di Salvo Reitano

Pietro Catania: “Dopo le affermazioni  dell’Autorità nazionale anticorruzione, ora aspettiamo  le dimissioni del presidente del “Consorzio calatino Terre d’accoglienza”. Una delegazione di consiglieri comunali del Calatino ricevuti dal Prefetto, denunciano gli aspetti poco chiari della getione amministrativa del Cara.

Dire che noi di Sicilia Journal sulla gestione e gli appalti al Cara di Mineo avevano visto giusto è ora fin troppo facile. La conferma, di quanto scriviamo da mesi, viene dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone che, senza giri di parole definisce la gara “lesiva della concorrenza, parziale, senza alcuna trasparenza e criteri di economicità”. Uno tsunami che si abbatte sull’appalto del mega centro di accoglienza, che vantava la supervisione di Luca Odevaine già finito nelle intercettazioni di “Mafia Capitale”. Proprio nella commissione che ha aggiudicato l’appalto sedeva, con un ruolo non certo marginale, proprio Odevaine, riferimento del re delle cooperative sociali Salvatore Buzzi, finito agli arresti per i suoi rapporti con quServizio Mineo_Cara3el Massimo Carminati, imperatore incontrastato della “cupola romana”.
Invitiamo i lettori, a conferma di quanto scriviamo, a rileggere il nostro servizio del 6 giugno 2014. Scriveva, allora, SiciliaJournal che a bandire l’ultima gara era stato il “Consorzio calatino Terre d’accoglienza”, presieduto dal sindaco di Mineo, Anna Aloisi, del Ncd e referente sul territorio del sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, braccio destro del ministro Angelino Alfano, “creatore” del Cara nel 2011, nominato come presidente della Provincia di Catania dall’allora ministro Roberto Maroni “soggetto attuatore per l’emergenza immigrazione”.
Raccontammo nei minimi particolari il grande business dell’accoglienza. Il crovevia del “saccheggio”. Il titolo era: Mineo, il “Cara”: soldi pubblici e affari privati. Il 9 di giugno, dopo la pubblicazione di quel servizio, sul tavolo dell’Autorità nazionale anticorruzione, guidata dal pm Raffaele Cantone, arrivò una segnalazione su una importante gara che sembrava disegnata su misura. L’appalto, senza girarci intorno, era proprio quello per la gestione dei servizi al Cara di Mineo, una camionata di milioni di euro, cento per l’esattezza. Faceva parte della commissione che lo scorso luglio ha assegnato l’appalto per conto dell’ente gestore, il “Consorzio calatino Terre d’accoglienza” che raggruppa alcuni i Comuni della zona,.  quel Luca Odevaine del quale abbiamo già detto tutto.
Nella segnalazione inviata al Pm Cantone dalla C.O.T, un’impresa palermitana del settore della ristorazione che fattura diverse decine di milioni di euro, si faceva riferimento ai requisiti della garl43-mineo-cara-131217181332_biga che, “favoriva il gestore uscente violando i principi comunitari in materia”.
L’impresa o il raggruppamento d’imprese che vi potevano partecipare dovevano avere esperienze molto specifiche e particolari requisiti dalla ristorazione alla manutenzione degli alloggi della Pizzarotti, l’ azienda di Parma proprietaria degli immobili del Cara di Mineo che, guarda caso faceva già parte della cordata che ha poi vinto la gara. Insomma,  cercavano di spiegare quelli della C.o.t., si offriva una chiara posizione di vantaggio all’Ati uscente.
Dalle intercettazioni di “Mafia Capitale” emergeva con chiarezza il ruolo di Odevaine e il balletto dei nomi che si rincorrono da Roma a Mineo nella gestione dei migranti come quiello dell’ex presidente della Provincia di Catania. In diverse intercettazioni Odevaine, che sedeva al tavolo nazionale sull’immigrazione nominato nel 2011 dall’Unione province guidata da Castiglione, fa riferimento ai Cara di Bari e a Mineo e all’incremento dei posti in vari centri di accoglienza. Odevaine aveva un ruolo chiave a Roma, perché sedeva nel tavolo nazionale, ma soprattutto nell’Isola: consulente di Castiglione prima e della Aloisi poi, sedeva nella commissione che ha aggiudicato lo scorso luglio il mega appalto da 100 milioni di euro per la gestione del Cara, ora  al vaglio di Cantone, e sedeva anche nella commissione che nel 2012 aveva aggiudicato la prima gara, vinta dalle stesscara5e imprese.
Insomma, un appalto blindato, con l’azienda vincitrice “La Cascina Ristorazione”, che avrebbe pagato al componente della commissione aggiudicatrice un compenso di 10 mila euro al mese, stando a quanto sostiene lo stesso Odevaine che, nelle intercettazioni, parlando del bando aggiungeva:”Sarà difficile che se lo possa aggiudicare qualcun altro”.
Inevitabilemente, quanto ora scrive l’Autorità anticorruzione su questa vicenda, ci restituisce una politica fatta di corruzione, bustarelle e tangenti dei privati pronti a pagarle pur di assicurarsi appalti e forniture.
Per Cantone i servizi dovevano essere messi a gara in “lotti autonomi”. Inoltre, nell’appalto, la gara era stata fissata a 97 milioni di euro. “Una clusola che risulta in contrasto con i principi della trasparenza, non essendo stati individuati gli importi per le singole attività in affidamento – dice Cantone – l’assenza di concorrenza e convenienza per la stazione appaltante è dimostrata dal fatto che v’è stato solo un concorrente che ha partecipato alla provedura, il gestore uscente, cui è stato aggiudicato l’appalto con un ribasso molto ridotto, pari all’un per cento”. “Per questo motivi – conclude Cantone – la procedura utlizzata è illegittima e tutti gli atti vengono inviati alle procure competenti”. Più chiaro di così.
Intanto,  una delegazione di Consiglieri comunali firmatari di una serie di proposte nate nella manifestazione tenutasi il 25 febbraio presso il Cara, Pietro Catania di Mineo, Lorena Grazia Mileti di Castel di Iudica, Giuseppe Lanzafame  e Fabio Cusumano di Ramacca e Vito Amore di Vizzini, hanno incontrato il prefetto della provincia di Catania, Maria Guia Federico. Nel corso dell’incontro si è parlato dei lavoratori del Cafoto prefettora che, a prescindere dall’esito delle indagini in corso,saranno inseriti in apposite procedure di tutela in modo tale da non mettere in dubbio i livelli occupazionali; del rispetto del Patto per la sicurezza con impegni precisi rivolti all’aumento della presenza delle forze dell’ordine sul territorio al fine di contrastare fenomeni criminali quali prostituzione, sicurezza sulla strada, furti, spaccio e traffico di stupefacenti; dell’ integrazione del patto stesso in accoglimento alle proposte relative alla riduzione immediata del numero di immigrati; della lotta al fenomeno del lavoro nero che sfrutta gli imigrati nelle campagne del nostro territorio a detrimento dei braccianti agricoli locali e per concludere dell’istituzione di una no tax area a favore dello sviluppo imprenditoriale del territorio Calatino.
Con S.E. il Prefetto – dice Pietro Catania –  ci siamo soffermati anche sugli aspetti poco chiari della gestione amministrativa del Cara di Mineo. L’inopportuno rapporto tra il coordinatore della lista di maggioranza “Uniti per Mineo” nonchè soggetto che eroga una parte dei servizi al centro , Paolo Ragusa, ed il Presidente del Consorzio “Calatino Terra di Accoglienza” e sindaco di Mineo Anna Aloisi che crea una gestione amministrativa poco trasparente in pieno conflitto dei rispettivi ruoli di controllore e controllato”.
“Inoltre – aggiunge  Catania – abbiamo sottosposto i tanti casi di consiglieri comunali del calatino che si prestano ai soliti politicanti ed affaristi di turno beneficiando di posti di lavoro al Cara  tramite assunzioni clientelari e poco trasparenti. Il prefetto Maria Guia Federico, a conclusione dell’incontro si è resa disponibile a valutare ed accertare quanto da noi denunciato”.
“Dopo le gravi dichiarazioni di Raffaele Cantone – conclude Catania –  se il presidente del Consorzio ha un minimo di dignità politica dovrebbe dimettersi immediatamente da ogni incarico. Presto chiederemo delucidazioni sulla gara di appalto in questione”.
Il diavolo, in questi casi, sta nei dettagli. E non solo, visto il siluro partito dall’Autorità nazionale anticorruzione.
Abbiamo l’impressione che chi si è cacciato in questi guai ha ora bisogno di un gioco di prestigio per tirarsi fuori e non è detto che ci riesca.

S.R.

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