Il presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffale Cantone, sentito in Commissione Regionale  Antimafia, ha parlato a tutto spiano su alcuni temi scottanti che riguardano la Sicilia. Sul Cara di  Mineo, gli appalti e la Monterosso, il presidente dell’Anac si è espresso senza peli sulla lingua, indicando anche i nomi di chi ha favorito determinate situazioni imbarazzanti.

CARA DI MINEO

Secondo il presidente dell’Anac “l’appalto da circa 90 milioni di euro era progettato perché lo vincesse un unico soggetto”.

“L’Anac si è occupato in una prima fase del Cara Mineo in sede di redazione di un parere – ha detto Cantone.  Il Consorzio Calatino era stato costituito ad hoc come stazione appaltante, con una logica intelligente che era quella di coinvolgere le realtà locali. Noi abbiamo ritenuto, ben prima di Mafia capitale, che quello era un appalto costruito su misura, caratterizzato dalla eterogeneità di richieste, che andavano da richieste fisiologiche tipiche dei Cara, con i pasti o reinserimento fino alla manutenzione, un appalto così come costruito di fatto per farlo vincere a un unico soggetto. Noi avevamo segnalato in tempo questa vicenda – aggiunge Cantone – il consorzio non ha ritenuto di revocare l’appalto. Anzi, ci ha chiesto di cambiare parere. Alla fine, l’appalto era ancora in corso quando è avvenuta la seconda parte di arresti Mafia Capitale”.

APPALTI

“Credo che questi interventi legislativi regionali in materia di appalti finiscano per creare complicazioni. La materia degli appalti è di competenza esclusiva dello Stato centrale”, afferma Cantone parlando della legge regionale sugli appalti dall’Ars e impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Siamo intervenuti con un parere – continua il Presidente dell’Anci – sul progetto di legge, il sistema messo in campo rischiava di avere un effetto non del tutto comprensivo. Abbiamo fatto delle verifiche specifiche e rischiava di essere in contrasto con le regole della UE. Come presidente dell’Autorità’ nazionale Anticorruzione – ha sostenuto Cantone – credo che questi interventi legislativi finiscono per creare complicazioni’. Ma non solo. Il sistema generale dei controlli sui meccanismi degli appalti lascia a desiderare. Bisogna individuare meccanismi di controllo efficaci e non cartolari. Credo che stando alle norme Anticorruzione, individuare un responsabile della prevenzione, che ha una sua autonomia e indipendenza, potrebbe essere uno strumento utile sul piano dei controlli”.

PATRIZIA MONTEROSSO

Cantone ha parole al vetriolo sulla vicenda della segretaria generale della Regione, Patrizia Monterosso che nonostante la condanna della Corte dei Conti si trova ancora al suo posto. Non ha dubbi il presidente dell’Anci, c’è una responsabilità precisa ed è quella politica di Crocetta che l’ha nominata.

“Al di là del caso specifico, in vicende come queste la responsabilità politica è di chi nomina il dirigente”. Così ha commentato il presidente dell’Autorità anticorruzione la vicenda afferente la condanna della Corte dei Conti, per circa 1,3 milioni di euro, nei confronti  della responsabile della burocrazia regionale.

“Io credo – ha spiegato Cantone riguardo alla vicenda del Segretario generale – che in tutti i sistemi debbano esistere dei meccanismi fondamentali, che dovrebbero funzionare sempre, anche sul piano della responsabilità politica. Cioè, se io nomino un dirigente – ha aggiunto – poi dovrei assumermi la responsabilità di quella nomina di fronte ai cittadini che mi hanno votato. Questo sistema della responsabilità politica da noi funziona molto poco. Ma non possiamo pensare di risolvere ogni cosa con norme penali o peggio ancora con norme amministrative. Per la scelta dei propri collaboratori dovrebbe valere il criterio almeno dal punto di vista generale della culpa in vigilando, ma anche della culpa in eligendo. Sono regole che valevano persino nell’antica Roma”.

Con la nuova riforma della Pubblica amministrazione la Monterosso sarebbe già stata rimossa

“L’attuale normativa – ha spiega Cantone – non prevede che la condanna della Corte dei conti comporti la decadenza di un burocrate. Ma la riforma della Pubblica amministrazione prevede una norma molto importante in questo senso, che riguarda proprio la riforma della dirigenza: persino la sentenza di condanna in primo grado della Corte dei conti non consente più a un soggetto di essere nominato dirigente. Se è già in carica all’entrata in vigore della riforma? Bisognerà capire quale sarà nel dettaglio la norma: potrebbe anche prevedere la decadenza”.

Vincenzo Adalberto

 

 

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