Anita Rapisarda

 

Tutti si baciano sotto il vischio  nella notte di capodanno, ma nessuno sa come mai. Quante volte qualcuno hanno cercato di rubare un bacio sotto il vischio e quante volte si è pensato “porta fortuna no?” Troppe, sicuramente. E’ tempo quindi di scoprire le origini di questa usanza.

Il vischio ha una lunghissima tradizione che arriva fino alle credenze celtiche. Per questi popoli il vischio infatti allontanava sventure e malattie, portando invece fortuna e serenità.

Tante leggende e tradizioni natalizie sono legate a questo arbusto.

Il suo nome latino è Viscum album, ed è una pianta cespugliosa che cresce soprattutto in inverno alle pendici di pioppi, querce e tigli. Al vischio sono riconducibili leggende e tradizioni molto antiche: i celti, ad esempio, lo chiamavano oloaiacet e lo consideravano, insieme alla quercia, una pianta sacra e dono degli dei; secondo una leggenda nordica, invece, teneva lontane disgrazie e malattie.
Leggende appartenenti alle popolazioni più disparate non solo anglosassoni e scandinave ma anche australiane, africane e giapponesi, attribuiscono al vischio speciali virtù fecondative. In particolare, questo valore sacro è rimasto nel folklore delle popolazioni del nord dell’Europa ed è legato al periodo del solstizio d’estate, San Giovanni, e quello d’inverno, Natale.

La leggenda del vischio trae le sue origini proprio da queste terre e dalla dea anglosassone Freya (o Frigga), sposa del dio Odino e protettrice dell’amore e degli innamorati. Freya aveva due figli, Balder e Loki, il primo buono e dolce, il secondo ovviamente cattivo, invidioso e soprattutto dispettoso nei confronti del fratello.

Venuta a conoscenza di ciò Freya cercò di proteggere Balder e chiese a Fuoco, Acqua, Terra, Aria e a tutti gli animali e le piante di giurare la loro protezione per l’incolumità del figlio e ottenne la loro protezione. Ma l’astuto Loki però scoprì che la madre non si era rivolta ad una pianta, che non viveva né sopra né sotto terra: il vischio. Intrecciando i rami di questa pianta fece così un dardo appuntito, lo diede al dio cieco dell’inverno, che lo tirò dal suo arco e colpì Balder, il quale morì sul colpo. Freya, rassegnata e disperata, pianse tutto il suo dolore sul corpo del figlio e le sue lacrime a contatto con il dardo di vischio, diventarono le bacche perlate della pianta e Balder magicamente riprese vita. Così Freya, colma di felicità, ringraziò chiunque passasse sotto l’albero su cui cresceva il vischio con un bacio. Non c’è nulla di più naturale che trasportare lo spirito di questa antica leggenda nel cristianesimo considerando il vischio il simbolo dell’Amore che conquista la Morte Per questo motivo la tradizione vuole che chi sta sotto il vischio si baci!

 

Ma il potere fortunato del bacio arriva anche dai Druidi del nord Europa: quando due nemici si incontravano sotto una pianta di vischio erano infatti soliti abbandonare le armi e concedersi una tregua, sancendo il patto con un bacio.

Da quella tradizione si è giunti fino alla nostra per cui, appendere il vischio alla porta della propria casa o all’interno dell’abitazione è augurio di prosperità!

 

Ma la tradizione più importante legata a questa pianta è quella natalizia.

L’usanza di appendere all’uscio di casa un rametto di vischio, si perde nelle lontane terre del nord Europa, popolate dai celti e dai mitici sacerdoti druidi.  Questi, vi associavano prima di tutto una forza magica, in grado di far deporre le armi ai nemici che si fossero incontrati in sua prossimità e, proprio per tale ragione, il vischio è oggi augurio di serenità e pace, ed appenderlo alla porta di casa regalerà armonia a tutti i suoi abitanti. Inoltre, le antiche popolazioni nordeuropee vi attribuivano importanti doti curative e, tutt’oggi, i contadini che lo trovano tra i rami dei propri meli, dei peri, dei susini, dei mandorli, dei pioppi, degli aceri e ovviamente degli abeti, lo considerano un dono da proteggere contro mani avide ed inopportune.

 

 

Dalla Scandinavia arriva una bella leggenda sul vischio. Nel diciottesimo secolo non si credeva più che il vischio avesse miracolosi poteri di guarigione ma si riteneva comunque che avesse un certo significato magico e fu chiamato “la pianta dei baci”. A Natale, se una ragazza si trova sotto il vischio, vivacemente abbellito con nastri e rami di abete, non può rifiutarsi di essere baciata. Se la ragazza non viene baciata vuol dire che non si sposerà durante l’anno nuovo.

 

Ancora oggi a Natale si usa appendere il vischio sulle porte delle case come auspicio di tanta fortuna. ma non è l’unica storia tramandata sul vischio… molte altre leggende ne narrano il significato. Per i Celti il vischio era il simbolo della resurrezione, della sopravvivenza della vita alla morte, affascinati dalla sua vita completamente aerea, credevano fosse l’emanazione della divinità sulla Terra, panacea che cura tutti i mali.

 

Per raccogliere ed usare il Vischio si attuavano una serie di cerimonie volte a celebrare la sopravvivenza dello spirito alla morte fisica. Per i druidi il rito che onorava l’immortalità dell’anima era in grado di associare il potere della medicina a quello della magia. Il fatto che il Vischio sia una pianta che non cresce a terra ma sugli alberi suscitava nella popolazione celtica un interesse, una curiosità ed un’adorazione del tutto particolari. Il ciclo vitale di questa pianta non tocca mai il terreno perché gli uccelli si cibano delle sue bacche e poi le trasportano da un albero all’altro. Germogliano solo i semi dei frutti che cadono sui rami mentre ciò non accade per quelli che cadono a terra. Tutto questo veniva interpretato dai druidi come una sorta di benedizione degli dei scesa sui primi mentre i secondi non godevano del consenso divino.

 

I Celti credevano che il ciclo vitale del Vischio si sviluppasse su tre elementi: un soggetto che trapassa la morte rappresentato dal Vischio, un messaggero della vita cioè l’uccello trasportatore, e l’interazione divina che dava il potere di nascere e di crescere. Questa vita completamente aerea veniva associata ad una delle più spettacolari, misteriose e potenti espressioni divine nel mondo terreno.

 

Il Vischio era una delle piante più preziose dell’erboristeria celtica tanto da essere ritenuto quasi un animale e da venire associato alla vita di un re o di un capo. I druidi sceglievano accuratamente i modi ed i tempi per raccoglierlo. Era la pianta dedicata alla festa di Imbolc e veniva tagliato dall’albero che lo ospitava durante una cerimonia di Yule o Alban Arthan. Proprio in questo giorno, il più corto dell’anno, il sole ricomincia a crescere e la luce che irraggia la terra, fecondandola di vita, aumenta gradualmente fino a rinnovare il risveglio primaverile.

Il cerimoniale per la raccolta del Vischio era scandito da azioni antiche ed imprescindibili. Gli studi in merito all’epoca ed alle modalità di raccolta sono molto precisi: si usava un panno candido, simbolo di purezza, e venivano sacrificati dei giovani tori bianchi per rinnovare il patto con le divinità .I Celti lo raccoglievano nel sesto giorno della luna crescente cioè mentre questa si stava incrementando di potenza. Anche il druido che officiava la cerimonia era vestito di bianco e solo lui poteva tagliarlo. Il Vischio era anche considerato un liquido simbolico perché estraeva la linfa dalla pianta ospitante sorbendone la positività ed il sapere e quindi, concentrandone il succo, diventava la bevanda della conoscenza.

La leggenda cristiana del vischio è invece un’altra:

Si narra che un tempo,  in un paese tra i monti, viveva un vecchio mercante. L’uomo era solo, non si era mai sposato e non aveva più nessun amico. Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno all’amicizia e ai rapporti umani. L’andamento dei suoi affari era l’unica cosa che gli importava. Di notte dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva in casa, nascosto in una cassapanca. Per avere sempre più soldi, a volte si comportava in modo disonesto e approfittava della ingenuità di alcune persone. Ma tanto a lui non importava, perché non andava mai oltre le apparenze. Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari. Non gli interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli voleva bene. Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata. Cominciò a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti. Pensò che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosì perché non aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini. A un certo punto cominciò a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. L’uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupì. Per tutta la notte, ascoltò le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d’amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano la solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventù. Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondeva dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l’uomo cominciò a piangere. Pianse così tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale era appoggiato…Le sue lacrime non sparirono al mattino, ma continuarono a splendere come perle.

Era nato il vischio.

Oggi addobba le nostre case nel periodo natalizio, e si usa per confezionare le ghirlandine da appendere alle pareti di casa, per garantire un anno di fortuna, un’usanza questa che è stata tramandata fino a noi dalle popolazioni celtiche. Le ghirlande sono inoltre il simbolo di vittoria e di eternità.
Il vischio è impiegato anche per fare il centrotavola, come decorazione per i portacandele e per decorare la casa.

 

 

 

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