Marco Iacona –

 

And the winner is… no, non è andata così ieri sera nella corte di Palazzo degli Elefanti per la premiazione della “Candelora d’oro” alla presenza di Enzo Bianco e del vescovo Salvatore Grisitina. Dopo il bagno al Lions club con tanto di “The Star-Splanged Banner” e bandiera a stelle e strisce, si torna a parlare la lingua di sempre. Sicuramente, l’avrà presa bene Fabrizio Pulvirenti guarito da Ebola e “fustigatore” delle politiche di un Occidente imperialista. Vada però per i complimenti di Bianco che ha sottolineato impegno e generosità del medico residente a Enna, un po’ meno per le frasi di Gristina. Dato che Pulvirenti, cito da intervista rilasciata al giornale cartaceo catanese, è uomo dalla spiritualità che “va oltre il Cristianesimo”. Cosa ci sia in quell’“oltre” non ci è dato sapere.

La guarigione del medico si deve a sant’Agata? Ci lascia con questo dubbio il monsignore catanese, sicuramente si deve alla capacità dei medici dello Spallanzani e al velocissimo ritorno del paziente in patria. Perché non è rimasto lì tra i malati di Ebola? Qualche tentativo di polemica nei giorni scorsi al quale Pulvirenti ha risposto con un secco: nella peggiore delle ipotesi – se cioè fossi morto – alla mia famiglia sarebbero toccati gli oneri per il rientro della salma. Sarà.

Tutti felici ieri sera. Il premio, hanno ripetuto Bianco e Pulvirenti, va esteso a tutti i volontari non solo di “Emergency”. Dopo lo stesso Bianco il professor Angelo Majorana, Turi Ferro, lo scrittore Buttafuoco, l’astronauta Parmitano tocca adesso al “dottor guarito” che si dà in partenza per l’Africa per completare quello che era aveva iniziato pochi mesi fa.

Non prima di fare una capatina a Sanremo. Al festival dei fiori, massimo appuntamento nazionalpopolare tra coscione e canzonette. Non prima di veder pubblicato il libro che sta scrivendo insieme ad altri colleghi di “Emergency”. Siamo qui, in attesa.

“Candelora d’oro” a Pulvirenti, dunque. Massima onorificenza cittadina. E una dedica simbolica a tutti i medici d’Italia. Le vite umane si possono anche salvare senza fare il check-in. Trentotto giorni di ricovero allo Spallanzani, quattordici di black-out. Se fossero andati tutti in Africa, dove sarebbe finito Pulvirenti?

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