Al Taormina Film Fest Raoul Bova presenta il lungometraggio di Capitan Ultimo sui progetti di sostegno sociale.

di Agnese Maugeri

Taormina- Un’accoglienza degna di un sex symbol come lui ha segnato l’ingresso in sala di Raoul Bova tra urla e i cori intonanti “sei bellissimooo” di tante giovani donne, e non solo, presenti in platea.

Ma Raoul Bova, a un attento osservatore che non si sofferma solo al mero e piacevole aspetto fisico, appare sin dalla sua entrata abbastanza timido e riservato, qualche sorriso lascia trapelare un lieve imbarazzo nel sentire tutto quel clamore. Come lui stesso ha ammesso scherzosamente poco dopo, è sempre stato abbastanza impacciato con le donne, tanto da dovere bere due birre per chiedere alla sua prima ragazza di ballare.

foto 1-3Al Taormina Film Fest Raoul Bova non è venuto però a parlare di donne ma bensì a presentare il lungometraggio “Capitan Ultimo” scritto e diretto da Ambrogio Crespi e prodotto dallo stesso Bova.

Un documentario i cui proventi andranno tutti alla casa famiglia che Ultimo ha costruito per aiutare molti giovani ragazzi, dove è anche ambientato il lungometraggio.

Nel film il Colonnello Ultimo spiega con la sua ferma voce il suo progetto, la voglia che ha di sostenere tante giovane vite reiette che a causa di problemi familiari o con la giustizia non riescono a trovare un giusto posto nel mondo togliendoli dalle strade e donandogli un luogo sicuro dove crescere, mangiare, imparare un mestiere.

Ultimo, con il volto sempre coperto per tutelare la sua sicurezza poiché pluriminacciato dalla mafia, sostiene «ognuno ha la sua storia, il suo trascorso con il quale convivere, noi qui dobbiamo raccontare quelle storie che faremo insieme, in modo umile, rivolti verso gli altri, guardando il prossimo».

Intervistato da Dimitri Buffa e Ambrogio Crespi, Capitan Ultimo ha mostrato il luogo in cui compie quest’opera di solidarietà e integrazione, una parte del quale è recintato e adibito all’allevamento di falchi e aquile, ogni volatile è assegnato a un ragazzo della casa famiglia, questo, spiega il capitano, aiuta i giovani che si vedono responsabili di un altro essere, li cura dai loro problemi.

Sono molte le scene durante il docu-film che riprendono il volo di questi uccelli, che con le loro forti ali danzano in cielo, Ultimo rimane estasiato nel vederli volare perché nel loro volteggiare ritrova il senso autentico di libertà.

Il Padre spirituale della casa famiglia è Padre Rovo, che indica ai ragazzi una corretta strada illuminata dal Signore, nei 45 minuti di film vi sono immagini di riti religiosi, messe, processioni in cui i giovani partecipano, Padre Rovo dice «non c’è un tempo per dimenticare ma solo uno per ricordare, e non esiste alcun uomo così povero da non poter dar niente».

Al termine della proiezione Raoul Bova racconta la sua esperienza con Ultimo che l’ha profondamente cambiato, la prima volta che gli proposero di girare il film “Ultimo” lui non voleva accettare proprio perché si sentiva vincolato in questi ruoli che lo vedevano sempre poliziotto, ma fu il regista Stefano Reali a insistere affinché i due si incontrassero.

Quando Bova entrò nello studio del Capitano Sergio de Caprio detto Ultimo capì subito che quello era un uomo rivoluzionario che non accettava imposizioni da nessuno, e nacque un sodalizio tra i due. L’alternanza tra fiction e realtà ha accentuato nell’attore l’aspetto sensibile e umano, da qui ha deciso di aprire una casa di produzione propria “per produrre ciò che gli altri non vogliono fare”. Basti pensare a “Sbirri” un altro docu-film da lui interpretato e prodotto che tratta il tema della droga insito in ogni strato sociale.

Raoul ha poi parlato del suo difficile anno, della gente che gli è stata vicino e ha voluto ringraziare tutti perché lo hanno sostenuto «sono grato a chi mi ha amato e appoggiato, le persone oneste non cambiano dall’oggi al domani, e il pubblico lo ha capito, questo è il regalo più grande che potevo avere».

Si è poi proseguito parlando dei suoi ultimi film che presto vedremo sul grande schermo, il primo girato con Luca Argentero, “Fratelli Unici” in cui interpreta un personaggio molto bello che lo ha aiutato nel suo momento di sconforto, si tratta di un uomo che a causa di un incidente torna all’età di 4 anni, è stato fondamentale per Raoul rivedere il mondo con l’entusiasmo di un bambino.

Un altro film in uscita lo vede coprotagonista con Paola Cortellesi in una pellicola simpatica e dinamica, in cui vestirà i panni di un gay che per non farlo capire al figlio finge di innamorarsi di una giovane donna architetto, la Cortellesi, ma anche lei vittima di un mondo misogino si sente discriminata. Entrambi sono così costretti a indossare una maschera per nascondere la loro reale essenza e si aiutano a vicenda, nascerà tra i due un bellissimo rapporto che non include il sesso ma tutta la complicità e l’amore puro tra un uomo e una donna.

Il lavoro non finisce qui, presto Raoul sarà impegnato sul set dell’ultimo film di Michele Placido, insieme ad Ambra Angiolini, una bella storia d’amore, l’attore ha aggiunto che ama interpretare ruoli che non conosce che lo sorprendono dove non puoi farti condizionare dal proprio vissuto.

Eppure è quando Raoul Bova parla di Capitan Ultimo, che riesce a emozionare il pubblico in sala, sono, le sue, parole d’immensa stima e ammirazione nei confronti di un uomo che ha scelto il suo nome proprio perché a lui non interessava essere primo e far carriera a discapito degli altri. Un uomo che è stato schermito e vittima prescelta dello stesso sistema che egli aveva tutelato e difeso, un uomo che come sottolinea l’attore «Ultimo non vuol essere considerato un eroe perché nel 1993 è riuscito ad arrestare Totò Riina, semmai lui lo è perché ogni giorno aiuta la povera gente a ridar forma alle loro vite spezzate».

Agnese Maugeri

 

 

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