Riceviamo e pubblichiamo

Egregio Direttore,

le chiedo ospitalità  per esercitare il diritto di replica, sancito dall’art. 8 della legge n 47/1948, in merito ad un articolo, a firma di Salvo Reitano, apparso sul suo quotidiano lo scorso 20 dicembre avente il titolo:”Cara e Comune di Mineo: quelle strane coincidenze”. E proprio dall’ultimo sostantivo usato nel titolo, “coincidenze”, con il quale inizio la mia precisazione. E’ pura coincidenza infatti che l’attacco al consorzio Sol. Calatino venga sferrato su un quotidiano ritenuto, negli ambienti politici etnei, <<prossimo>> all’on Nello Musumeci, al quale fa riferimento quella pattuglia, sempre più sparuta, di consiglieri comunali d’opposizione del comune di Mineo che, ormai da due anni, sta conducendo con grande livore e rabbia una battaglia campale contro il consorzio Sol. Calatino e i suoi oltre trecento dipendenti che lavorano nel terzo settore? E’ <<casualità>>  oppure è un fatto di comodo e quindi di opportunismo politico attaccare con un armamentario mediatico alleato? Noi la risposta a queste domande l’abbiamo molto chiara, ma demandiamo all’intelligenza e soprattutto all’imparzialità dei lettori ogni valutazione di sorta. Fatta quindi questa doverosa premessa, adesso passiamo ai punti sollevati dal giornalista nel suo pezzo. Si imputa il Consorzio di <<una collaborazione che si fa sempre più intensa proprio in coincidenza dell’elezione di Giuseppe Castiglione alla presidenza dell’ente di Palazzo Minoriti>>. Vorrei informarla, ma gli atti sono ben consultabili presso l’ex Provincia, che il Consorzio in realtà lavorava con la precedente giunta Lombardo e proprio con l’avvento della nuova giunta Castiglione questi rapporti di committenza si sono interrotti! Rapporti di lavoro significativi vengono intrattenuti con il soggetto attuatore del CARA di Mineo, ovvero l’allora presidente Castiglione, solo durante l’emergenza Nord Africa nell’Ottobre 2011. Quindi, appare del tutto fuori luogo la considerazione, che riteniamo arbitraria e pretestuosa, che vedrebbe la crescita del consorzio legata all’attività svolta con l’ente di Palazzo Minoriti. Poi, il vostro giornalista si sofferma, fateci passare l’ossimoro, su una grande piccineria: il cambio di toponomastica da Cortile Palermo a Cortile della Cooperazione. Questo cambio di nome, riteniamo, non può che lusingare Mineo e la stessa provincia di Catania, visto che nel centro “menenino” la cooperazione sociale garantisce sia progetti innovativi che lavoro a centinaia di personale. Peraltro il tutto è accaduto a ridosso della celebrazione dell’anno internazionale della cooperazione deciso dall’ONU che ha voluto promuovere i valori della fraternità, dell’accoglienza e dall’assistenza, rappresentati dal mondo cooperativo. Quindi, il cambio di nome, a conti fatti, non è altro che un doveroso tributo ad un settore, quello appunto della Cooperazione, che sta dando lustro a Mineo e all’intera Sicilia. Pertanto, non possiamo che apprezzare l’amministrazione Aloisi per la sensibilità istituzionale e morale mostrata a tale tema. Successivamente l’articolista ha posto la sua <<illuminata>> attenzione sulla <<concessione gratuita di locali al comune di Vizzini, al fine di estendere il sistema di protezione Sprar anche allo stesso Comune>>. Si evidenzia che il comune di Vizzini, rispondendo ad un avviso del  ministero dell’Interno, ha dato vita, con gradualità, assieme ad altri 11 comuni del Calatino Sud Simeto, tra questi anche il comune di Mineo, ad una nuova rete di centri Sprar, di cui è capofila.  Tutti gli enti coinvolti, quindi, e non solo Mineo, hanno partecipato al progetto garantendo il proprio cofinanziamento e mettendo a disposizione immobili comunali(chiusi e in disuso) a titolo gratuiti. Per quanto concerne invece l’iscrizione all’albo delle cooperative sociali ex art 1 lett. B della legge 381/91 del comune di Mineo, non c’entrano  assolutamente né formule magiche in stile Henry Potter, né coincidenze astrali ,né tantomeno casualità ancestrali o diaboliche, a secondo delle sensibilità individuali. Le iscrizioni sono avvenute perché la cooperative da voi citate erano perfettamente in possesso dei requisiti di regolarità contributiva e di revisione previsti dall’apposito regolamento comunale. Tale procedura, di assoluta evidenza pubblica, è stata peraltro istituita durante l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Giuseppe Castania. Non è mica una nostra colpa se si sono iscritte solo le cooperative appartenenti al consorzio Sol. Calatino. Gli affidamenti diretti di lavori nel comune di Mineo da voi riportati, sono avvenuti sempre alla luce dell’articolo 5 della legge 381/91. Tale articolo è stato comunque implementato dalla volontà del comune di Mineo di espletare un’ulteriore procedura selettiva – le carte sono facilmente consultabili – tra le cooperative iscritte allo specifico albo, di cui molti comuni isolani si sono dotati, come si può riscontrare, effettuando una semplice ricerca in rete. Il ricorso alla cooperazione sociale nell’esecuzione di questi lavori ha consentito al comune di Mineo di realizzarli ad un costo molto contenuto, con un impatto sociale molto forte, poiché ha coinvolto dal punto di vista lavorativo soggetti svantaggiati, i quali in un contesto diverso non avrebbero mai trovato occupazione. Inoltre, ci appare molto puerile sollevare una polemica in merito alla presenza nelle cooperative di soggetti che svolgono attività politica. La Costituzione italiana vieta forse a chi opera nel terzo settore l’attività politica, come invece fa con altre categorie lavorative? No, assolutamente. Anzi, la sensibilità maturata aiuta certamente ad interpretare la politica <<come la forma più alta di carità>>(Paolo VI), una vocazione all’impegno sociale e politico per il raggiungimento del bene comune. Infine, non si hanno né coincidenze, né tantomeno casualità nell’affidamento del servizio di emissione biglietteria e prenotazione alberghiera del consorzio “Calatino terra d’accoglienza”. Codesto servizio è stato assegnato, attraverso avviso pubblico, come puntigliosamente riportate nel vostro pezzo, al consorzio nazionale Idea Turismo SCS. Tutto è avvenuto alla luce del sole e non può certo essere una colpa dell’aggiudicatario se altre aziende non hanno presentato offerte. Queste realtà, probabilmente, sono state scoraggiate sia dal fastidio nel seguire tali incombenze che dai modestissimi introiti che provengono dalle relative commissioni, la cui regolamentazione, su base nazionale, è ancora ben lontana dall’essere definita. Nella sostanza, si parla di  solo qualche euro di commissione su ogni biglietto prenotato. Nel <<guardare bene le carte>>, riportiamo una delle vostre frasi finali, non si registrano nell’attività della Sol. Calatino singolari e strane coincidenze, ma tutto è avvenuto alla luce del sole. Addensare pertanto sospetti e illazioni in capo al Consorzio non fa altro che alimentare, in salsa calatina, quella micidiale <<macchina del fango>>, che viene attivata in momenti topici per screditare e infangare appunto la storia e la dignità di alcune persone scomode o non allineate. Il vostro ricorrere a Paolo Ragusa è diventato uno “sport nazionale”, una forma di subdola fobia. Il suo nome è frequente in tutte le società in quanto principale animatore di questa esperienza della Sol. Calatino e non può certo rappresentare un motivo di scandalo quando, nelle innumerevoli circostanze citate in precedenza, le cooperative sono state scelte con la massima trasparenza e senza la violazione della concorrenza e del libero mercato. Percorrendo, quindi, quel sottilissimo filo che separa la legalità dall’illegalità, abbiamo da sempre deciso di stare nel campo della legalità, dove i “galantuomini” non sentono affatto l’esigenza di stare in un <<mondo di mezzo>>.

_________________________________

Prendiamo atto delle precisazioni di  Sol.Calatino, ribadendo che alcune coincidenze ci sono e ben visibili, sotto gli occhi di tutti. Sul resto sarà la magistratura ad accertare eventuali illegalità, come è giusto che sia. Una precisazione, a questo punto, da parte nostra: Sicilia Journal ha un editore, libero e indipendente, che nulla ha a che fare con la politica. Catalogarci come stampa “amica” dell’on. Nello Musumeci è un’insinuazione  e come tale non ci sfiora, come credo che non possa sfiorare le altre testate, più autorevoli, che si  occupano  del caso.  Poi, l’amicizia personale con l’on. Musumeci è nota e pubblica e ci onora.

Daniele Lo Porto

Scrivi