CATANIA – Dire no a tutte le forme di violenza. Usare lo sport come scuola di formazione. Dai campi di sabbia all’Accademia delle Belle arti di Catania, il salto è più breve di quanto si possa pensare. Stamani è stata presentata l’iniziativa del Canalicchio Beach Soccer, che scenderà in campo nel primo concentramento del girone B del campionato di serie A, il 14 e 15 giugno a Terracina.

Nella conferenza stampa, in cui hanno preso parte il direttore dell’Accademia di Belle Arti, Virginio Piccari, la professoressa dell’Accademia di Belle Arti, Liliana Nigro, l’attore Fabio Boga, la responsabile dell’associazione Demetria Onlus, Flavia Tavano, il presidente del Canalicchio Beach soccer, Giovanni Selva, il direttore generale del Canalicchio Beach Soccer, Marco Coppa e Daniele Lo Porto, segretario provinciale dell’Assostampa di Catania, si è discusso di sport, cultura e solidarietà. Di come questi fondamenti del sociale all’apparenza così lontani e diversi tra loro possano invece intersecarsi e creare in sinergia un modello di crescita sano per le nuove generazioni.

«All’insegna del fair play – sottolinea l’attore Fabio Boga, anche direttore marketing del Canalicchio Beach Soccer  – quando per fair play si intende un concetto di rispetto nei confronti del prossimo».

Il Canalicchio Beach Soccer sosterrà la campagna contro la violenza sulle donne, e si farà promotore di una serie di eventi dal nome significativo “Un calcio alla violenza…”. Tutto senza dimenticare il calcio giocato e il campionato ormai alle porte. «Non lo dimentichiamo assolutamente – afferma il digì Marco Coppa – ci stiamo preparando al meglio per disputare la stagione agonistica. Abbiamo grandi obiettivi, che per il momento non sveleremo».

Daniele Lo Porto, infine, dice la sua rifacendosi anche, da giornalista, alle pressioni e alle violenze che devono subire i colleghi: «Siamo contrari a qualsiasi tipo di violenza, includendo tra questa anche la violenza verbale che è diventata una caratteristica di questi tempi e, purtroppo, i giornalisti la subiscono da Roma e da Palermo, alimentando odio verso una categoria che negli ultimi anni ha registrato migliaia di licenziamenti e con difficoltà e passione è impegnata in un lavoro di importante valenza sociale».

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