di Cinzia Zerbini

SANTIAGO DE COMPOSTELA – “Allora… abbiamo preso tre caffè, due bicchieri di latte e tre paste”.

“No, no quella, questa”.

“Questa”  è un notevole contenitore di panna e colesterolo che gustato alle 6 del mattino assume il valore di motore.

“Quanto paghiamo?”

“3 euro e 50”.

“No, guardi, forse c’ e’ uno sbaglio. Abbiamo preso…”

Nessun errore. Siamo in Portogallo dove il costo di un caffè varia da 40 a 60 centesimi. Una birra costa meno di un euro, e, come ci si piega il barista,  una cena a base di pesce riesce persino a toccare 10 euro. Per lui una cifra esorbitante. Noi lo guardiamo allibiti.
Per arrivare a Santiago da Lisbona,  attraversando il Portogallo, si conosce una realtà lontana dal percorso francese dove, ad agosto, non si cammina, ma si corre per trovare un posto per dormire.

In quasi tutto il Portogallo invece i “pellegrini”, saremo in dieci.

Se come dicono la meta cambia durante il viaggio succede che Santiago si dimentica per godere di quello che si vive. E ciò’ che si vive ha dell’incredibile. Ad ogni passo ci sono mele, pere, kiwi, fichi, noci. Alberi carichi di frutta che viene raccolta da chiunque senza alcun divieto. Donne che regalano pane, o forme di formaggio. Da laici ci si chiede se questo assomigliare ad un paradiso terrestre sia il vero motivo dell’apparizione della Madonna a Fatima.

10482425_4828610328566_8855944556562021368_nCamminando succede che la Spagna, dove orde di gente s’ ammassano come fosse Mondello a ferragosto, in un cammino che di spirituale o intimistico non ha nulla perché condiviso a ogni passo su facebook,  non è più una metà ma un ricordo. Si rallenta. Si cambiano i programmi, ci si stanca meno e si percepisce fino in fondo la diversità di una nazione che contiene l ‘Italia di 30 anni fa.

Al secondo cammino per la città della Galizia  che ha saputo trasformare la religione in business, ci si sente un po’ più’ sicuri, anche presuntuosi e si parte con l idea di far valere la propria conoscenza a chiunque si incontri. Ma quando non si ha  nessuno con cui parlare,  di questa conoscenza fai a meno. Qui è’ un’ altra storia, ti dici, qui non c e’ nessuno con cui confrontarti. O meglio c e’ solo la bellezza di città in bilico tra la costruzione e la decadenza. Ci sono fiumi che sembrano mari e ponti che diventano opere d arte.  Azulejos graffiate, case abbandonate con tetti sfondati e le tende bianche ricamate alle finestre in un contrasto struggente.  Un paese scarnificato dall’ emigrazione.10600535_4828609608548_132356901727584859_n

Camminare per giungere a Santiago percorrendo oltre 500 chilometri significa non volere infrangere nulla di quello che si è visto mescolando con il turismo del cammino francese, ne’ con il fragore del misticismo a tutti i costi, ne’ con i migliaia di selfie tutti uguali che ritraggono momenti che invece dovrebbero essere privati, almeno i primi. Ma oggi è la condivisione che rende reale la vita. E in selfie altrui ci finisci sempre anche se non vuoi.

Ma ognuno cammina e vive come vuole e coglie segni, ipotizza cambiamenti, fomenta speranze, cambia idea e questo forse, per i più testardi,  è il vero miracolo di Santiago.

(foto di Cinzia Zerbini)

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