresso solo il desiderio o la necessità di approfondire l’argomento, una reazione, ci sia consentito, tardiva: appena poche ore prima che il Ministero per lo Sviluppo economico desse l’ok dopo mesi e mesi di confronti, studi, mediazioni, ragionamenti. Il tutto, però, deve essere passato inosservato ai due sottosegretari impegnati su più fronti, forse troppi: dalle elezioni amministrative che si sono rivelate un fallimento per il loro partitino alla necessità quindi, per sopravvivere, di  far nascere un nuovo soggetto politico. Anche perché, diciamolo francamente, avevano iniziato proprio male già dal nome: Nuovo centro destra e si erano subito buttati a sinistra, dai.

Ma torniamo al concreto. Il “fermo gioco” imposto da Castiglione e Vicari ha suscitato qualche reazione,e era inevitabile perché  180mila imprese restano al palo a causa dello stallo in cui versano le Camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa per il mancato accorpamento, peraltro previsto dal Governo Renzi. Un operazione riuscita tra Palermo ed Enna, una fusione fatta in tempi brevissimi, deliberata dal Mise con decreto dello scorso 17 marzo e ad oggi col procedimento di rinnovo avviato, e andata a buon fine anche tra Trapani, Agrigento e Caltanissetta, deliberata dal Mise il 21 aprile scorso e oggi in fase di avvio del procedimento.

Cosa blocca la procedura di fusione delle tre Camere di Commercio del Sud Est? Se lo chiedono in Confcommercio, dove i sospetti di un pasticciaccio provocato ad hoc da una piccola parte della politica capace di condizionare tutti gli altri si fanno sempre più concreti.
Ripercorrendo con uno schema chiaro quanto successo nelle ultime settimane, il presidente di Confcommercio Catania Riccardo Galimberti e il presidente di Confcommercio Siracusa Sandro Romano, supportati dal presidente regionale di Confcommercio Pietro Agen, hanno denunciato intollerabili intromissioni da parte dei  già citati sottosegretari  per impedire la fusione e si sono detti pronti a denunciare tutto alla Procura della Repubblica di Palermo.

Parte da questi antefatti il ragionamento di Confcommercio:

Lo stupore di tutti sui dati dello Svimez pubblicati nei giorni scorsi non disorienta Confcommercio che li giustifica come una logica conseguenza di una politica inesistente in Sicilia: in sette anni, da Lombardo a Crocetta non c’è mai stato un progetto di sviluppo per la nostra isola.

Le riforme del sistema camerale sono volute dal Governo Renzi, di cui Simona Vicari è sottosegretario allo Sviluppo economico e Giuseppe Castiglione all’Agricoltura.

Un anno fa circa l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano venne a Catania per assistere alla cerimonia “in pompa magna” della firma del Patto del Sud Est, che vedeva riunite in un’unica logica di sviluppo territoriale Catania, Siracusa e Ragusa. In quella occasione Confcommercio si astenne dal partecipare facendo presente che mancava al progetto un soggetto unitario delegato a svolgere la funzione di sviluppo.

FOTO AGEN“Fatte queste premesse – ha spiegato Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia – analizziamo la situazione. Con l’accorpamento delle Camere di Commercio imposto da Renzi si sono finalmente concretizzate le condizioni per arrivare ad un’unica politica economica di area vasta. Unionacamere Sicilia delibera di indirizzare la costituzione di tre Aree vaste che diventano quattro a seguito di una norma approvata dal Parlamento nazionale che permette a Messina di rimanere autonoma. Partono a questo punto le operazioni per la costituzione delle Camere di Commercio di Palermo ed Enna, Trapani, Agrigento e Caltanissetta e Catania, Siracusa e Ragusa. Se per le prime due il procedimento è spedito e va a buon fine resta il mistero di quanto sta accadendo per Catania Siracusa e Ragusa. Il 21 luglio – continua Agen – la Commissione tecnica a cui è demandato il parere sulla funzione delle tre Camere, alla presenza del rappresentante della Regione Sicilia, esprime parere favorevole alla fusione, dopo un precedente rinvio per approfondire i rapporti relativi alla Camera di Commercio di Messina. Nella riunione del Mise del 30 luglio, che avrebbe dovuto deliberare la fusione e nominare il commissario ad acta, tutto viene rimandato a causa di una presa di posizione della Regione Sicilia determinata dagli interventi dei sottosegretari Castiglione e Vicari che bloccano la ratifica rinviando l’argomento”.

Confcommercio si chiede il perché del  repentino cambio di posizione del Governo Crocetta, il perché dell’altrettanto inopportuno intervento dei due sottosegretari, cosa c’è dietro alle difficoltà create quando si parla delle Camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa. Le chiavi di lettura possono essere diverse. Le espone il presidente di Confcommercio Catania Galimberti:

“Probabilmente a qualcuno non stava bene che il commissario ad acta fosse il segretario della maggiore Camera di Commercio, ovvero il dottor  Pagliaro di Catania. E diciamo questo perché nei giorni scorsi si sono sviluppati movimenti mirati ad ottenere scelte diverse. Oppure -, prosegue Galimberti –  la politica che oggi ha i numeri per comandare gli aeroporti di Catania e Comiso è spaventata dall’idea di perdere il controllo come succederebbe se si giungesse alla fusione. Infatti la nuova Camera del Sud Est avrebbe il 62,5% delle azioni della SAC spa mentre alle tre componenti politiche resterebbe il 37,5. Questo prima del minacciato aumento del capitale in borsa deliberato senza che l’imprenditoria catanese potesse esprimere il proprio parere in merito. Anche qui Crocetta dovrà spiegare come mai al commissario della Camera di Commercio di Catania Rizzo non sia stata affidata la delega all’aeroporto, determinando nella sostanza un esclusione della stessa dalla gestione della SAC ed escludendo così il maggior azionista”.

Tante domande alle quali Confcommercio pretende risposte chiare. Nel frattempo: “Attenderemo il 5 agosto – afferma Pietro Agen – per vedere se il Mise determinerà finalmente la fusione, in caso contrario chiederemo un incontro al procuratore della Repubblica di Palermo per renderlo edotto su una serie di fatti che nel loro insieme assumerebbero particolare rilevanza. Chiederemo un incontro con il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Movimento Noi con Salvini e La Destra di Musumeci per avere l’appoggio su una vicenda che è moderato definire scandalosa. Così come chiederemo una presa di posizione da parte del Sindaco Bianco, del presidente di Unioncamere regionale Montante e del presidente di Unioncamere nazionale Lo Bello”.

R.S.

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