Pina Mazzaglia

CATANIA – Alcuni giorni fa, è arrivata la direttiva “pro-allattamento” firmata dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia allarmata dopo il discusso caso della mamma di Biella allontanata mentre allattava il figlio nella sala principale dell’ufficio postale. La direttiva ministeriale è stata spedita a tutte le pubbliche amministrazioni affinché “assumano azioni positive, comportamenti collaborativi o comunque non ostacolino le esigenze di allattamento. Con questa direttiva – si legge nel testo – i vertici e la dirigenza delle amministrazioni si adoperino per prevenire comportamenti o atti in contrasto con le suddette finalità, anche nell’ambito di organismi controllati”.

Dopo il ministro Madia, scendono in campo varie istituzioni che rivendicano e dibattono intorno a questo tema che sta cominciando ad assumere toni assoluti.

   Noi abbiamo incontrato il Cavaliere del Lavoro Giuseppe Benanti, per decenni alla guida della SIFI, azienda farmaceutica operante esclusivamente in campo oftalmologico, sostenitore del lavoro femminile e che già 15 anni fa, prendendo spunto da un modello nato nel nord Italia istituisce la prima nursery aziendale in Sicilia all’interno della sua azienda. “Nasce nella nostra sede nel 2002 l’asilo aziendale, una nursery, uno spazio adeguato che ospitava una ventina di bambini di età dai zero ai 6 anni – ci spiega il Cavaliere Benanti –, spazi adeguatamente attrezzati e in grado di garantire il confort alle madri e ai loro figli. All’epoca abbiamo dotato la nursery di servizi igienici adeguatamente dimensionati, di aree destinate al gioco, con fasciatoi, un corrispondente numero di tavolini e sedie bassi, divanetti e poltrone per adulti, porgendo un occhio di riguardo alla madre che si prestava ad allattare il figlio al seno. Non mancavano la costante presenza delle insegnanti, del personale che prendeva in custodia i minori, di baby sitter, della sorveglianza e di tutte le dotazioni di sicurezza necessarie. Ho sempre considerato l’allattamento al seno un diritto fondamentale dei bambini, e le madri lavoratrici devono essere sostenute nella realizzazione di questo desiderio e di poterlo conciliare col lavoro”.cav_giuseppe_benanti

   Precursore di iniziative rimaste uniche e non imitate da nessun’altra azienda in Sicilia, il cavaliere Benanti ha avuto la capacità di guardare a un nuovo modo di concepire il mercato del lavoro e il diritto alla famiglia di ciascun individuo. In questa sede ci sembra doveroso ribadire il contributo dato al mondo del lavoro femminile, al modo di interpretare e difendere i diritti umani, dei minori, delle famiglie e delle donne: ambiti in cui queste sono talvolta spinte a subire modelli adeguati cui aderire specialmente dopo la nascita di un figlio, dove è necessario affrontare il nuovo percorso lontano da pregiudizi, da discriminazioni, (che più delle volte hanno origine dai rapporti di genere) e senza che questo diventi una colpa per la madre.

   “In un momento in cui il Welfare pubblico si ritrae, quello aziendale deve comprendere le aree di disagio dei lavoratori e delle lavoratrici senza creare divari, cercando di superare arretratezza culturale, e creare un nuovo modo di vedere la società – continua Benanti -, realizzando i presupposti necessari ma anche facendo sì che le esigenze più naturali siano viste come diritti e non come concessioni. Siamo un Paese che fa pochi figli e per questo un serio ragionamento sulla vera rivoluzione da fare non può che partire dal condividere famiglia e lavoro, società in generale e responsabilità genitoriali. In Italia, il genere di appartenenza condiziona ancora pesantemente le opportunità economiche e di carriera e conosciamo bene la mancanza di condivisione delle responsabilità pubbliche tra donne e uomini. A mio avviso è doveroso organizzare seminari, campagne mirate, pubblicità e convegni che sensibilizzino la collettività e che diano fiducia alla gente”.

Per secoli allattare un figlio è stata una competenza femminile riconosciuta e tramandata all’interno del recinto culturale in cui era collocata la donna madre. Una competenza rispettata in merito alla quale non esistevano dibattiti circa la sua opportunità in termini di salute (perché, ovviamente, non esisteva una scelta diversa o, laddove lo fosse, era chiaramente pericolosa per la salute del bambino), ma anche una competenza che rafforzasse l’immagine della donna legata a tutto tondo al ruolo di madre.

A partire dai primi decenni del ‘900 e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, drammatiche esigenze, in particolar modo per la presenza di molti orfani, insieme al ruolo che le donne avevano assunto anche nel campo produttivo, a iniziare dal loro impiego nell’industria bellica, e lo sviluppo della ricerca industriale e scientifica, hanno consentito di offrire un prodotto (il latte artificiale) che ha dato, di fatto, un’alternativa all’allattamento al seno.

Oggi i pareri dei medici sono differenti: tante sono le iniziative e le campagne a favore dell’allattamento al seno con un contributo offerto dalla ricerca scientifica che ha prodotto un “corpus” di evidenze circa i benefici del latte materno e il suo essere la norma fisiologica.

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