MINEO – Sono neri i nuvoloni che si addensano minacciosi sulla testa del sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione e promettono tempesta. La Procura di Catania, infatti, ha emesso il decreto di conclusione indagini per una ventina di persone coinvolte, a vario titolo, nel filone siciliano di “Mafia Capitale” che in Sicilia ha come punto nevralgico il Cara di Mineo, la struttura che ospita oltre 3mila migranti. Tra i destinatari c’è l’esponente del Ncd, genero di Pino Firrarello.

Le ipotesi di reato non lasciano spazio all’immaginazione, tanto sono precise e circostanziate: corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio; corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, entrambe finalizzate ad acquisire vantaggi elettorali; turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Insieme a Castiglione l’avviso di chiusura indagini è stato recapitato anche a Luca Odevaine, che nell’inchiesta romana faceva da il tramite fra criminalità e politica, il cosiddetto mondo di mezzo; a Paolo Ragusa, ex presidente di Sol.Calatino la coop capofila dell’appalto; a Giovanni Ferrera, ex direttore del consorzio di Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza”; al sindaco di Mineo Anna Aloisi, ex presidente del consorzio; tutti destinatari dei primi avvisi di garanzia. Solo la posizione dell’ex presidente dell’assemblea dei sindaci-soci e attuale primo cittadino di Vizzini, Marco Sinatra, da quello che si sa, dovrebbe essere stata archiviata.

Come i nostri lettori ricorderanno, siamo stati tra i primi con le nostre inchieste a comprendere che qualcosa non andava sulla gestione del Cara di Mineo. Le successive indagini della magistratura hanno confermato come il centro di accoglienza fosse diventato il postificio e il bancomat elettorale dei partiti di governo, che a Roma alimentano l’immigrazione senza fine. Uno squallido e sporco business sulla pelle degli immigrati, con partiti impegnati a garantirsi voti, favori, potere, appalti. Ora la chiusura delle indagini che confermano la vergognosa e delinquenziale gestione dell’immigrazione che ha alimentando corruzione, caos, insicurezza e rischi. Dopo tangentopoli il peggiore scandalo nella storia della Repubblica.

Come abbiamo scritto in apertura, l’indagine ha riguardato anche altri soggetti, ora destinatarie dell’avviso di conclusione delle indagini, l’anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. Secondo indiscrezioni ci sarebbero almeno due, tra manager e tecnici, della coop “La cascina” e della Pizzarotti, azienda proprietaria dell’ex Residence degli Aranci dove sorge il Cara, oltre che affiliata nell’Ati che si è aggiudicata l’appalto da 100 milioni di euro e  5 operatori ed ex operatori  del centro di accoglienza e 3 dipendenti comunali con incarichi al Cara.

In una breve dichiarazione rilasciata al quotidiano La Sicilia.it, il sottosegretario all’Agricoltura Castiglione dimostra serenità: «Finalmente dopo 18 mesi dall’avviso di garanzia provvisorio chiarirò all’autorita giudiziaria puntualmente la mia posizione ed il mio comportamento così come dimostrato nelle sedi istituzionali improntati a massima trasparenza, rigore e correttezza istituzionale».

Salvo Reitano

Nella foto: Paolo Ragusa, Luca Odevaine, Giuseppe Castiglione.

 


-- SCARICA IL PDF DI: Cara di Mineo, concluse le indagini: ipotesi di reato per Castiglione, Odevaine, Ragusa e altri sette --


Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata